La giornata mondiale del calcio tra il grande Torino e il cinema



La formazione del Torino dell’ultima partita a Lisbona (fonte Wikipedia)

Il 4 maggio è la Giornata mondiale dedicata al calcio e, per suggerimento e volontà della FIFA cade nel giorno della tragedia del Grande Torino del 1949. Sono un grande amante di questo sport, lo seguo da sempre, la prima volta vera in curva era un derby provinciale nella mia città, Pavia, il 27 settembre 1981: se ricordo bene c’era un sole caldo e la struttura metallica aveva ancora i gradini in legno. Ovviamente avevamo perso contro la Vogherese e questo doveva essere, per così dire, emblematico della mia vita di tifoso con il motto del “Mai una gioia”.

Tifoso dei miei azzurri, la mia prima squadra, simpatizzavo, cosa che faccio anche oggi, per la Juventus. Negli anni Settanta i bianconeri avevano catturato diversi ragazzini e io con loro, complice anche mio padre, che mi portava allo stadio della mia città e a casa mi parlava di del grande Dino Zoff, dei polmoni di Beppe Furino, delle marcature di Francesco Morini e ancor prima del calzettone abbassato di Omar Sivori, della classe di Giampiero Boniperti e della bontà di John Charles. E come potrebbe un “gobbo” parlare bene del Toro? Noi che spesso lo definiamo con l’immancabile sfottò “Il Bue?”. Si può eccome, il mio piccolo viaggio, che sarà soprattutto cinematografico, parte da Valentino Mazzola e compagni, precipitati in quel maledetto pomeriggio con l’urto tremendo dell’aereo contro la basilica di Superga, non lasciando scampo a una squadra straordinaria che era entrata nel mito con i suoi 5 scudetti consecutivi, il famoso quarto d’ora granata che veniva lanciato dalla tromba di Oreste Bolmida che dalla tribuna del vecchio Filadelfia lanciava la carica alla squadra in campo non appena capitan Mazzola arrotolava le maniche della maglia e la squadra chiudeva la partita realizzando anche cinque gol. Era l’Italia prima in guerra e poi che stava iniziando la ricostruzione e anche in quella squadra invincibile trovava il riscatto tenuto conto che lo stesso organico veniva travasato in Nazionale. Quella squadra, non è l’unica con quella sorte (il Manchester United nel 1958, la Nazionale dello Zambia nel 1993 e il Chapecoense nel 2016 sono solo tre esempi) non ebbe mai la possibilità di giocarsi la Coppa Campioni iniziata solo qualche anno dopo nel segno del Real Madrid. Avevo dieci anni quando vidi il luogo della tragedia e il monumento che venne eretto e malgrado il portachiavi bianconero in tasca ricordo che la cosa mi impressionò. Tanto è stato scritto e ne è stata realizzata una fiction per cui non aggiungo altro.

Se ripenso al cinema e scrivo senza fare troppe ricerche e andando a memoria delle pellicole che ricordo, ha spesso raccontato il calcio e qualche anno fa avevo pure assegnato un tesi di laurea sull’argomento.

Febbre a 90°, David Evans, 1997 (frame del film, fonte YouTube)

Ma cosa si prova la prima volta che si entra in uno stadio? Io mi identifico molto in Paul, il protagonista di Febbre a 90°, e la pellicola tratta dal libro di Nick Hornby credo che sia la più azzeccata per raccontare lo stato d’animo e la vita del tifoso. Il monologo, che diventa una riflessione sul “Quanto significa il calcio” è meraviglioso ed emblematico.

Jimmy Grimble, John Hay, 2000, (frame del film, fonte YouTube)

Gli scarpini di Robby Brewer ritenuti magici da Jimmy Grimble sono la testimonianza del raggiungimento di un sogno per tanti ragazzini che iniziano a giocare e rappresenta una rivincita personale contro il bullismo. In entrambi i casi ho pescato dalla cinematografia inglese, e lo farò ancora, sempre molto feconda.

