Ossido di zinco

Ogni tanto una luce dalla grata. Lo spiraglio, da cui ciascuno dalla parte opposta all’altro spia un dettaglio. Uno scatto di fantasia. Un pezzo di vita, un lembo di carne. È da anni che è sempre uguale. Forse può continuare all’infinito, fino a un quando cui nessuno ha ancora voglia di pensare. In superficie la morte è chiara. Un’epidermide liscia, senza pori. Un innesto di soffi. Perché contaminare tutto con sprazzi di prospezione? Una spolverata d’ossido di zinco e la piaga si risana. Ma rinforma, ogni estate, ogni sera. Il resto gravita sterile, nel segno della norma. Domina il ruolo come gabbia. La linfa sotto terra serpeggia nella luce, si dimena, e scintilla ogni tanto dalla grata.

 

L’immagine è un’incisione di Marco Bello, Senza titolo, 2019

Diego Bello

Diego Bello

Nato a Brindisi nel 1960, appassionato di poesia, nel 1996 pubblica la sua prima raccolta, con il titolo Necessita volare.

1 commento

  • Giovanni Odino
    Giovanni Odino
    9 Febbraio 2020 a 09:32

    bella l’incisione e bella la prosa lirica! E bella l’assonanza tra l’ossido di zinco per curare le ferite e lo zinco delle lastre da incidere per ottenere le incisioni , tra le ferite nella pelle e i segni nella lastra .

Leave a Comment

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.