Qual è il perno dell’instabilità?

Dal concorso PoesieSuperbe#5 – Nero come Ira
di Matteo Trono

Fui, mai stato, ora, nemmeno sono.
Pervaso e assiderato
da un’innata voglia di possesso
d’altrui virtù,
reiterata in ogni dove
su chiunque.
Finché un lampo m’investì infame
e superbo per quant’ero
guatai con disprezzo perenne
i perigliosi ricchi
e i perniciosi poveri,
con l’unico becero scopo
di prevaricarli.

Mi spogliai persino della carne
fino a desinar col guano
e rifiutai cure
da chi per pena mi tendeva la mano.
Schifo.
Ma capivo. Anzi vivevo
ciò che per una misera vita
pensai di aver compreso.

E venne pure il giorno
in cui ostentai l’opulenza
a suon d’ignoranza
rincarata dalla saccenza
di una suprema burbanza.

Fossi la vita,
al fin della mia,
m’avrei privato di un vivere
che mi trascina
ma che non fa nulla
per trascinarmi senza scia.

Debora Borgognoni

Debora Borgognoni

Non si è ancora del tutto abituata a ossigeno e forza di gravità, ma non demorde. Morbosamente polemica, reagisce male agli sgrammaticati.

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