Invidio i mari che lui attraversa

Non c’è nessun vascello che, come un libro, possa portarci in paesi lontani, né cavallo che al galoppo superi le pagine di una poesia. È questo un viaggio anche per il più povero, che non paga nulla; tanto semplice è la carrozza che trasporta l’anima umana.

Tali versi ben esprimono il pensiero di un’autrice attenta e sensibile, considerata la più grande poetessa statunitense nonché uno tra i maggiori lirici del XIX secolo.

Emily Dickinson (1830 – 1886), appartenente a una famiglia borghese, vive una vita agiata e apparentemente serena, ma in forte contrasto tra ciò che cova in sé e il mondo che la circonda. Ha un carattere forte e fiero, al tempo stesso intriso di contraddizioni.

Poco più che ventenne lascia l’istituzione scolastica e prosegue gli studi da autodidatta, aiutata da un caro amico di famiglia e dai numerosi libri ricevuti dal padre. Si dedica alla lettura e alla scrittura in modo appassionato e febbrile, estraniandosi dalla vita sociale, trascorrendo gran parte della giornata in camera, appuntando costantemente piccoli versi dettati dall’animo curioso e raffinato.

Rari e brevi i suoi viaggi, per lo più per far visita a parenti e alle poche amicizie, sulla base dell’ammirazione nutrita per loro. Distrutta da due grandi amori mai vissuti appieno, uno prima dei suoi viaggi e uno nell’ultimo, ritorna a segregarsi in camera e ad arricchire la sua produzione con altre struggenti opere, in un linguaggio semplice e brillante.

Si tratta, infine, di 1775 poesie e solo sette pubblicate durante la sua vita. L’uscita di tutte le opere appare postuma, in varie raccolte, fino alla prima e completa edizione critica del 1955.

Rita Stanzione

Rita Stanzione

In versi, prova a dare sbocco al pensiero sospeso. O anche il contrario. Su tutto, cerca la poesia per superare il senso del razionale.

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