Moglie e buoi

«Moglie e buoi dei paesi tuoi» ripeteva sempre mio nonno, che da emigrante aveva sposato mia nonna per corrispondenza. Proprio come succede ad Alberto Sordi nel film Bello, onesto, emigrato Australia, sposerebbe compaesana illibata, mio nonno, emigrato in Germania, grazie a un sacerdote, si era messo in contatto con alcune ragazze del suo paese. Solo una di loro aveva accettato di trasferirsi dalla Calabria per sposare un perfetto sconosciuto. Mia nonna, però, aveva resistito lontano dal suo paese solo due anni e, appena aveva scoperto di essere incinta di mia mamma, era subito tornata in Italia, lasciando mio nonno solo con il suo destino. «Assuntina non poteva nascere in Germania» ripeteva sempre mia nonna cercando di giustificare il suo gesto. «Molto spesso, quando entravamo in un bar, i tedeschi si alzavano e se ne andavano» è la fotografia scattata dalla nonna del clima di emarginazione in cui si viveva in Germania.

Mia nonna divenne così una “vedova bianca”, una delle tante donne che vivevano nei paesini del Sud spopolati dall’accordo bilaterale Germania – Italia del 1955.

Fu proprio quell’emorragia di manodopera che richiamò, dopo dieci anni, mio nonno al suo dovere di marito e padre. L’azienda del suocero stava chiudendo e c’era bisogno anche delle sue braccia per non farla fallire. Lui, abbandonato il sogno di trovare fortuna all’estero, dovette impegnarsi nell’unica fonte di sostentamento che c’era al paese: zappare la terra.

«Se avessi sposato una tedesca, adesso starei ancora in Germania» ripeteva sempre mio nonno in quegli anni ma era solo una bugia. Gli emigranti italiani vivevano isolati dal resto della società: si sposavano tra loro e non erano per niente integrati con il tessuto sociale tedesco.

«Moglie tedesca e buoi dei paesi tuoi» era il suo nuovo slogan mentre aiutava il suocero nel lavoro che aveva sempre odiato.

«Pensa a zappare» rispondeva prontamente mia nonna, «che le tedesche, a te, non ti guardavano nemmeno. Per sposare una di quelle ragazze ci voleva l’aiuto di Dio».

Molti italiani avrebbero fatto carte false pur di sposare una tedesca ma mia nonna, aveva ragione: sarebbe servito solo un miracolo.

«Se fossimo emigrati tutti in Germania, adesso questa terra sarebbe morta» gli ricordavano i suoi cognati per prendersi gioco di lui.

La sua rivincita mio nonno se la prese quando, grazie alla sua esperienza nelle fabbriche tedesche, riuscì a trasformare un vecchio cingolato bellico in un trattore agricolo. Mia mamma racconta sempre di quando il nonno portava tutti i bambini a cavallo del suo capolavoro d’ingegneria.

«Moglie e buoi dei paesi tuoi ma efficienza tedesca» urlava fiero il nonno mentre sfilava lungo la strada per fare invidia ai coltivatori confinanti ma anche ai sui principali detrattori:il suocero e i suoi cognati.

Dopo quarant’anni quel trattore è ancora lì e mio nonno, tutte le mattine, lo lucida prima di andare nei campi a lavorare, perché a differenza del suo carioca – così sono chiamati questi veicoli agricoli artigianali – lui in pensione non c’è andato ancora.

Dopo quarant’anni al mio paese c’è di nuovo tanta manodopera, tutto merito di un progetto d’integrazione, nato quasi per caso vent’anni fa e adesso riconosciuto in tutto il mondo.

«Moglie africana e buoi dei paesi tuoi» ripete sempre mio nonno ai tanti suoi coetanei che hanno sposato – nel vero senso della parola – quest’idea rivoluzionaria.  Grazie alle cooperative di lavoratori d’immigrati il nostro paese è uscito dall’incubo della crescita zero e adesso il modello Riace è un punto di riferimento per l’accoglienza ai migranti.

Dopo quarant’anni dal mio paese ancora tanti giovani emigrano all’estero ma – grazie a Mimmo Lucano e alla sua visione oltre le leggi, oltre lo stato, oltre le religioni, oltre le razze – adesso hanno una speranza: il miracolo di una convivenza universale, può avverarsi.

«Giudice e politici dei paesi tuoi» ripete convinto mio nonno da quando il nostro sindaco è stato arrestato.



Gianluca Papadia

Gianluca Papadia

A quarant’anni ha sostituito il poster ai piedi del suo letto: al posto di Che Guevara ora c’è Don Matteo.

Leave a Comment

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.