SPECIALE QUARANTENA
Rosso. Tra dentro e fuori
In 16 Aprile 2020 da Redazione Seven Blog
Apriamo il libro: Parte Prima – Sguardi – Rosso unito
Qualche tempo fa mi trovavo in pasticceria e, un po’ per fare conversazione un po’ per curiosità, ho chiesto alla proprietaria se ci fosse un dolce che vende più di altri. Così lei ha cominciato a raccontarmi che oggi non si compra più il vassoio da dodici paste ma da sei; che la diminuzione degli acquisti è proporzionale al calo di chi va a messa la domenica; che il rum nel babà ha un significato festoso che ai più giovani ormai sfugge; e ha concluso decretando che la regina delle paste rimane il diplomatico, ossia il trancetto di liquoroso pan di Spagna con pasta sfoglia e crema pasticcera: un dolce epico, perché la sua struttura complessa è sentita da tutte le generazioni come il simbolo di un’epoca passata. Cioè il diplomatico è, anche per le nonne, la pasta delle nonne.
Se proviamo a ragionarci, ci accorgiamo che la complessità di cui parla la pasticciera ha a che vedere non tanto con la ricetta in sé, ma con il modo in cui viene gustata. Quando si morde il diplomatico lo zucchero a velo che lo ricopre vola sul palato; poi si sente sui denti il croccante della sfoglia e questa, una volta spezzata, rivela l’umido del ripieno da cui, masticando, cola il liquore fin sotto la lingua. È un dolce che per esprimere sé stesso ha bisogno di un preciso lasso di tempo. Da quando lo addentiamo a quando viene deglutito produce effetti e sensazioni molteplici: il secco e l’umido, il dolce e il liquoroso. Non ha insomma un gusto unico, ma più sapori articolati che persistono e cambiano, anche dopo che lo abbiamo mandato giù.
Che sia un dolce fuori moda dipende forse da questo sottrarsi alla velocità. Un’esperienza diversa rispetto alla Nutella che, come quasi ogni dolce industriale, ha un gusto concorde per tutto il tempo che la teniamo in bocca. L’opposizione tra i due è di certo quella tra un prodotto di lusso e uno economico; tra tradizione artigiana e serialità contemporanea; ma è innanzitutto il contrasto tra due mentalità ritmicamente dissimili: il passo lento dell’uno e l’immediatezza dell’altra.
Non si tratta però di stabilire graduatorie. Omogeneo e disomogeneo, rapido e disteso, sono modi diversi di pensare la materia, ciascuno con le sue piacevolezze. È però indubbio che, in molti ambiti dell’invenzione, è la velocità la cifra dei nostri tempi. Nell’arte e nel design i linguaggi che riscuotono maggior successo sono proprio quelli che si colgono in un baleno, a “colpo d’occhio”, come si usa dire.
Insomma potremmo concludere che, se il diplomatico è una sinfonia, la Nutella è un jingle. E spostando la metafora sul piano cromatico: se il diplomatico è un colore articolato e cangiante, allora la Nutella è un esempio di tinta unita.
Segnalibro e chiudiamo su queste poche righe sul colore rosso tratte da un capitolo di tredici pagine. E, come per il colore giallo ricordato la volta precedente, anche qui sono righe di essenzialità, pennellate di una fotografia di un mondo esterno in movimento: la chiesa, la piazza, la gente, i riti a passo più lento dei giorni di festa, la tappa in pasticceria tripudio per gli occhi e l’olfatto prima ancora di quello reale per la gola; un pregustare sulla fiducia ispirata da pupille, retine e profumi assorbiti a solleticare l’immaginazione. E poi il vassoio colmo secondo necessità, la carta velina a protezione, la carta avvolgente con il nodo a fiocchetto del nastrino a trattenere fermo il contenuto di uno scrigno che ci accompagna nel percorso al contrario verso casa.
Rito domenicale o festivo in un tempo passato. Rito intriso dalla banalità del quotidiano quando si poteva sempre e subito, senza un’occasione se non quella del “entro e compro”, salvo il giorno di chiusura infrasettimanale. Rito pari a zero oggi.
Pari a zero da quando le pasticcerie, intese come esercizio pubblico, da una certa data in poi sono entrate per Decreto nella categoria del “non essenziale”, affidandosi qualcuna, serrande abbassate, all’ipotetica vendita online con consegne a domicilio attivando tutte le precauzioni che il caso richiede.
“Non essenziale?” La pasticceria non essenziale? Talmente non essenziale che siamo, chi più chi meno, diventati tutti pasticcieri a casa nostra, con le cucine trasformate in laboratori di livello. Ho visto – e non lo scrivo solo per complimento – girare post con foto di dolci, anche elaborati, meravigliosi e così ben presentati che vi consiglierei di aggiungere un rigo al vostro curriculum abituale riportante: Artigiano esperto in alta pasticceria (ma solo in caso di necessità).
Siete qua ancora a leggere?
Guardate che lo so che state già pensando al barattolo della Nutella e che vorreste tuffarci dentro almeno il naso. Cioè, fatemi capire, l’uovo di Pasqua l’avete già finito? Va beh…
Ciao! Ci vediamo, si fa per dire, al prossimo colore.
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