Leggiamo troppo poco

Si legge troppo poco. Quante volte abbiamo sentito questa frase? E tutti, più o meno, ci siamo sentiti in accordo con i suoi sottintesi: la violenza, le ingiustizie, le disparità sociali, tutti i mali di questo mondo sembrano derivare da questa deficienza e il mondo sarebbe un luogo migliore se abitato solo da avidi e curiosi lettori.

I dati ci dicono che circa il 40% degli italiani sopra i 6 anni legge almeno un libro all’anno (e di questi solo il 14% ne legge almeno uno al mese). Quindi il 60% (Sigh!) non ne legge nessuno.

Abbiamo visto che la statistica prende in esame i lettori dai sei anni. Supponiamo di iniziare a leggere con assiduità dai 14 anni fino al termine della nostra vita (che, per comodità di calcolo, considero di 80 anni). Sono 66 anni. Al ritmo di un libro al mese se ne leggerebbero 792, solo settecentonovantadue. Esageriamo e prendiamo in esame di leggerne uno alla settimana. Al compimento dell’ottantesimo genetliaco ne avremo letti poco più di 3400. Non male, ma a tutt’oggi, nel mondo, sono stati editi più di 130 milioni di libri e ogni anno se ne aggiungono altri 2,2 milioni. Solo in Italia si pubblicano più di 60.000 (sessantamila) titoli all’anno.

S’impone di scegliere.


Non voglio parlare della situazione economica dell’editoria italiana (malandatissima) e neanche delle cause dalle quali deriverebbe questa nostra poca propensione alla lettura: che siano esse sociali, scolastiche, familiari, dovute alla tv, all’avvento di internet, all’uso smodato degli smartphon o altro, sono ampiamente studiate da stuoli di esperti. E non voglio parlare dei cambiamenti che sembra stiano avvenendo nel cervello dei giovani di oggi “sempre connessi”.

La lettura in profondità e ragionata sta diventando un’abilità poco diffusa tra i giovani. La lettura dei grandi classici, con periodi lunghi e con molte subordinate, è diventato un esercizio faticoso. La letteratura moderna insegue Internet e le frasi sono corte, essenziali, perdendo così ricchezza nella scrittura. È un bene o un male? Non lo so, l’evoluzione ha le sue regole che rispondono solo all’imperativo dell’adattabilità.

Le nuove generazioni hanno modificato l’approccio alla lettura. Google con gli hyperlink abituano a scorrere le pagine ostacolandone l’analisi, il soffermarsi su qualcosa. Alcuni neuroscienziati hanno ipotizzato che il cervello dei giovani “sempre connessi” filtri le informazioni cercando sempre  qualcosa di nuovo. Il cervello dei nuovi lettori avrebbe dei circuiti adatti alla lettura degli ipertesti, che hanno link a spiegazioni e informazioni integrative da consumare in velocità. Il cervello si starebbe adattando al mondo nuovo.

Vorrei ragionare sulla convinzione che leggere molto sarebbe un metodo per evolversi in meglio: leggo, quindi sono uno che capisce; leggo, quindi sono uno che può giudicare; leggo, quindi posso ritenermi superiore…

La sterminata quantità di libri a disposizione (fisici o elettronici) ci obbliga a scegliere. Ci obbliga a essere già, quando selezioniamo le letture, quella persona saggia ed equilibrata che dovremmo diventare grazie alle positive trasformazioni dovute a quelle ricche e feconde letture. Il solito serpente che si mangia la coda.

Ma chi ha il diritto (o il dovere) di decidere quali dovrebbero essere i libri la cui lettura dovrebbe plasmare quella meraviglia di persona?

Io ho dei dubbi sugli studi statistici o sulle considerazioni sociologiche che parlano più di quantità che di qualità.

Mi ricordo che la mia curiosità di lettore si sviluppò a partire dai dieci anni con Salgari, London, Verne, Lindgren e simili e che intorno ai sedici anni prese il largo la passione per la fantascienza e per la lettura “impegnata”. Leggevo anche la notte e non mi veniva sonno (come invece mi succede oggi). Molti titoli mi furono suggeriti dall’elenco dei testi messi all’indice che era appeso nei locali dell’oratorio. Un bell’esempio di come gli educatori (erano preposti a scegliere le letture) possano ottenere risultati opposti alle loro intenzioni.

Insisto: vi sembra così difficile che da quell’oceano di titoli uno riesca a estrarne da 792 a 3400 difficili, pericolosi, schifosi, falsi e bugiardi, che “nessuno” dovrebbe leggere se non dotato di una solida cultura puntellata da una equilibrata personalità? Vi sembra così difficile pescare, in quella distesa, da 792 a 3400 libri che esaltino dottrine razziste, pedofile, sadiche, antiscientifiche, superstiziose, seminatrici di odio e di sentimenti guerrafondai?

Se uno leggesse quei libri, diventerebbe una persona migliore? Contribuirebbe a costruire un mondo migliore solo perché “legge tanto”? Come potrebbe comprendere tali libri senza essere già una persona in grado di poterli valutare e soppesare in modo da non subirne dei danni?

Dovrebbe già essere quello che dovrebbe diventare come conseguenza delle letture.

Alcune cose sono assodate: leggere ci rende più intelligenti; un vocabolario ricco influenza la capacità di ragionare; leggere allontana l’invecchiamento; leggere aiuta a rilassarsi e funziona come anti-stress; leggere aumenta la nostra capacità empatica perché le storie, grazie alle descrizioni delle emozioni, aiutano i lettori a capire quello che gli altri provano e pensano; leggere regolarmente potenzia la memoria; leggere, infine, aiuta ad addormentarsi quietamente, e tutti sappiamo quanto sia importante il sonno per la nostra salute.

Ma siamo sicuri che anche la crescita etica e morale avvenga in concomitanza con tutti questi aspetti positivi? Esempi di persone colte, eppure insensibili, egoiste, sanguinarie e catastrofiche per il mondo ce ne sono state moltissime. E avevano letto in gran quantità di tutto e di più.

Non è un caso che le dittature abbiano sempre messo in atto un controllo assoluto sull’editoria, a iniziare da quella per la scuola. Leggere influisce su quello che diventiamo e sul nostro modo di percepire il mondo.

La domanda è questa: come fare a selezionare le letture ideali facendo conciliare la libertà di parola con il controllo delle falsità, la libertà religiosa con il controllo delle superstizioni che se ne approfittano dei semplici, la libertà della scienza con la diffusione delle teorie artefatte, la libertà di costruire e sviluppare quello che potenzialmente è dentro di noi, con i diritti di tutti i nostri compagni che popolano, animali o vegetali, questo mondo?

Chi potrebbe arrogarsi questo diritto? Quale equilibrio è possibile tra censura e libertà?

Giovanni Odino

Giovanni Odino

Pilota di elicotteri in pensione, spigolatore errante in campi reali o immaginari della vita, dipinge e scrive storie, poesie, haiku e favole.

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