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Mario Perniola
In 9 Gennaio 2018 da Debora Borgognoni
Il filosofo è appunto colui che si fa nulla per poter ascoltare il presente in tutta la sua enigmaticità, è colui che fa tacere i propri desideri, le proprie affezioni disordinate, le proprie intime opinioni per non frapporre ostacoli e schermi fuorvianti alla comprensione delle manifestazioni della storia, è colui che si fa puro tramite, luogo di transito, gateway di fenomeni che ci sorprendono, ci turbano, ci stupiscono, perché si presentano in modo inatteso e imprevedibile.
L’ho studiato, l’ho letto per piacere, l’ho citato nei miei libri, da comunicatrice ho anche tentato di confutarlo. Il filosofo l’ho sempre pensato così, come scritto qui sopra, in questo pensiero tratto dal suo Enigmi. Il momento egizio nella società e nell’arte (Costa & Nolan, 1990).

Oggi ascolto un suo consiglio:
Diffidate dunque anche di coloro che strillano perché il mondo non è razionale né morale, perché o non sono effettuali, cioè non conoscono il mondo, o sono in malafede, cioè lo conoscono troppo ma in modo unilaterale. Tra l’impotenza del dover essere (che non è) e l’idolatria del fatto compiuto (che spesso ha soltanto l’apparenza di essere tale), c’è una terza strada che è appunto quella dell’estetico.
(Contro la comunicazione, Einaudi, 2004)
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