La seconda puntata della storia

Cosa potevo e volevo fare se non ricominciare? Afferrare la vita e attendere che Dio ce la concedesse, sì, perché non si può fare altro se non aspettare, pazientare e pregare, almeno in questa terrena esistenza.

E tutto fu. Fu come un miracolo, una grazia e un sogno. Nulla più per poter spiegare.

Nel mio cuore come nel mio ventre risplendeva una luce, brillante, leggera, ma non effimera. Era forte anche se la più piccina accanto a lei si era lentamente spenta, e per la quale ancora i nostri occhi guardano lassù. Si resistente e combattiva nonostante si dicesse essere piccola e di poco peso.

Tra milioni di tormenti e paure la pancia cresceva. Controllavo angosciata che qualcosa si muovesse, si facesse sentire mi facesse capire e al contempo concretizzare la realtà alla quale non credevo; ma non sempre lei rispondeva ed io tra le lacrime mi rinchiudevo, impaurita e inerme.

Cosa può esserci di più spaventoso nel sapere di avere, ma ancora di non avere? Si rincorrono immagini, desideri e pensieri attorno al futuro, ma di questo futuro non c’è certezza fino all’ultimo e comunque anche poi le mamme e i padri restano con il cuore in gola ad ogni piccolo problema.

Ricordo le frasi di una ninna nanna: dormi, dormi, piccolina, ché quando sarai mamma non dormirai più così. No. Non dormirai più così. La vita di una mamma è pazzesca, meravigliosa non esiste un amore così puro, ma la tua esistenza si stravolge e non sai più cosa significhi non avere paura. Ogni passo che fa, ogni respiro è perennemente accompagnato da una tua riflessione più o meno attenta.

La spensieratezza lascia il posto alla responsabilità perché della prima è lei che ne deve beneficiare. Soffrire e temere affinché lei possa vivere serena e senza pensieri.

Fino a che non seppi che in me c’era una nuova speranza non avrei mai immaginato un attaccamento così essenziale.

Da quel momento niente è più come prima o può esserlo. E non voglio che lo sia perché se lo fosse non avrei lei. Non è un’ovvietà e chi ce la vede non capisce niente.

Il suo primo annebbiato sguardo e quello che mi fa ora ogni mattina o quando si perde allegra nei miei occhi (o forse più io nei suoi) è qualcosa che non possiede un paragone.

Essere grati è poco.

Un dono così fa paura da quanto sia irripetibile.

Solo esserci accanto a lei per quanto si possa vivere può rappresentare la più alta forma di gratitudine.

Esserci e non solo presenziare. Ma non è poi così difficile almeno per una mamma.

Nausicaa Baldasso

Nausicaa Baldasso

Laurea in scienze statistiche, finalista al concorso Emozioni in bianco e nero nel 2016 e al concorso L’aviatore delle fiabe nel 2017

Leave a Comment

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.