Kasahara May e il Signor Uccello-giraviti

Ma non ha un soprannome o qualcosa del genere, signor Okada? Un modo più facile per chiamarla, insomma.

Non ne ho.

Che ne so, “orso”, o “ranocchio”?

Niente.

Non è possibile! Se ne faccia venire in mente almeno uno.

Uccello-giraviti.

Uccello-giraviti? Che razza di roba è?

Un uccello gira che gira le viti. Ogni mattina in cima a un albero gira le viti del mondo e fa ghiiiiiiiiii. Mi è venuto in mente così. È un uccello che viene ogni giorno davanti a casa mia, si mette sull’albero dei vicini e fa ghiiiiiiiiiii. Però nessuno l’ha mai visto.

Ah, be’, pazienza. È un nome abbastanza difficile anche questo, signor Uccello-giraviti, ma sempre meglio di Okada Tōru.

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Tratta da nictrecinque42.wordpress.com

Lei fa domande ma non svela nulla. Chiede e lascia correre. Non accetta le risposte superflue, ma va a scavare in quelle apparentemente superficiali. È una ragazza giapponese, una come le altre, in apparenza – ma in apparenza sono tutte “una come le altre” – una che va in prima liceo, che ovviamente ha un conto aperto con il mondo. Come ogni quindicenne:

Nel mio liceo sono dei rompiscatole … così mi son data malata. Per quel che mi riguarda posso anche restare a casa un anno, non ho nessuna fretta di  passare in seconda.

Una che poi si cerca un lavoro. A quanti di noi è successo? Quanti a quindici anni, davanti alle prime vere responsabilità non hanno pensato di mollare tutto, chiudersi nel proprio piccolo mondo, chiudersi al richiamo del destino?

Il rapporto con Okada Tōru, o Signor Uccello Giraviti, non è però dei più comuni. Perché Kasahara May è una ragazza da scoprire, tolto il broncio e la seduzione della morte, tolte le prese in giro all’età adulta, al conformismo.

È meraviglioso che gli esseri umani muoiano. È qualcosa che mi piacerebbe tagliare e aprire con un bisturi. Non un cadavere. Proprio la sostanza stessa della morte. Ho l’impressione che da qualche parte debba esistere qualcosa del genere. Qualcosa di lento e morbido come una palla da softball, dai nervi paralizzati. Vorrei prelevarla dalle persone morte e provare ad aprirla. Come sarà dentro, quella cosa lì? Ci penso sempre. Magari all’interno c’è un nucleo indurito e secco. Come il dentifricio nel tubetto. Una cosa molle tutt’intorno, che s’indurisce man mano che si va verso l’interno. Prima aprirei la scorza esterna, tirerei fuori la materia molle e la taglierei a pezzi con un bisturi, o un tagliacarte. Poi procederei allo stesso modo verso l’interno, troverei della materia sempre più dura, e alla fine solo un piccolo nucleo. Piccolo come la pallina di un cuscinetto a sfera, e durissimo.

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Tratta da teenachumber.wordpress.com

Una volta anch’io ho conosciuto una Kasahara May e un Signor Uccello-giraviti. Allora ho capito che il Signor Uccello-giraviti e Kashara May si appartengono. Si appartengono perché la vita dell’uno è nelle mani dell’altro, la vita di uno è, come dire, la spiegazione della vita dell’altro. Tra tanti personaggi, crudi episodi, un mondo esterno che cerca la luce, il loro rapporto fatto di parole effimere sembra il perno sul quale inevitabilmente ruota tutto. Lei arriva quasi ad ucciderlo ma lui non se la piglia, vorrebbe solo sapere il perché. Anche quel Signor Uccello-giraviti si sentiva così con quella Kasahara May, la sua vita era nelle sue mani e se lei avesse deciso di ucciderlo non se la sarebbe presa. Era come se lei gliel’avesse donata, una vita: se gliel’avesse tolta sarebbe stato per un giusto motivo.

E quella Kashara May si era chiesta molte volte se per lei fosse solo amicizia. Il vero Signor Uccello-giraviti l’ha cercata ovunque e alla fine l’ha trovata in un istituto in capo al mondo. La vera Kasahara May gli scrive lettere che non arrivano mai, e forse sa che le scrive solo per se stessa. Eppure si appartengono segretamente, senza dirlo, forse senza saperlo, ognuno camminando per la propria strada.

Non sarebbe contento Murakami Haruki di sapere che Kasahara May e il Signor Uccello-Giraviti stanno viaggiando fuori dal suo racconto, oltre quei confini che lui non ha voluto svelare. E allora mi fermo qui. C’è chi ha sabbie mobili in cui sprofondare i propri personali abissi, e chi, come loro, ha un pozzo in cui capire quanto infinito può essere il buio. Succede.

Se succede qualcosa, Signor Uccello-giraviti, mi chiami con tutto il fiato che ha in corpo. Me e le signore anatre.

Arrivederci, Kasahara May. Prego perché qualcosa ti protegga sempre. Stavi benissimo in bikini.

Qualche curiosità sul libro?
  • L’uccello che girava le viti del mondo  è un romanzo del 1994-1995 di Murakami Haruki
  • Il titolo originale è ねじまき鳥クロニクル Nejimaki-dori kuronikuru, con cui ha vinto il prestigioso Premio Yomiuri-bungaku
  • Per l’Italia, edizione con traduzione di Antonietta Pastore, collana Super ET, Einaudi, 2007



Debora Borgognoni

Debora Borgognoni

Non si è ancora del tutto abituata a ossigeno e forza di gravità, ma non demorde. Morbosamente polemica, reagisce male agli sgrammaticati.

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