La comunicazione basata sulla gentilezza

Siamo in un’epoca in cui le parole sui Social sono così immediate, veloci e spesso senza valore. Spesso di esse non si fa un uso consapevole e responsabile come andrebbe fatto. Non dobbiamo mai dimenticarci che le parole sono veicolo di intenzioni, espressioni su stati d’animo, sensazioni, emozioni, desideri. Quando ad esse non si attribuisce il giusto significato e valore, numerosi sono i fraintendimenti e gli equivoci che possono emergere e ferirci nel profondo.

Una comunicazione più consapevole, armoniosa e significativa andrebbe appresa sin dalla tenera età. Dovrebbe basarsi sul rispetto altrui, sul senso di gratitudine, sull’empatia. Sono soprattutto le nuove generazioni i principali fruitori dei social media. Si stima infatti che in Italia, 8 bambini su 10, tra i 3 e i 5 anni sanno usare il cellulare più dei loro genitori. E mamma e papà sono troppo spesso permissivi. Consentono di utilizzare tablet e smartphone molte ore durante la giornata. È stato dimostrato infatti che il 30% dei genitori usa lo smartphone per distrarli o calmarli già durante il primo anno di vita, il 70% al secondo anno.

Per sensibilizzare i più piccoli sull’utilizzo di una comunicazione basata sulla gentilezza è stata lanciata una nuova serie animata chiamata Little People. I protagonisti di essa hanno il compito di illustrare ai piccoli telespettatori quali sono le parole gentili da utilizzare con amici, genitori e insegnanti.  I pedagogisti hanno persino stilato un manifesto della comunicazione basata sulla gentilezza che a mio parere andrebbe diffuso anche tra gli adulti che invece di essere da esempio per i più piccoli, sono proprio quelli che ogni giorno sul web e nella vita quotidiana commettono tanti errori e risultano incapaci di relazionarsi efficacemente con l’Altro.

Ecco il Manifesto della Comunicazione Consapevole basata sulla gentilezza, fonte di spunti di riflessione e imput creativi:

  1. La Vita reale non è quella Virtuale: il web non è un gioco. È un posto illimitato che differisce dalla realtà quotidiana;
    2. La rete è fatta di persone: sui social e in rete bisogna essere gentili. Dietro le foto ci sono persone come noi. Prima di offendere qualcuno dietro la tastiera di un pc o lo schermo di un tablet dobbiamo immedesimarci in chi riceverà l’offesa;
  2. Le parole danno forma al pensiero: prima di parlare bisogna pensarci. Occorre fermarsi e contare fino a 10! Solo così riusciremmo a trovare le “parole giuste” per dire quello che vogliamo.
    4. Prima di parlare bisogna ascoltare: nessuno ha sempre ragione. Imparare ad ascoltare è molto bello e fonte di ispirazione. Tramite l’ascolto si capiscono i pensieri degli altri e si impara a mettersi in discussione e immedesimarsi nel vissuto altrui;
    5. Le parole sono un ponte: ci sono delle parole che fanno ridere e stare bene, come una coccola o un abbraccio. E abbracciarsi con le parole è bellissimo!
    6. Le parole hanno conseguenze: le parole cattive graffiano e fanno male. Sono capaci di infliggere ferite amare ed elevare mura incontrastate tra le persone;
  3. Condividere è una responsabilità: prima di condividere un pensiero troppo personale o una foto, bisogna capire se la si vuole o può davvero condividere con gli altri. Non tutto può essere messo in vetrina sul web. Ci sono eventi, pensieri, stati d’animo che devono rimanere intimi e segreti;
    8. Le idee si possono discutere ma le persone si devono rispettare:
    è normale trovarsi in disaccordo con una persona ma questo non significa non rispettare il proprio pensiero anche se differisce dal nostro. Bisogna essere consapevoli del fatto che il mondo è vario e ricco di punti di vista diversi tra loro. Ognuno guarda il mondo indossando lenti diverse dalle nostre;
  4. Gli insulti non sono argomenti: offendere non è divertente. Si può fare a meno di offese e insulti. Si può instaurare con gli altri un dialogo autentico basato sulla comprensione e l’ascolto attivo e l’empatia;
  5. Anche il silenzio comunica: quando non si sa cosa dire, è meglio stare zitti piuttosto che parlare a vanvera. Anche i silenzi possono comunicare. Ci danno la possibilità di riflettere e trovare il momento giusto per dire la cosa giusta.



Mary Empatika

Mary Empatika

Ribelle e sognatrice, in giro per il mondo scruta ciò che è non visibile con la sua valigia di sogni e un taccuino viola.

1 commento

  • Comunicazione& Pocogentile
    Comunicazione& Pocogentile
    20 Giugno 2019 a 15:28

    FEROCE FARACE

    Carletto mio nipote è uno sportivo
    alquanto pressoché competitivo
    giochiamo a calcio a basket a freccette
    a frisbee a racchettoni a pane a fette
    giochiamo a corsa a scopa a nascondino
    a tutti quanti i giochi dal mattino
    a quando chiudo il turno e me ne vado
    a casa a rianimarmi e prender fiato
    e so che un giorno arriverà l’infarto
    frattanto che mi finta e poi mi scarta
    e quando gioca gioca e quando STOP
    continua a gambe molli in un tip tap
    che l’ho ribattezzato neo Gene Kelly
    chiedetelo a suo nonno e alle sorelle
    non mi lamento certo che il concerto
    lo vince sempre lui perché è un portento
    o che se sto sfiorando la vittoria
    s’infuria spacca tutto e addio mia gloria
    ma temo invece il tratto che fa strada
    appunto alla “spaccata” e ritirata
    quando mi piglia a pacchere spintoni
    e calci in culo tra le imprecazioni
    il fatto è che di mezza punta o tacco
    temo che prima o poi mi parta il pacco

    20\6\3dC

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