Dopo la mezzanotte il vento s'era messo a fare il diavolo, come se sul tetto ci fossero tutti i gatti del paese, e a scuotere le imposte. Il mare si udiva muggire attorno ai fariglioni che pareva ci fossero riuniti i buoi della fiera di S. Alfio, e il giorno era apparso nero peggio dell'anima di Giuda. Insomma una brutta domenica di settembre, di quel settembre traditore che vi lascia andare un colpo di mare fra capo e collo, come una schioppettata tra i fichidindia. Le barche del villaggio erano tirate sulla spiaggia, e bene ammarate alle grosse pietre sotto il lavatoio; perciò i monelli si divertivano a vociare e fischiare quando si vedeva passare in lontananza qualche vela sbrindellata, in mezzo al vento e alla nebbia, che pareva ci avesse il diavolo in poppa; le donne invece si facevano la croce, quasi vedessero cogli occhi la povera gente che vi era dentro.  Maruzza la Longa non diceva nulla, com'era giusto, ma non poteva star ferma un momento, e andava sempre di qua e di là, per la casa e pel cortile, che pareva una gallina quando sta per far l'uovo. Gli uomini erano all'osteria, e nella bottega di Pizzuto, o sotto la tettoia del beccaio, a veder piovere, col naso in aria. Sulla riva c'era soltanto padron 'Ntoni, per quel carico di lupini che ci aveva in mare, colla Provvidenza e suo figlio Bastianazzo per giunta, e il figlio della Locca, il quale non aveva nulla da perdere lui, e in mare non ci aveva altro che suo fratello Menico, nella barca dei lupini. Padron Fortunato Cipolla, mentre gli facevano la barba, nella bottega di Pizzuto, diceva che non avrebbe dato due baiocchi di Bastianazzo e di Menico della Locca, colla Provvidenza e il carico dei lupini. 

Giovanni Verga, I Malavoglia

La Provvidenza

È quando senti che scricchiola tutto e non vedi altro che acqua e poi cielo, e poi ancora acqua, e tu sei lì che ti aggrappi a qualsiasi cosa pur di star su e continuare a respirare, inspiri avido aria e sputi l’acqua salata, vomiti, ti aggrappi, chiudi gli occhi e la bocca; pezzi di legno, cordame, barili impazziti ti sbattono contro, non vedi da dove arrivano ma colpiscono forte e ti ripeti che non puoi svenire, non puoi star fermo, non ora, solo un attimo di distrazione e sei morto; muovi le gambe, le braccia, cerchi le stelle, la luna, il cielo, ma ci sono solo nuvole e pioggia che cade, fulmini e onde incazzate che ti sbattono ovunque.

Indifeso guscio d’uovo perso in mezzo al mare in tempesta, quanto puoi resistere ancora prima di venire trascinato sul fondo? Quando sarai laggiù, arriverà un pesce che, osservandoti con sospetto, ti sfiorerà per vedere se sei vivo o morto. Reagirai come un’alga nella corrente, dondolando tranquillo. Allora inizierà a rosicchiarti le palpebre, il naso, le orecchie e, dopo il primo coraggioso esploratore, arriveranno in centinaia a spolparti ma tranquillo, non sentirai niente. Non è quella, la parte difficile.

Non passa nessuno, il mare è troppo grande perché mi si veda, sono una capocchia di spillo persa qui in mezzo e, se qualcuno mi vedesse, arriverebbe in tempo per tirarmi a bordo e riportarmi a casa? Le barche non vanno così veloci come si crede: sono placide, non sono cavalli che puoi lanciare al galoppo con un colpo di tallone nelle reni.

Grido quanto più posso, quanto me lo concede la gola bruciata dallo sforzo ma c’è il vento, e se mi giro intorno non vedo nient’altro che acqua, nessuno mi sente. Che grido a fare?

L’orizzonte è piatto, sono solo. Io, le onde, i pesci sotto di me e la paura: non è una bella compagnia, questa. Sono solo.

Le onde mi portano su e giù mentre resto appeso a uno stupido, prezioso, fragile pezzo di legno. Sono aggrappato a un pezzo della Provvidenza ma lo so che non arriverà nessuno. Nessuno. Provvidenza, dove sei?

Annegamento. Consiste nella penetrazione di acqua nei polmoni, la quale, sostituendo l’aria provoca l’asfissia acuta. Questa sostituzione può conseguire sia alla sommersione del corpo nel liquido annegante sia all’immersione in esso dei soli orifici respiratori.

