Intermittenze

Cielo grigliato, frantumazione di calce e cemento, verde abolito, nessuna piazza, nessun campanile con la chiesa. Gres sintetico, gres bianco e gres grigio, lampadari rettangolari con luce a intermittenza, vie senza linee, strade appena tratteggiate, rombi di un cremisi metallizzato che trafficano su no-street scorrevoli. Ovunque case-cubo e case-parallelepipedo dalla superficie liscia e lucida.

Sul gres pedonale foglie bordeaux in poliestere calpestate da due paia di scarpe.

Charleston, charleston, il suono del calpestio. Il mocassino di Piet, il pittore. I tacchi a spillo di Anne, la flapper. Diretti al Café Margot. Tutto fila liscio! Quello che pensa Piet.

Appena spruzzato col vaporizzatore il blu steel sulle nuvole, jazz e boogie-woogie trasmessi da una radio-quadrato gigante appesa alla griglia cielo, neon lunare sopra la testa del pittore e della flapper.

La coppia sul gres sintetico. Alla loro destra la cube-home di Madame B., alla loro sinistra un ponte-piano da poco congegnato che passa sopra il canale d’acqua sintetico, l’Iron-River. I due che attraversano il ponte.

Gli occhi di Anne sull’Iron: tanti rettangoli navigabili trascinati dalla corrente del fiume di ferro e bucati da finestrelle.

Superato il ponte-piano. Avanti verso la no-street principale.

Dentro le narici di Piet una scia di odori provenienti dalle cube-houses. Odori croccanti e aroma di soia e tofu di microonde a ultrasuoni.

Il pittore e la flapper che camminano: il suono della musica dalla radio-quadrato, il tac-tac dell’Olivetti arrugginita di Madame B.

Piet dietro la ballerina. Tutto davvero fantastico!

Il pittore fischietta.

Il tac- tac rassicurante dell’Olivetti arrugginita, aiuole sintetiche, alberi di plastica smaltati di bianco-cosmico.

Piet che si volta a guardare la vecchia teca di nature morte dei secoli scorsi e sorride. Il pittore che conduce Anne all’Angolo-Alice dove la visione delle nature morte è ammessa.

Nature-morte: ombrelli, lenzuola, ossa di balena e ossibuchi calcificati su pietra, lattine e libri ammuffiti, utensili di tutti i tipi con il vecchio brand Samsung e Apple, strani apparecchi tipo camera obscura, congegni Kodak, due reflex e persino una Leica.

Oh! Anne che ha un fremito. Le labbra di Piet che schioccano sulla bocca rossa di Anne.

Finalmente arrivati al Café Margot. All’ingresso una biglietteria.

Le braccia della flapper che fremono come le ali di un uccellino. Una fila di uomini e donne, o uomini e uomini, o donne e donne, o trans e altro. Cappotti pannolenci, eco pellicce, finta pelle, parrucche bionde, parrucchini neri, una sola collana di perle allevate in acido organico insaturo ottenuto da idrocarburi. Anne con gli occhi fuori dalle orbite: quella diva senza mutande dalla bocca rugosa, un vecchio col pastrano fine ‘800 e cilindro. E poi ancora: sorrisi acrilici, sguardi sintetici, denti bianchi in dura fibra condensata, protesi di resina al naso, occhi in poly vinyl, labbra rosso fosforescente.

Tutti ammassati l’uno sull’altro. Tutti che vogliono pagare il biglietto e ballare o scopare.

Al Café Margot riprendetevi le vostre speranze! Un cartello appeso sopra il tendone rosso amaranto dell’entrata.

Piet che ha appena pagato l’ingresso per lui e Anne. Il pittore che ha in mano il regolamento del Café Margot: sui giacigli-cubici possibilità di fumare e dormire, sui giacigli-cubici vietato sesso, sesso orale, sesso anale, vietato russare. Nei punti Z-Alpaca distribuzione di poltiglie proteiche a base di cavallette, vitamina D e calcio. Solo entro il perimetro della pista da ballo obbligo di ballare e possibilità di copulare.

“Andiamo, Piet!”, dice la flapper. Piet e Anne che finalmente attraversano il tendone rosso amaranto: buio denso, luce a intermittenza, nebbia virtuale, nebulizzatore d’aria termoplastica. Veri pezzi d’antiquariato in vendita sul bancone dell’angolo bar: Dunhil e Ronson Varaflame. Pezzi di ultima generazione appesi agli angoli svago: accendini Max a ultrasuoni e i Black Letrox  Smoke.

La coppia sulla pista da ballo. Gli occhi di Piet che osservano dietro occhiali tondi e spessi. I soliti uomini e donne, o uomini e uomini, o donne e donne, o trans e altro che si sfregano tra loro: vestiti, in mutande, nudi con genitali ricostruiti. Tutti che si appiccicano, si attaccano, copulano.

