La radio

Ascoltare la musica alla radio mi è sempre piaciuto, soprattutto in macchina. Quando becchi il pezzo che ti piace, ti senti rinascere, ti sembra di non essere più imbottigliato nel traffico. Li vedo gli altri automobilisti battere le mani sul volante al ritmo di musica urlando a squarciagola il loro ritornello preferito. È il nostro modo di rilassarci e solo la musica ha quest’effetto curativo sulla psiche umana.

Oggi, però, è diventato davvero difficile sentire una canzone alla radio. Per combattere la diffusione dei servizi on demand, qualcuno ha pensato bene di far sparire la musica dai palinsesti radiofonici. Con la scusa della crisi hanno riempito le frequenze di spot pubblicitari e dopo ogni  canzone, ecco che arriva il treno di consigli per gli acquisti tanto caro alle tv commerciali. Gli spot durano meno che in tv ma la frequenza di diffusione e molto più elevata. È in questo modo che il jingle pubblicitario ti entra nella testa e quando entri in un supermercato cerchi un prodotto senza nemmeno sapere il perché.

Una decina di anni fa, le radio private – proprio come succedeva con quelle pubbliche – hanno sentito il bisogno di programmare un giornale radio ogni ora, e siccome tra un’edizione e l’altra, a meno di una catastrofe mondiale, non succede nulla d’interessante, sei costretto a sorbirti le stesse notizie per tutta la giornata. Cambiare frequenza poi non serve a nulla: su tutte le emittenti, allo scoccare di ogni ora, c’è sempre un giornale radio che ripete le stesse notizie dell’edizione precedente. La cosa più squallida è che le piccole emittenti, che non si possono permettere di avere una redazione, mandano tutte lo stesso audio. Se non hai una redazione non lo trasmettere ‘sto benedetto notiziario, mica siamo ai tempi di Radio Londra e stiamo tutti aspettando le ultime notizie dal fronte. Chi se ne frega se la principessa inglese ha lo stesso vestito di ieri!

Non contenti di averti ammorbato con notizie poco interessanti, dopo il telegiornale va di  moda mandare le notizie di borsa. Me lo immagino il Megadirettore Galattico che nel bel mezzo di una riunione zittisce tutti e chiede al Fantozzi di turno di accendere la radio per sentire il valore dell’indice FTSE MIB. Se gioco in borsa mica devo aspettare il giornale radio per sapere se oggi posso mangiare o devo buttarmi giù da un ponte?

Dopo esserti tranquillizzato sull’andamento di Wall Street e stai pregustando l’ascolto di un po’ di musica, ecco che arrivano le previsioni del tempo: la cosa più inutile che possa esserci dopo le notizie finanziarie.

Dopo il meteo, mi sembra opportuno conoscere la situazspeakerione del traffico a Roncobilaccio perché è giusto che tu sappia a cosa andresti incontro se da Napoli decidessi di fare un salto sull’Appennino  tosco-emiliano.

Quando la mezz’ora di news è finita, l’esercito di speaker che ormai popola tutte le trasmissioni, dopo una pausa di silenzio così lunga, sente giustamente il desiderio di sfogarsi. Oggi avere un solo speaker è da sfigati, ce ne vogliono almeno tre, dislocati in altrettante città diverse. Ognuno di loro deve dimostrare di essere più simpatico dell’altro e il risultato è che il gancio (il termine tecnico per indicare la frase che introduce un brano musicale) diventa più lungo del pezzo stesso. Più che farti compagnia ti stalkerano.

Con l’uscita di scena della musica, questi geni della comunicazione radiofonica, hanno pensato di riempire il tempo con i sondaggi: la cosa più inutile che possa esserci dopo il meteo e l’andamento del Down Jones. Se fai zapping radiofonico, troverai lo stesso sondaggio su tutte le emittenti.

Quello di oggi è: «Uno studio giapponese ha stabilito che il 95% degli uomini sposati ha pensato, almeno una volta nella vita, di tradire la moglie. Ora vi chiediamo amici ascoltatori, di raccontarci il vostro pensiero peccaminoso. Con chi avete pensato di tradire vostra moglie?» e la cosa bella è che c’è un mucchio di gente che telefona, che ha voglia di raccontare la propria esperienza, di confessare a tutto il paese i propri segreti. Ora, se lo speaker legge un messaggino o intervista in diretta un ascoltatore, la cosa ci può pure stare, ma la moda del momento è un’altra. Oggi ti chiedono di mandare un messaggio audio su WhatsApp! Non bastano tutti i messaggi audio che siamo costretti a sorbirci sui gruppi WhatsApp? Pure alla radio me li fate sentire?

Una cosa genuina che resiste ancora in radio è il quiz. Non ho mai capito come fa la gente a prendere la linea ma vincere due biglietti per un concerto è sempre stato il sogno della mia vita. Ricordo ancora i pomeriggi interi a comporre il numero di un’emittente sul telefono di casa, quello con il disco al posto della tastiera.

Un’altra cosa che odio sono gli scherzi telefonici. Intere trasmissioni completamente dedicate a questo tipo di intrattenimento. Per carità qualcuno farà pure ridere ma  dopo tanti anni, ci vorrebbe qualche idea nuova da sperimentare.

Dopo il sondaggio, le testimonianze del pubblico, la borsa, il meteo, il telegiornale, l’aneddoto dello speaker simpatico, lo scherzo telefonico, il quiz a premi,  ecco arrivare finalmente una canzone.  La scaletta dei principali network radiofonici, però, è sempre la stessa, e allo stesso orario, tutti i giorni, senti sempre lo stesso pezzo: quello del produttore più generoso, al 99% un pezzo che non mi piace.

Dopo la new hit della settimana, visto che è passata un’altra ora, la giostra ricomincia daccapo, così spengo la radio e, visto che ho ancora voglia di ascoltare un po’ di buona musica, mi sparo la mia playlist preferita su Spotify.

 

Gianluca Papadia

Gianluca Papadia

A quarant’anni ha sostituito il poster ai piedi del suo letto: al posto di Che Guevara ora c’è Don Matteo.

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