Le storie superbe . SUPERBIA
Buongiorno, Principessa
In 18 Settembre 2016 da Fabio MuzzioIl racconto terzo classificato di StorieSuperbe – La Superbia
di Chiara Menardo

Asha cammina sul sentiero d’erba e polvere, un passo dopo l’altro. Le gambe spuntano dalla gonna e increspano il cotone leggero, come onde di cosce. Con il top di pizzo rosa, la vita stretta e il seno grande che spunta dal reggiseno rosso fuoco, è un’opera d’arte su due gambe magnifiche.
Il viso, quello non si può dimenticare. Le labbra sono un chicco di caffè di traverso, gli occhi scuri, i capelli schiariti, la pelle liscia e morbida del colore della schiuma sull’espresso del bar.
Asha è una principessa. Sotto l’ombrello blu avanza silenziosa ed eretta lungo la striscia d’erba, dando le spalle al sole del pomeriggio.
Pin balbetta mentre stringe la mammella della Giuana, la stringe e la infila nel cilindro argentato. Una mosca si posa sulla visiera del cappellino: la scaccia bofonchiando una bestemmia a rate.
Guarda fino al fondo della stanza lunga e buia. Sono tante, fanno rumore, puzzano, attirano tutte le mosche e i tafani del mondo. Ma sono sue.
Cioè: non proprio sue, però quando papà muore saranno sue. E di suo fratello e di sua sorella, ma suo fratello sta in ufficio e gira con il camion, lui non sa quale sia la Giuana. E sua sorella beh, lei è una donna, non sa niente di niente. Punto.
Tutto suo, le mammelle calde e le code, gli occhi acquosi e le froge umide, i versi che sembrano sempre uguali, bassi e profondi, ma che hanno mille sfumature. Lui con la Giuana ci parla, e non solo.
Guarda le mammelle della vacca. Lui è il migliore, tra i vaccari della zona. Vengono anche a chiedergli come si munge, vengono fin dalle cascine vicine, non importa che ci metta mezz’ora a pronunciare quattro parole e suoi amici, venuti tutti lì ad ascoltare lui, Pin d’le vache, prima sorridano, poi sghignazzino, poi ridano forte. Arriva sempre sua madre e li sgrida tutti, li scaccia come fa con i corvi quando si posano in distese di ali sul campo appena seminato. Piccola, curva, sempre arrabbiata perché ridono di lui, dice. Ma non è mica vero, sua madre è una donna, non sa niente di niente. Punto.
Asha aspetta seduta all’ombra del grande albero. Ascolta i grilli, i versi degli uccelli e i rumori dei motori che passano, rari, a pochi metri da lei. Intanto, torna a com’era la sua vita da principessa, nel Prima. La polvere e il sole, le stoffe colorate e lacere, le punture di insetti e i chilometri per andare a prendere l’acqua, scarsa e sporca. Poi vennero a prenderla. Farai la vita che meriti, Principessa. Vestiti e cibo buonissimo, lavorerai in una casa grande, manderai soldi alla tua famiglia. E’ un posto di alberi grandi come questi ma senza la polvere, avrai anche le scarpe. Asha la principessa era partita, una sera sul cassone di un camion scassato, insieme ad altre ragazze. Solo lei era Principessa, però.
Pin sale sulla vecchia auto. Ha finito di pulire la stalla, deve andare via veloce e tornare entro un’ora: c’è la mungitura serale. Un’ora, non si è neanche lavato.
Cerca.
Settimane o mesi di viaggio, Asha non ricorda: è tutto avvolto da uno strato fitto di sabbia, come quando al villaggio si alzava il vento forte e sentivi solo la carta vetrata sulla pelle mentre correvi alla cieca cercando un riparo. Ogni tanto le tornano in mente i pugni, le parole magiche di Madame che le incarcera l’anima con sangue e peli del pube e spiriti, per qualche secondo ricorda gli uomini sopra di lei, pugni e membri infilati dentro, il dolore in basso, ovunque giù in basso, per domarla come un animale. Ma lei è una principessa, nessuno può domare la sua anima.
Pin va ai trenta all’ora sulla provinciale, guarda la mercanzia esposta su seggioline precarie all’ombra dei pioppi. Qualcuna ammicca, una si alza e si volta, mostrandogli il quarto posteriore grosso e senza mutande. Ma è brutta, Pin passa oltre.
Una gonna corta, una maglia di pizzo e un seno che si alza come le montagne all’orizzonte, il viso di un angelo scurito dalla sfiga di essere nata nella parte sbagliata del mondo, pensa Pin.
Pin mette la freccia e si accosta ad Asha, che lo guarda come guarderebbe un insetto che cammina su un escremento di vacca fumante. A Pin non importa il disprezzo di quella: è solo una donna, non capisce nulla.
Asha osserva il catorcio sporco di fango che si ferma, l’uomo con la faccia da topo e gli occhiali spessi. Puzza di stalla e di sudore vecchio.
“Cinquanta.”
“Per cinquanta davanti e dietro, e pure di bocca.” Pin fatica, si inceppa. Dannata lingua annodata che non segue il cervello. Ma lui ha più vacche di tutti, che cavolo.
“Io sono principessa, tu puzzi e non sai parlare.”
“Venti, vacca. Principessa puttana.” L’ultima parola gli è scivolata dalle labbra come acqua sui sassi di un torrente. Pin sorride. Ripete “Principessa puttana” ancora e ancora.
Quaranta.
Venticinque.
Trenta.
Andata, Pin non ha tempo da perdere. Vorrà dire che pagherà il sovrapprezzo principessa.
Asha lo guarda appena mentre si fa strada tra i cespugli fitti che fanno da sipario al canale. Nel suo ufficio. Lei, la Principessa, non vede il materasso lacero e macchiato, non può. Non vede l’ometto puzzolente e patetico che, tutto contento, la segue come un ratto insegue una crosta di formaggio, cantilenando puttana, puttana, puttana…
Pin trotta scostando i rami che lei lascia andare di colpo, quasi volesse frustarlo. Una bambola gonfiabile calda, per trenta euro può avere tutto quello che vuole: è un po’ cara, ma per l’allevatore più ricco del circondario sono poca cosa. Puttana, puttana, puttana… davanti alla principessa puttana non balbetta quasi più, magari le lascia anche un euro di mancia. Anzi, no, è una donna, non sa niente di niente. Punto.
Asha si ferma, tira su la gonna. Sotto, è nuda. Pin la guarda come guarda la Giuana. Tira giù la cerniera della tuta impregnata di puzza e sudore, prende la principessa per i fianchi, la volta di schiena e la piega, brusco.
Asha, principessa di pongo dal cervello sprangato chiusa nella torre di profumi e ricordi d’Africa, lascia fare. Il corpo non c’è.
Principessa Asha, Principessa Asha, sono la principessa Asha…
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