Alla sinistra di Anne: quella diva senza mutande che bacia l’uomo con il pastrano; dalla bocca rugosa della diva una dentiera in gel solido appena caduta a terra; la diva che rimane con le labbra increspate pronta a raccoglierla; la dentiera a pezzi acciaccata da cinquantaquattro piedi ballerini.

Piet che trascina Anne al centro della pista. Carezze e sfrigolii, scosse alle natiche, scosse ai seni, bocche impastate, labbra imburrate, odore di sperma, grida, gemiti, tip tap su mattonelle gialle, blu e rosse lampeggianti, jazz e oscillamenti, fumo, gin-500 a base di roba X, umori, umori caldi dappertutto, sudore, corpi nudi.

Capelli folti, biondi, morbidi, profumati al conservante di rosa sulla faccia di Piet. Piet che starnutisce.

Le mani di Piet sul sedere della flapper. Bel culo! Anne che ride. Piet che sorride. La flapper che si inginocchia, slaccia la cintura dei panta di Piet e tira giù le sue mutande. Lei che si aggancia ai fianchi di Piet. Sballottamenti da destra, sballottamenti da sinistra. Corpi danzanti ed euforici, piedi frenetici.  La flapper che grida. Quasi schiacciata da un uomo alto un metro e novanta, rosso in viso, con le lentiggini e capelli carota. Piet imbambolato che dondola. Anne abbassata che continua a stringere i fianchi di Piet per non cadere. Lui con gli occhi chiusi e il membro di fuori: duro, curvo e depilato. Anne che con fatica riesce ad addentarlo.  Sale e sudore sul palato di Anne.

Anne che soffoca: umori, umori caldi, sudore di altri copri, ancora sballottamenti.

Il pel di carota che fa un saltello, perde l’equilibrio e sembra tuffarsi addosso a Anne. Il ginocchio dell’uomo sulla testa di Anne. “Ahi!”, Anne che grida. Piet che arretra deciso a sgusciare via.  Anne accerchiata da una folla al ritmo di boogie-woogie. Piet trascinato da un trenino di ballerini impazziti.  Lei che riesce ad alzarsi e con lo sguardo cerca Piet.

“Piet!”

Boogie-woogie, gemiti, corpi raggrumati e incollati, nebbia virtuale, luci rosse, gialle, verdi, flash. Il tac-tac dell’Olivetti arrugginita di Madame B., Anne che continua ad avanzare in mezzo ad un grumo di folla.

“Piet!”.

Lui non c’è. Corpi nudi, corpi appiccicati, corpi in osmosi, Dunhil e Ronson Varaflame, accendini Max a ultrasuoni e i Black Letrox  Smoke.  Ma Piet non c’è. Anne che sbatte contro uno spigolo del cubo-giaciglio.

“Ahi!”, grida Anne.

La flapper che si volta a guardare, aguzza lo sguardo verso quell’angolo. Anne con la vena gonfia sul collo, mani che tremano, uno sguardo contratto, riso rapace.

“Piet!”

Piet seduto sul cubo-giaciglio insieme a Fauve, l’altra flapper. “La mia bambolina!”, dice Piet a Fauve. Fauve succhia e Piet è felice.

Anne con i pugni chiusi, verde in faccia, occhi a spillo.

Fauve succhia e Piet è felice.

Piet è felice.

Felice!

Anne con le mani che tremano, le unghie ad artiglio, una bocca che ringhia.

Intanto Piet è felice con la sua Fauve che succhia.

L’umidità della saliva di Fauve sulla pelle del membro; il membro duro e sensibile.

“La mia bambolina”, continua a dirle Piet.

Mille vene sul volto di Anne, le unghie conficcate nei palmi, la bocca sempre più ringhiosa, Anne con gli occhi fuori dalle orbite.

“Ah! Sei uno stronzo bastardo, stavi con me, ti fai succhiare da lei!”, quello che urla Anne.

Piet che solo ora si accorge di Anne e la guarda con i capelli dritti. Fauve che si blocca e si gira verso lei.

“Che cazzo guardi tu?! Lo sai che non si può succhiare sui cubi-giacigli? È vietato! Leggi il regolamento, stronza!”.

Piet che sale in cima al cubo-giaciglio con le mani in bocca e i denti che battono sulle dita. Il suo membro rimasto fuori dalle mutande e ridotto a fagiolo.  Lui che fissa la scena: Anne che si lancia contro Fauve, Fauve tirata per i capelli, Anne presa a calci, e poi insulti, rotolamenti per terra, cazzotti, altre tirate per i capelli, incitamenti da una folla raccolta, mani del pel di carota che afferrano le magliette di Fauve e Anne, le due flapper sollevate per aria come gattini.

Piet sopra il cubo-giaciglio: tremante dalla schiena in su e col viso coperto da un cuscino.

Il pel di carota che posa a terra le due flapper.

Tutto che sembra tornato a posto: la folla in pista al ritmo di boogie-woogie, corpi nudi, corpi appiccicati, corpi in osmosi, Dunhil e Ronson Varaflame, accendini Max a ultrasuoni e i Black Letrox Smoke,  il tac-tac dell’Olivetti arrugginita di Madame B., Madame B. dentro la sua cube-home che immagina la scena e scoppia in una risata.