Sono circondato dall’acqua e non posso bere, che scherzo idiota. Mi fanno male le spalle e ho freddo. Le scarpe mi tirano giù, non ho avuto tempo di recuperare uno stupido pezzo di corda o una cima, qualcosa per legarmi a quest’asse di legno, alla salvezza, prima dello schianto. Avrei dovuto saperlo, essere preparato, invece no, ho fatto di tutto per tenere a galla la barca e il suo carico. Ho fatto tutto quello che potevo, davvero, anche quando Menico è caduto fuori bordo gridando Aiutami Bas… e il resto si è perso. È andato giù subito, ho visto una mano e poi nient’altro, solo onde e schiuma, buio e pioggia. Quanto ci ha messo a morire? Quanto ci metterò, io?

Annegamento in acqua salata: l’acqua di mare, ipertonica, provoca il passaggio di plasma e di proteine dai capillari sanguigni verso gli alveoli. Si ha ipovolemia, emoconcentrazione senza emolisi e senza le marcate alterazioni della potassiemia a questa conseguenti, per cui non si stabilisce la fibrillazione ventricolare, ma un graduale indebolimento dell’attività cardiaca con collasso cardiovascolare e asistolia irreversibile, dovuti all’anossia del miocardio ed all’ipovolemia.

Ha ceduto tutto, di schianto. Un’onda più alta delle altre ha tirato una botta alla barca, che si è sbriciolata come un biscotto. Sono scivolato, sballottato su e giù, non c’era più sotto né sopra, era acqua che si mescolava con l’aria e aprivo la bocca per respirare, ogni tanto sbagliavo e ingoiavo acqua salata, allora sputavo e cercavo di tornare su verso l’aria, di non scendere ancora più sotto, aprivo gli occhi ma non c’era nulla da vedere se non nero e acqua e il bruciore del sale. Mi agitavo, nuotavo come un cane randagio buttato dalla scogliera, la mia mano ha toccato qualcosa. L’ho preso, la mia scialuppa di salvataggio, un pezzo di legno di un metro e venti per, credo, trenta centimetri. Qualche palmo appena, per restare aggrappato a una speranza.

Non ho avuto tempo di pensare a nient’altro se non ripetermi tieniti, tieniti stretto o fai la fine di Menico. Verranno a prenderti, lo sai che verranno. Qualcuno arriverà, andrà tutto bene. Era stanotte.

Ho visto il mare calmarsi, l’alba arrivare, il sole salire nel cielo e due pinne di delfini in lontananza, che sono sparite subito. Sono solo, non sta arrivando nessuno. Sono stanco, sono solo, ho sete, il sole picchia, mi fanno male le spalle, le braccia sono diventate dure come un sasso e molli come le reti fradice, vedo tutto appannato, mi bruciano gli occhi. Ho freddo. Scivolo spesso ma mi tiro ancora su. Anche se la bocca si avvicina sempre di più al pelo dell’acqua.

Arriverà qualcuno. Di certo, arriverà, mi riporterà a casa e questo sarà un ricordo. Non arriverà nessuno, non vedo nient’altro che acqua e cielo. Si toccano. Mi piace quella riga infinita dove il cielo diventa mare. Cosa diventerò, io?

Fasi dell’annegamento.

  1. Fase di sorpresa: consiste in un unico atto inspiratorio riflesso che compie l’individuo appena caduto nell’acqua;
  2. Fase della resistenza: in stato di completa immersione le prime boccate d’acqua provocano uno spasmo serrato della glottide che impedisce la penetrazione di altra acqua nei polmoni. Questa fase di apnea iniziale durante la quale l’individuo si agita e cerca di riemergere, dura circa 1 minuto;
  3. Fase della dispnea respiratoria: quando non è più possibile trattenere il respiro per l’ipercapnia sopraggiunta, la glottide si rilascia ed iniziano affannose respirazioni sott’acqua che durano un minuto e provocano l’introduzione di grande quantità di liquido nei polmoni e nello stomaco;
  4. Fase apnoica: si ha perdita di coscienza, abolizione dei riflessi e coma profondo con arresto del respiro;
  5. Fase terminale: boccheggiamento ed arresto cardiaco. La durata complessiva della sindrome asfittica è di 3-5 minuti nell’annegamento in acqua dolce e di 6-7 minuti nell’annegamento in acqua di mare, ma può variare notevolmente nei singoli casi*

Le braccia non ce la fanno più. Ormai mi tengo con la punta delle dita e scivolo, scivolo via. Giù. Non è arrivato nessuno.

*La fisiopatologia e l’analisi medico legale dell’annegamento. F. Zappaterra

 

 Il libro…

  • Titolo: I Malavoglia
  • Autore: Giovanni Verga
  • Prima edizione: 1881

 

 

 

 

 

 

Chiara Menardo ha pubblicato
La mareggiata in un barattolo
per Harper Collins Italia, collana eLit, 2019

 

 

 

Chiara Menardo

Chiara Menardo

Gioca con le parole come fossero un cubo di Rubik. O forse è soltanto alla ricerca della formula magica.

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