Poi una mattina mi sono svegliato e mi sono reso conto che stavo sbagliando prospettiva, che la soluzione a tutti i problemi l'avevo avuta sotto il naso. È la felicità.

Il Primo Ministro e Leader del Partito del Sorriso

La democrazia della felicità

La felicità è uno stato d’animo ricercato da tutti noi, studiato e raccontato dalla filosofia, dalla psicologia, dall’arte in genere. Non da meno la politica è prodiga di intenti propagandistici per rendere felici i propri cittadini attraverso la qualità della vita e le opportunità che possono essere offerte dalle scelte legislative. Politica sempre pronta a sollecitare le diverse sensazioni dell’animo umano: dalla paura evocata con tanto di possibile soluzione, al bisogno di sicurezza in ambito sociale o sanitario, tanto per fare due esempi.

Storicamente viene ricordato Robert Kennedy che, in un discorso a Lawrence, città dell’University of Kansas, il 18 marzo 1968, separa il valore del Prodotto interno lordo di una Nazione, dalle sensazioni e dalla realtà del vissuto personale: il P.I.L., seconda la sua visione, non indica quanto si possa essere orgogliosi di essere Americani. Questa considerazione profondamente patriottica rimane evocativa e si estende al concetto più generale di felicità personale, così importante per il fratello di J.F.K. di cui avrebbe purtroppo seguito la sorte tragica pochi mesi più tardi.

Il quesito diventa: se dai buoni propositi e dalle procedure messe in atto ci fosse veramente l’obbligo di essere felici? E se questo avvenisse attraverso il programma di un Partito, quello del Sorriso, che con l’ingresso di un economista, abile nel formalizzare teorie per le quali la felicità comporta un incremento della produzione e del benessere, il consenso aumentasse tanto da vincere le elezioni, salire al potere, e realizzare attraverso la propaganda, le istituzioni burocratiche e le organizzazioni, il monitoraggio e l’operatività per cambiare il vissuto individuale e quindi collettivo con quattro fasi ben distinte? E se l’indicatore principale per stabilire lo stato d’animo dell’individuo fossero la partecipazione e i comportamenti tenuti nei Social Network? Il tutto monitorato grazie al sistema che si basa sull’S.O.S., il Sistema per l’Ottenimento del Sorriso?

Stefania Coco Scalisi, con il romanzo d’esordio La Democrazia della Felicità (AlterEgo Edizioni, 2019), gioca proprio con questa situazione che mescola molto dei nostri tempi, quelli nei quali la decrescita è felice e la qualità della vita rimane al centro del dibattito. In realtà a questa visione ottimistica si contrappone la realtà del primo secolo del terzo Millennio che si contraddistingue proprio per essere una delle delle fasi più buie dal punto di vista relazionale, culturale e mediatico.

Il personaggio cardine del romanzo è Nina, la psicologa divenuta tale anche per il dono avuto fin da bambina di saper raccogliere le confidenze altrui e che è pienamente inserita nel meccanismo creato dal nuovo ordine. Pagina dopo pagina ci conduce all’interno di questo sistema che vive in modo acritico e professionale. I risultati ottenuti con la Professoressa in crisi e desiderosa di chiedere il prepensionamento ne consacrano il talento e le aprono la strada per diventare la psicologa in grado di curare i casi più delicati segnalati dai C.T.F., i Centri Terapeutici della Felicità, istituiti dal Ministero della Felicità: Anna, l’attrice famosa per il suo ruolo ingenuo in una fiction e amatissima dal pubblico ma che nasconde un passato difficile e tormentato e una vita privata tale da mettere in discussione la percezione idilliaca dei fan: ammirata per la gravidanza, viene accusata di infanticidio da un marito regista propenso al tradimento e diventa il caso mediatico su cui portare l’attenzione per allontanare i riflettori da uno scandalo sessuale di un importante esponente politico vittima di uno scoop.

E poi c’è Pablo, l’alto prelato argentino che arriva dalla fine del mondo, che utilizza l’intercalare Madre di Dios, in crisi quanto la gerarchia clericale e con un vissuto che si è intrecciato con il Primo Ministro e Leader del partito, il fautore della Democrazia della felicità. Leader, che si paleserà nello studio di Nina quando il figlio ribelle Oscar, che cerca di mettere in difficoltà in ogni modo il padre persino utilizzando l’arma dei Social con una notizia verosimile ma sempre più imbarazzante, avrà terminato il periodo di seduta: la scelta etica di fronte alla quale si troverà Anna sarà determinante per il suo futuro. Lo Stato non ha migliorato la situazione del crimine, della giustizia e dell’economia ma deve nascondere il tutto attraverso i comportamenti, compresi quelli relativi al dress code: il reclutamento, la struttura, l’organizzazione del nuovo assetto statale ci avvicinano alle tematiche distopiche tornate in auge anche con recenti serie televisive.

Il romanzo mescola scandali, vizi privati che diventano pubblici, bugie, regole che da rispettare ma se possibile non dai potenti. Non manca la spada di Damocle delle gogne mediatiche del mondo moderno e la velocità con cui l’opinione pubblica la propria attenzione e obiettivo. Un’opinione pubblica sapientemente condizionata, veicolata ma predisposta a esserlo. Ritroviamo personaggi in crisi che si raccontano pian piano in modo sincero o in modo provocatorio, con i quali, almeno per un parte ci si può identificare, si possono condannare oppure giustificare: ognuno di loro è alla ricerca proprio della felicità che, ce lo saremmo aspettato, non può essere resa obbligatoria attraverso leggi e Ministeri.

Nina, che attraversa le esistenze altrui e aumenta il proprio prestigio e ruolo all’interno della Democrazia facendosi scivolare tutto addosso, non appare molto differente dal burocrate di partito che per senso del dovere e regole deontologiche pone domande ai pazienti e mai a se stessa, tanto da essere la prima a non fare i conti con la propria infelicità e insofferenza verso il prossimo.

Al lettore viene lasciato il gioco di trovare i riferimenti a personaggi attuali e i collegamenti con la nostra società: Scalisi li mescola in modo gradevole ed efficace offrendo più di uno spunto su cui riflettere. Il meccanismo dell’ideologo, dell’interprete della nuova dottrina, della costante ascesa elettorale e di potere, l’efficienza burocratica e lo sviluppo promesso di fronte alla presunta decadenza e incapacità con l’utilizzo di argomenti di forte impatto e proprio per questo non realizzabili sfruttando i canali comunicativi più diffusi, partecipativi e totalizzanti, ci riportano a dinamiche ampiamente conosciute, ripetute ma (incredibilmente) sempre efficaci.

Alla fine viene da concludere che se il P.I.L. non misura la felicità, la felicità obbligata non finirà per incidere sul valore del P.I.L. e non cambierà gli stati d’animo degli individui.

L’autrice:

Stefania Coco Scalisi è nata a Catania. Laureata in Relazioni Internazionali, ha studiato e lavorato in diverse parti del mondo, tra cui Ginevra, L’Aia, Londra, Washington, Tel Aviv e Mosca. La Democrazia della Felicità è il suo primo romanzo.

La scheda:

Autore: Stefania Coco Scalisi

Titolo: La Democrazia della Felicità

Genere: Romanzo

Capitoli: 6

Ambiente/Epoche: Italia, Oggi.

Casa Editrice: Scatole Parlanti/AlterEgo Edizioni

 

Fabio Muzzio

Fabio Muzzio

Comunica per passione o per deformazione, professionista in fermento e dj ormai mancato. Ironicamente umanista, mediamente fatalista.

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