Fauve che sale sul cubo-giaciglio, Piet che si tira su le mutande e si chiude la cerniera dei panta, Fauve che si aggrappa con le braccia al petto di Piet, Piet che scalcia, Anne in piedi che li osserva, Piet che freme, Fauve che prega Piet di starle vicino, Anne nera in faccia, Piet a gambe levate. Anne che raschia dal petto qualcosa di grosso, sputa e poi vomita. Una cascata di vomito su Piet (quasi vicino all’uscita), su Fauve rimasta sdraiata sul cubo-giaciglio. Anne che continua a vomitare: quella roba giallastra e vischiosa sulle teste, sui capelli, sui seni, sui petti dei ballerini in pista. I corpi nudi che iniziano a correre come formiche quando la tana è distrutta, una moltitudine di facce ovali e sgocciolanti che sembrano l’urlo di Munch, il fiotto di vomito sui banconi. Gocciolano le Dunhil e Ronson Varaflame, gocciolano gli accendini Max a ultrasuoni e i Black Letrox Smoke. Le mattonelle blu, gialle, rosse lampeggianti del pavimento impiastrate di giallo grumoso. I corpi nudi che corrono e scivolano su quella melma, la folla di ballerini caduta, le pareti del Cafè Margot che diventano fiumi di vomito. Fauve sporca di verde-grumoso: gorgoglia come una fontana, Piet che affoga nella pozza giallastra, la pozza giallastra come sabbia mobile, il pittore che si agita con le braccia e invoca un cristo di aiuto.

“Aiuto! Aiuto!”

Tutto finito, chiusa la bocca di Anne: la flapper adesso ride e balla, adesso scivola e cade sul suo vomito.

Il tac-tac dell’Olivetti arrugginita di Madame B. Madame B. dentro la sua cube-home che immagina la scena e scoppia in un’altra risata.

Particolare n.01. La home di Madame B. Mobilia in resina, un cubo di pareti riflettenti, soffitto inclinato, naturalizzatore per acqua potabile, no piante, piano del cucinotto in falso granito, bagno in gel solidificato, new steel, tre mensole aerospaziali, un tavolo translucido, letto gommato a una piazza e mezza, cuscino in ciano.

Madame B. incollata con il grosso sedere sulla sedia rivestita di pannolenci, la vecchia Olivetti arrugginita, il piano scrivania senza gambe attaccato alla parete, fogli gialli e fogli neri di cellulosa sintetica sparsi, un bicchierino di vodka edulcorata accanto all’Olivetti, gres lucido, odore di big babol alla panna acida, tabacco liquido, alito di Madame B. che sa di affumicato, mano di madame B. che trema. E poi un ritratto di Madame B.: dita adunche, collo ingrossato (ipotiroidismo), rughe ai due lati della bocca, naso schiacciato, occhiali quadrati, baffi sulle labbra, sopracciglia spesse, orecchie piccole, capelli sottili.

Madame B. che si accende la sua quarantesima Max Filter e con la mano che trema tracanna il bicchierino di vodka edulcorata. Un colpo di tosse e sputacchi sui fogli in cellulosa sintetica. Il tac-tac dell’Olivetti arrugginita appena cessato. Madame B. che ha finito di scrivere la sua storia.

Note:
L’immagine di copertina è di Piet Mondrian, Victory Boogie Woogie, 1943-1944, incompiuto, olio e frammenti di carta su tela, cm 127 x 122. L’Aia. Gemeentemuseum, Collezione Burton Tremayne.
Flapper è la generazione di donne degli anni venti del XX secolo nel mondo anglosassone. Le flapper si caratterizzavano per l’eccessivo trucco, per il fatto che bevessero alcolici come gli uomini, ma soprattutto per la loro sessualità disinvolta e libera, oltre che per fumare in pubblico, guidare automobili da sole e violare le norme sociali e della morale sessuale del tempo.
Dunhil e Ronson Varaflame: Accendini
Accendini Max a ultrasuoni e i Black Letrox  Smoke: Accendini futuristici –  termini totalmente inventati.
Altri termini futuristici totalmente inventati.

 

Manuela Capotombolo

Manuela Capotombolo

I personaggi che inventa sono essenziali come le tasche di certi pantaloni. In fin dei conti è solo una mamma che scarabocchia.

2 commenti

  • Giovanni Odino
    Giovanni Odino
    4 Gennaio 2020 a 15:58

    Questo affresco parziale di una futura società, che può apparire distopica per qualcuno e desiderabile per altri, è fortemente ambiguo e sorprendente. Ma il racconto è vivo e palpitante. Brava.

    • Manuela Capotombolo
      Manuela Capotombolo
      4 Gennaio 2020 a 16:30

      Giovanni, grazie per la tua lettura analitica e per aver apprezzato la vivacità di questo racconto.

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