Pensieri su La mareggiata in un barattolo di Chiara Menardo

 

grani di sabbia

in vapori di vetro-

deserto calmo

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Il Commento:

Ho letto in un fiato il bellissimo romanzo d’esordio di Chiara Menardo, immediatamente catturato dai personaggi ben strutturati, con caratteri a tratti iperbolizzati, estremizzati con accurata accentazione tonica. Mentre ciascuno è concentrato su se stesso e vede solo il male degli altri, la trama scorre, con una velocità che mette a dura prova ogni tecnica di lettura: si ha l’impressione di non tenere la strada, di sbandare con loro, di tirare le marce sino a farle stridere, innestate con sequenza schizofrenica all’estremo limite di coppia. Ogni capitolo è il segmento di un continuo andirivieni – da gennaio ad agosto… poi è ancora gennaio… da aprile ad agosto …ed è di nuovo aprile – che non dà tregua al lettore. Si divora carreggiata, contro il tempo che rimane alla fine del giorno, o della notte, e contro l’ansia di arrivare troppo tardi (o troppo presto) alla fine (della storia).

Il linguaggio è talmente naturale che sembra di vivere ogni scena, non di leggerla. Ogni aggettivo è al suo posto, ogni sostantivo incastonato in una traiettoria senza alternativa. Non c’è nota di troppo, o che avrebbe potuto essere eseguita con diverso tocco e con tempo più rapido o più lento, ovvero sostituita. La distonia si crea nella coscienza del lettore, che si interroga, si immedesima, prende le parti, chiude gli occhi per non vedere, le orecchie per non sentire. Gioisce per non esser lui/lei a trovarsi lì in quel momento, di non essere lui/lei quel carnefice o quella vittima. Mente a se stesso, si condanna, si assolve, precipita nella trama e si lascia trasportare dalla corrente, cercando di evitare gli scogli aguzzi dei propri rimorsi.

Il ritmo è incalzante, come quello di una maratona perfetta, e aumenta in progressione sino al limite di soglia nel finale travolgente, attraverso l’utilizzo del mix ideale di glicogeno (realtà) e grassi (immaginazione), per evitare la deplezione e il rischio di nutrire di muscoli lo sforzo, e di incontrare il muro. In ogni riga si avverte, per restare in metafora, che l’autrice sta sulle gambe, che l’allenamento è stato accurato e proficuo, la preparazione lunga e paziente, lo scavo doloroso, senza mai perdere di vista l’obiettivo dell’agognato traguardo. Non c’è spreco, ma parsimonia, non c’è esibizionismo, ma moderazione, ricerca, introspezione. Ha curato l’alimentazione dell’anima e della mente. Ha sezionato uno spaccato di realtà con occhio aperto e vigile. È entrata nella carne viva.

La mareggiata in un barattolo è un romanzo prismatico, denso, popolato di ombre che guidano la mano agente del personaggio di turno. Emergono le contraddizioni di ogni carattere, nella loro inscindibilità. Le ansie del nostro tempo assumono solo diverse forme rispetto al passato. È cambiato tutto – e quanto!  – ma forse non è cambiato nulla. Della tempesta rimane la sabbia, incrostata su pareti di vetro, una volta che il dolore ha fatto evaporare il veicolo della disperazione. Un deserto calmo.

 

Fabio Muzzio

Fabio Muzzio

Comunica per passione o per deformazione, professionista in fermento e dj ormai mancato. Ironicamente umanista, mediamente fatalista.

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