La Oden di Hoshi Sato

Enterprise, episodio La singolarità (fonte YouTube)

Perché la gola è ossessione

Torniamo a Enterprise, la quinta serie tv ispirata alla saga ideata da Gene Roddenberry. Vi ho già proposto la cotoletta di pesce gatto di Charles “Trip” Tucker III, il pollo al Marsala di Tavin e la torta di noci di Trip e T’Pol, ora tocca a Hoshi Sato, l’addetto alle comunicazioni reclutata da Jonathan Archer direttamente all’Università, dove insegna lingue. La sua abilità nell’apprendere nuovi idiomi la fanno essere un elemento insostituibile del ponte di comando anche se inizialmente è il membro che soffre maggiormente lo spazio e la pressione di T’Pol e solo grazie all’amicizia con il medico di bordo, il Dottor Phlox supererà più le paure alcune fobie. L’attrice che incarna il guardiamarina giapponese sull’Enterprise NX01 è Linda Park, in realtà attrice coreana nata a Seul.

La ricetta è tratta dal nono episodio della seconda stagione Singularity andato in onda il 20 novembre 2002 negli Stati Uniti e solo il 17 ottobre di due anni dopo in Italia con il titolo La singolarità. L’episodio prende spunto dallo studio di un’anomalia stellare per analizzare le ossessioni che possono intervenire nell’animo a seguito di un possibile effetto estraneo: si va dalla precisione maniacale per la poltrona del Capitano da parte di Trip alla continua insoddisfazione per una prefazione di un libro da parte di Archer. Hoshi Sato, invece, si propone di cucinare al posto del cuoco un piatto nazionale: la Oden. Sato, infatti, è nativa di Kyoto e si ripropone di preparare questa zuppa senza ingredienti frutto dell’elaborazione del sintetizzatore ma recuperati dalla dispensa di bordo in un’epoca dove le provviste hanno un ruolo ancora essenziale. La zuppa non andrà mai bene essendo a suo dire sempre troppo insipida ottenendo alla fine l’effetto contrario tale da renderla immangiabile.

Ingredienti per 4 persone:

  • Brodo Dashi 1,5l
  • Konnyaku 250g
  • Daikon 4
  • Chikuwa 4
  • Gan-modoki 4
  • Satsuma-age 4
  • Sake 70 ml
  • Mirin 70 ml
  • Salsa di soia 40ml

Enterprise, episodio La singolarità (fonte YouTube)

Procedimento:

Per questa zuppa dovrei cercare alcuni ingredienti originali giapponesi e se non hai la tradizionale nabemono, la pentola in terracotta, potrai utilizzarne una in metallo, come del resto fa Oshi nella cucina dell’astronave. Intanto recupera del brodo dashi già pronto, che faciliterà la realizzazione della ricetta così come ti consiglio per il konnyaku, tubero commercializzato in panetti che devi scottare per pochissimi minuti e successivamente tagliare a fette. Ti serviranno quattro uova sode che una volta raffreddate priverai del guscio ma che manterrai intere. Taglia poi in diagonale in pezzi da almeno due centimetri i chikuwa, i gan-modoki e i sastuma-age.

Nella nabemono versa il brodo dashi e aggiungi il saké, il mirin (un saké più dolce), la salsa di soia e il daikon, il ravanello giapponese che avrai provveduto a pulire. Porta a ebollizione e cuoci per altri dieci minuti. Versa quindi tutti gli altri ingredienti e la salsa di soia a fuoco basso per almeno trenta minuti. Se molto spesso si legge che sia ancora più buona il giorno dopo, prevedi di lasciarla raffreddare per qualche ora e riscaldala prima di servirla calda.


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Fabio Muzzio

Fabio Muzzio

Comunica per passione o per deformazione, professionista in fermento e dj ormai mancato. Ironicamente umanista, mediamente fatalista.

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