Lady Gaga e i Messrs Presidents

È il 21 ottobre 2017, College Station, sede della Texas A&M University. I cinque ex Presidenti viventi degli Stati Uniti sono riuniti, lì, per la prima volta dopo il 2013. Il loro scopo è raccogliere fondi per le vittime degli uragani che hanno colpito, in modo devastante, Texas, Florida, Louisiana, Porto Rico e Isole Vergini statunitensi.

C’è un palco, c’è un pubblico. Si esibiscono la band country Alabama, il leader degli Rock & Roll Hall of Fame, Sam Moore, la leggenda del gospel Yolanda Adams e i musicisti texani Lyle Lovett e Robert Earl Keen.

Infine, una sorpresa. Sale sul palco, pettinata come Marilyn Monroe, vestita con un tailleur bianco giacca e pantalone, e décolleté rosse, poco trucco, un gran portamento che non sembra nemmeno lei. Si siede al pianoforte e saluta i Presidenti: Hallo, Mr President, dice. Per cinque volte. Lo dice a Bill ClintonBarack Obama, George W. Bush, George H.W. Bush e Jimmy Carter, che sorridono, salutano l’artista. E lei canta.

You’re giving me a million reasons to let you go
You’re giving me a million reasons to quit the show
You’re givin’ me a million reasons
Give me a million reasons
Givin’ me a million reasons
About a million reasons…

Mi stai dando un milione di ragioni per lasciarti andare, mi stai dando un milione di ragioni per interrompere lo spettacoloMi inchino a pregare, cerco di far sembrare il peggio il meglio. Signore, mostrami la strada per passare attraverso la sua pelle usurata. Ho un centinaio di milioni di ragioni per andarmene, ma, baby, ho solo bisogno di un buon motivo per rimanere.

I bow down to pray
I try to make the worst seem better
Lord, show me the way
To cut through all his worn out leather
I’ve got a hundred million reasons to walk away
But baby, I just need one good one to stay…

La straordinarietà dell’interpretazione sta nell’intimo, nascosto dalla perfezione del suono. La voce diventa un canale, una magica funzione fàtica del linguaggio, che Stefani Germanotta riempie a tratti di rabbia, dolore, eleganza, bellezza. Parla al mondo, in un momento storico in cui servono davvero milioni di ragioni per rimanere e continuare lo spettacolo. E a se stessa, e a un uomo, e a chissà chi e cosa.

Standing ovation, anche dai cinque presidenti. Lei si commuove, per davvero, invia baci con la mano come la migliore Marilyn, dice che ha cominciato solo in quel momento a realizzare che è lì, davanti a cinque uomini che sono stati e continuano a essere tra i più potenti del mondo, e che ora, in quella sera, sono “low cost”. E attacca con Yoü and I.

You say: sit back down where you belong
In the corner of my bar with your high heels on
Sit back down on the couch where we made love the first time
And you said to me there’s something,
something about this place,
something about lonely nights
And my lipstick on your face,
something, something about my cool Nebraska guy
Yeah something about baby you and I…

Hai detto: siediti qui, nel posto a cui appartieni, nell’angolo del mio bar, con i tuoi tacchi alti. Torna a sederti sul  divano dove abbiamo fatto l’amore per la prima volta, e tu mi dicesti: C’è qualcosa, qualcosa in questo posto. Qualcosa sulle notti solitarie e il mio rossetto sul tuo viso. Qualcosa, qualcosa nel mio freddo ragazzo del Nebraska, sì qualcosa, tesoro, tra me e te.

L’immagine riempie lo spazio e sembra legarsi al contesto, al messaggio, al destinatario. Così diventa funzione emotiva nella voce, fàtica nel pianoforte, metalinguistica nel momento solenne, poetica nell’immagine di un certo dio, conativa nel silenzio. Insomma, tutto si mischia, tutto diventa una specie di sogno, con quella donna che sa compiere infinite metamorfosi e ha una forza che non conosce limiti.

We got a whole lot of money, but we still pay rent
‘Cause you can’t buy a house in heaven
There’s only three men that I am a certain my whole life
It’s my daddy and Nebraska and Jesus Christ

I am a New York woman born to rock you down
So want my lipstick all over your face
(Something), something, something about just knowing when it’s right
So put your dreams up for Nebraska
For Nebraska, Nebraska, I love you…

Abbiamo tanti soldi ma ancora paghiamo l’affitto perché tu non puoi comprarti una casa in Paradiso. Ci sono solo tre uomini che servirò per tutta la mia vita: sono mio padre, il Nebraska e Gesù Cristo. Sono una donna di New York nata per darti la caccia. Voglio il mio rossetto sulla tua faccia.

Chiede poi di raggiungerla sul confine di gloria, on the Edge of Glory. Il pubblico si fida – lei l’ha rapito, ormai – e si lascia condurre.

Put on your shades ’cause I’ll be dancing in the flames
Tonight yeah baby, tonight yeah baby
It isn’t hell if everybody knows my name tonight alright, alright
It’s time to feel the rush to push the dangerous
I’m gonna run right to, to the edge with you
Where we’ll both fall far in love
I’m on the edge of glory and I’m hangin’ on a moment of truth…

Tira fuori i tuoi occhiali da sole perché balleremo tra le fiamme stanotte, sì, tesoro. Stanotte, sì, tesoro. Non fa male perché tutti conoscono il mio nome, stasera. Va bene, va bene. È il momento di sentire l’adrenalina, di spingerci verso il pericolo: correrò dritta oltre ogni limite con te, dove possiamo innamorarci entrambi. Sono sul confine della gloria, e mi sto aggrappando a un momento di verità.

A voi, Seveners, il video completo. Rabbrividite e godete.

Lady Gaga – Million Reasons / Yoü and I / The Edge of Glory live at One America Appeal

Canzoni: Million Reasons (Joanne, 2016), Yoü and I (Born This Way, 2011), The Edge of Glory (Born This Way, 2011).

 

Debora Borgognoni

Debora Borgognoni

Non si è ancora del tutto abituata a ossigeno e forza di gravità, ma non demorde. Morbosamente polemica, reagisce male agli sgrammaticati.

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