Quanto desideravo l’incarico…

Scatta il ritornello di Fix You. Dovrei cambiare la suoneria ma per pigrizia non lo faccio. Però i Coldplay mi piacciono. E poi, chi se ne frega.

Quando leggo il nome sullo schermo divento di cattivo umore. Dovrei associarlo a una canzone, che ne so, Nun me rompe er ca.

– Cosa stai facendo?

Mi verrebbe voglia di rispondere come Iena Plissken al commissario Bob Haukin in 1997 Fuga da New York ma mi trattengo.

– Ho un incarico per te -, aggiunge prima che possa dire la mia.

– Arrivo tra mezz’ora, mon capitain.

– Non pigliare per il culo, sono il tuo Direttore, ricordalo.

Me la cavo con un ciao sbrigativo. Tanto lo sa che i lavori sporchi in redazione toccano a me e lo fa pure apposta. Ci sarà la solita indagine, il solito malavitoso in fuga, la bancarotta con il potente di turno. Tante le minacce, gli insulti e le querele le piglio io…

Semaforo verde, freccia a destra e solito viale dove se trovi posteggio scatta l’applauso nei due bar di fancazzisti sotto la redazione. Fa caldo fuori e si sta bene con l’aria condizionata nell’abitacolo, quei 33 che segna il computer di bordo promettono nulla di buono. Rallento con freccia per far capire cosa sto cercando, così gli altri possono correre sulla mia sinistra. Ecco, esce una macchina come la mia, quindi non dovrò scarpinare troppo. Retro, spengo, mi butto nel calore del marciapiede, scatta l’applauso a cui rispondo con un gestaccio e salgo.

Mi accoglie Rosita, la collega di scrivania, che mi sorride e aggiunge: È di là che ti aspetta. Alzo gli occhi anche se non si vede perché gli occhiali da sole mi coprono l’espressione. Rosita aggiunge: Vai, vai, sii coraggioso. Con la mano la mando a quel paese e busso.

Mon Capitain!

– Ancora? Cosa c’è scritto sulla porta?

– Va bene, va bene, Direttore, dimmi tutto.

– Guarda che qui in ufficio di sole non ce n’è, per cui togliti quegli occhiali perché non sei uno dell’FBI.

Tolgo gli occhiali e lo fisso. E quindi, che mi devi dire?

Mentre gioca con la sua penna stilografica d’oro e sento l’odore del fondo di caffè della macchinetta che arriva dal bicchierino vicino al computer, mi dice: – Ho bisogno di un inviato per una serie di articoli e sei l’unico disponibile.

– Semmai sono il migliore.

– Non montarti la testa, devi raccontare le vicende di un paese a qualche chilometro da qua e cerca di realizzare resoconti convincenti e interessanti per il nostro pubblico.

– E quindi, cosa c’è in ballo e soprattutto dove? – Lo incalzo.

– Cosa ci sia in ballo lo devi capire da solo e dove se mi lasci finire te lo dico subito: Sottilia.

– Sottilia? E dove cazzo è?

– Non sei il migliore? Adesso puoi andare, mi servono almeno quattro pezzi al mese e nel resto del tempo non cazzeggiare come tuo solito.

Sbuffo, rimetto gli occhiali ed esco senza aggiungere: Mi vuoi proprio bene, mon Capitain.

 

Fine prima puntata.

 

Redazione

Redazione

Leave a Comment

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.