Fuga per la vittoria, John Huston, 1981 (frame dal film, fonte YouTube)

I grandi gesti tecnici sono sempre una delizia degli occhi e rappresentano la soddisfazione di chi si accomoda in uno stadio. La rovesciata, poi, rimane forse il colpo più difficile e sicuramente spettacolare. Si è parlato molto del gol di Cristiano Ronaldo contro la Juve in quel di Torino durante l’andata dei quarti di Champions League e subito è tornata in mente la sequenza di Fuga per la vittoria di John Huston che trae spunto da una partita veramente giocata tra la Nazionale tedesca e alcuni grandi giocatori prigionieri nei campi di concentramento. La rovesciata di Pelè, che porterà al gol del pareggio e alla successiva fuga degli atleti grazie all’invasione di campo, nasce dal cross di Terry Brady interpretato da un altro grande atleta: Bobby Moore.

I mostri, ep. Che vitaccia!, Dino Risi, 1963, /frame dal film fonte YouTube)

Il Presidente del Borgorosso Footbal Club, Luigi Filippo D’Amico, 1970 (frame dal film, fonte YouTube)

Però il calcio è risata, talvolta cinica e cattiva, talvolta solo spensierata o, ancora, molto di costume e sull’approccio che i tifosi hanno nei confronti della loro squadra. E così, all’urlo del “baraccato” Vittorio Gassman ne I mostri, che non ha i soldi per le medicine per i figli ma quelli per biglietto per andare in curva della Roma a tifare sì, si accompagna l’arringa di Benito Fornaciari/Alberto Sordi che, da mite impiegato totalmente disinteressato al calcio, diviene Presidente della squadra del padre: il Borgorosso F.C. Memorabile il discorso dalla finestra, pienamente nel tono del nome di battesimo e che ricorda le arringhe di Piazza Venezia (con le dovute sfumature, sia chiaro). E la battuta: “Mi avete preso per un coglione” con tanto di risposta “No, sei un eroe” di Oronzo Canà/Lino Banfi? Quante risate abbiamo fatto con Aristoteles, Crisantemi e “Mira, Canà!” e quanta storia del calcio c’è nella pellicola? La quadra di provincia, la bella moglie del presidente industrialotto che se la fa con il capitano della squadra, i super affari del calciomercato, gli schemi e se poi sia un vero affare giocare in serie A o sia meglio tentare di retrocedere in modo poco limpido?

L’allenatore nel pallone, 1984, Sergio Martino (frame dal film, fonte YouTube)

Sognando Beckham, Gurinder Chadha, 2002 (frame dal film, fonte YouTube)

Un angolo di narrazione differente, il calcio femminile attraverso cui passa la ribellione alle regole della famiglia e alla tradizione culturale lo troviamo in Sognando Beckham: il film ingannò un po’ di spettatori che al botteghino credevano di aver acquistato un biglietto per un film differente, nel quale la stella inglese era molto sullo sfondo rispetto alla storia di Jasminder (nella pellicola muovevano i loro primi passi importanti sul grande scherno i giovanissimi Keira Knightley e Jonathan Rhys Meyers).

Eccezziunale veramente, Carlo Vanzina, 1982 (frame dal film, fonte YouTube)

Chiudo con il famoso urlo, quello di Donato Cavallo, Ras della fossa dei leoni del Milan che quando conosce Loredana mente sulla sua passione calcistica, salvo poi ritrovarsi al cinema con la radiolina e l’auricolare ad ascoltare “Tutto il calcio minuto per minuto” e al gol su rigore degli amati rossoneri all’iniziale “Mumento mumento” esplodere di gioia al gol.

 

 

 

Fabio Muzzio

Fabio Muzzio

Comunica per passione o per deformazione, professionista in fermento e dj ormai mancato. Ironicamente umanista, mediamente fatalista.

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