La dignità di un’esistenza

Nausicaa Baldasso

Sono in palestra.

Guardo dal vetro una piscina animata da tanti bambini. Alcuni sembrano gridare coi loro visi paffutelli: papà non ti frego! Guarda come mi tuffo.

Sono al supermercato e madri stanche e affaticate gridano: basta correre vieni qui!

Cammino e vedo pancioni.

Ho il seno dolente. L’addome ingrossato. La bilancia segna più tre chili. Alle quattro di mattina vomito.

Mia madre: dai fai il test!

Prendo un Clearblue e nel cantuccio della mia stanza mi rilevo l’ormone. Positivo, due tacche. Riprovo. Positivo, due tacche. Ok. Domani andiamo in ambulatorio e riproviamo.

Mio padre ritira gli esiti. Io brucio il sugo. Sono incinta. Evviva. Al primo colpo. Urlo, piango, chiamo il marito.

La mia pancia si arrotonda. Mangio tutto con gusto. Salto l’appuntamento ginnico.

Penso al nome. Cosa compro? Ci vuole quella cosa che tintinna. Si chiama angeli! Mio suocero mi chiama mammina. Mio padre è in lacrime. Cucino tante torte.

Mi alzo dal divano per seguire il mio stimolo continuo. Urinare. Sangue. Ma sì, dai, sono perdite marroni. Vado a letto e prego di capire cosa accade. Sogno tanto sangue. Ma è un sogno. Vado dalla ginecologa.

Stia tranquilla, è tutto a posto, è agli inizi. Vivo con gioia e appendo quadri in casa nella cameretta. Chissà come sta bene.

Torno al lavoro e annuncio. Il contratto è chiaro, bisogna avvisare. Al pomeriggio esce ancora sangue, ma sono sempre marroni, dai. Dolori fitti e pungenti. Ma all’inizio succede come gli spasmi alla schiena.

Sangue e ancora sangue.

Vado al pronto soccorso.

Eco dolorosa. Signora, faccia le beta. Non è nulla, non si preoccupi, tutto procede. Le faccio e speranzosa vado al lavoro. No, non riesco, continuo a piangere, mi sfogo con la mia responsabile. Un angelo.

Ma dai, tutto va bene, a tutte le gravide può uscire del sangue. È la perdita da impianto. L’attaccamento all’utero. I capillari.

Torno a casa guidando in stato di ebbrezza emotiva. Sangue a fiumi e dolori lancinanti.

Prendo il Buscofen. Ci vuole. Sto male. Ok, metto un assorbente interno. Ho solo questi.

È sera. Tolgo l’assorbente. Cos’è? Mi resta in mano. Una membrana elastica. Rossa sanguigna. È la sua cameretta. Dentro in maniera infinitesimale c’è lui o lei. Cosa faccio? Lo devo buttare nel cestino? Non riesco. Ha una dignità il mio amore.

Ma devo farlo. Cosa posso fare?

Nulla. Ricominciare, ricominciare dall’inizio.

Nausicaa Baldasso

Nausicaa Baldasso

Laurea in scienze statistiche, finalista al concorso Emozioni in bianco e nero nel 2016 e al concorso L’aviatore delle fiabe nel 2017

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