tamburi e fremiti nell'afa delle stelle brezza limone

La pizzica

20 luglio 2019. Ruggiano, ridente paesino di 539 abitanti tra Gallipoli e Santa Maria di Leuca, frazione di Salve, a due passi dall’incanto del mare Jonio, si prepara stasera ad accogliere il concerto di Antonio Castrignanò, musicista salentino, voce e tamburo della notte della Taranta. Arrivo in paese con abbondante anticipo, allo scopo di conquistare un posto in prima fila, parcheggiare in luogo strategico, mangiare qualcosa e gustare con calma le bellezze del posto. Di fronte alla chiesa di S. Elia è allestito il palco e gli artisti della pizzica stanno già provando, esibendo virtuosismi che lasciano ben sperare. In fondo alla piazza, per una via di bianche case basse e giardini d’alberi ricolmi di fichi acerbi e di limoni gialli e verdi, c’è la chiesa di Santa Marina,  patrona del paese, festeggiata proprio in questi giorni. Le note della pizzica raggiungono ogni angolo del paese e ravvivano le bancarelle di copeta e di pittule del Salento. Il concerto è previsto per le dieci, ma la gente ancora non arriva e comincio a preoccuparmi. Mi fermo davanti a una bancarella che espone tamburelli, e mi raggiungono le voci e i canti della processione con la statua di Santa Marina, seguita dalla banda di fiati e tamburi. Sono le otto: ho già girato tre volte il paese e bevuto due birre. Mi è venuta fame e cerco disperatamente un posto dove sedermi. Lo trovo non lontano dalla piazza, nel corso principale (Via Trieste), tutto addobbato di luminarie.  Mi servono un piatto di sgummarieddi alla griglia (interiora di agnello) con pane casareccio e la inevitabile terza birra. Il caldo si muore, e anche le mosche sono inebetite. Si lasciano sterminare facilmente, quelle poche che non ti sono precipitate tra i capelli. Mi alzo leggermente stordito e mi riavvio verso la piazza, ma prima di sedermi sulle scale della colonna centrale, non rinuncio ad un piattino di pittule. Sono solo venti palline fritte nell’olio d’oliva e schizzate di nutella! La gente comincia ad arrivare e il volume della musica pian piano cresce. La piazza si riempie, di fronte alla chiesa aperta e illuminata. Il sacro e il profano si confondono, sì compenetrano, fanno un tutt’uno. Il popolo mescolato è lo stesso, e di entrambi si nutre. Non c’è distinzione, non si individuano differenze. Inizia il concerto, che terminerà due ore e mezza dopo, poco prima dell’una, senza soluzione di continuità. “Ci balla la pizzica nu more mai” canta Castrignanò. Canta i colori della terra, di questa terra dai quattordici colori, come dicevano i suoi antichi abitanti. Paesani e turisti insieme, pugliesi e non, tutti contagiati dalla stessa febbre, un unisono al cardiopalma, un unico respiro, dentro questa calda notte magica di luglio, deliziata da qualche sfiato di brezza marina, che sa di sale e di limoni.



Diego Bello

Diego Bello

Nato a Brindisi nel 1960, appassionato di poesia, nel 1996 pubblica la sua prima raccolta, con il titolo Necessita volare.

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