Oggi che cura mi metto?

Per colpa di genitori alla moda a 6 anni ho perso le tonsille, a 8 le adenoidi  e a 10 anni ho dovuto operarmi di appendicite.  I miei genitori non erano cattivi, erano solo facilmente condizionabili. Si fidavano del medico di turno che consigliava loro la clinica convenzionata migliore dove fare un piccolo intervento chirurgico che avrebbe cambiato per sempre la mia vita.

E così è stato!

La tonsillectomia ha davvero segnato la mia vita e dopo quarant’anni, tutte le notti,  faccio sempre lo stesso incubo: sono legato a una sedia e un serial killer psicopatico vestito da chirurgo mi piazza delle forbici in gola che farebbero rabbrividire anche Freddy Krueger. La cosa più sconcertante è che da allora ho sempre mal di gola, le tonsille del resto a quello servono, a proteggerci dalle infezioni.

L’appendicectomia invece non credo abbia avuto conseguenze reali sulla mia salute. Non esiste prova scientifica che se avessi difeso col sangue quel sottile organo a forma di sacchetto allungato che si trova nella parte destra della pancia, adesso non soffrirei lo stesso di colite cronica, intolleranza al lattosio e altri vari disturbi della digestione. Lo squarcio di venticinque centimetri sulla pancia, invece, qualche piccolo problema me l’ha causato. Da adolescente avevo il timore di mostrare quella specie di Alien che avevo sotto la pancia e solo dopo anni di psicoanalisi sono riuscito a fare la doccia in palestra con i miei coetanei.

Una moda alla quale i miei genitori non si sono mai piegati è stata quella delle scarpe ortopediche. Da bambino ho sempre sognato di possedere un paio di scarpe uguali a quelle del mio vicino di banco alle elementari. Invidiavo il suo modo di infliggere un dolore acuto agli stinchi dei bulli che provavano a deriderlo. Ammiravo il modo in cui i suoi calci riempissero gli occhi di quei prepotenti di lacrime di vera sofferenza. Sognavo così tanto di avere quelle armi di difesa contro il bullismo, che per un paio di anni ho finto  addirittura di zoppicare nella speranza di impietosirli ma la mia sceneggiata non è servita a nulla.

Le scarpe pesanti non accendevano la fantasia dei miei genitori che ben presto cedettero al fascino più intrigante della ginnastica correttiva. Ora, io sfido qualsiasi rappresentante della razza umana di un’età compresa tra i 5 e i 15 anni, a fare una radiografia della colonna vertebrale e non trovare un motivo per sottoporsi a una terapia del genere. E infatti orde di bambini della mia stessa età, dopo aver indossato la tuta blu e le scarpe Mecap, si ritrovarono a fare esercizi ginnici che fino a quel momento avevano intravisto solo nei filmati dell’Istituto Luce dedicati all’Opera Nazionale Balilla.

Io non lo so se quegli anni passati a correggere la mia schiena abbiano sortito l’effetto desiderato ma sono sicuro che i miei piedi piatti non hanno trovato alcun giovamento dai tanti giorni passati in quelle scarpe disumane, la cui vendita fu interdetta da una risoluzione ONU del 1985.

So solo che nel nome della prevenzione avevo indossato per anni quell’insopportabile sospensorio contro l’ernia inguinale in età pediatrica e forse, per colpa di quello, la mia generazione, in età pre-adolescenziale si ritrovò ad affrontare un’altra moda del momento: il varicocele. A quell’epoca, la virilità di tutti i ragazzi della mia età sembrava compromessa da una dilatazione di una vena nei testicoli. In quell’occasione, però, presi il sopravvento e scappai dalla clinica un minuto prima di essere portato in sala operatoria. Ricordo ancora le facce di quelli che mi videro passeggiare in pigiama per i vicoli del mio quartiere e il mazziatone che mi fece mio padre quando rientrai a casa.

In un mondo ideale si potrebbe pensare che oggi tutte quelle mode siano state superate perché  il progresso ci permette di curare patologie che prima potevano essere risolte solo con un intervento chirurgico ma, quando vedo tutti gli adolescenti con l’apparecchio per i denti, qualche dubbio mi assale.

Se alla loro età mi avessero detto che avrei dovuto portare quel ferrame sui denti probabilmente mi sarei chiuso in casa per il resto della mia adolescenza. Oggi, invece, i ragazzi portano l’apparecchio con nonchalance. Invidio la loro sicurezza, del resto i millennials sono quelli che non hanno mai avuto paura di essere chiamati quattrocchi e da sempre hanno portato gli occhiali senza mai perdere nemmeno un briciolo della loro autostima.

Per carità, io lo so bene che anche in questo caso la prevenzione è importante. Sono convinto che se ognuno di noi si sottoponesse a una visita ortodontica, al cento per cento troverebbe un difetto degno di essere corretto. Ma, pur correndo il rischio di essere catalogato come un complottista da tastiera, posso dire che non mi fido dei cattivi consigli dei medici. Il business della salute fa gola a molti.


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Gianluca Papadia

Gianluca Papadia

A quarant’anni ha sostituito il poster ai piedi del suo letto: al posto di Che Guevara ora c’è Don Matteo.

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