Rime d’oro e d’avarizia

Dal concorso PoesieSuperbe#2 – Oro come Avarizia
di Elisa Malvoni

Avevi l’occhio cùpido del toro
ed il suo pelo nero liquirizia.

Accantonavi cauto di straforo
mance tra le spire di una biscia.

Ostentavi gratuito decoro
tenevi la casa nella mestizia.

Sottraevi lunari di lavoro
dalla figlia e la sua imperizia.

Celavi alla moglie un tesoro
e nulla ti costava quell’astuzia.

Lei aveva la scienza del castoro
che da un legno un’opera inizia.

Carne poca e polenta di Storo
si facevano sul desco delizia.

Sbranavi tutto con zanne d’avorio
non un “grazie” a renderle giustizia.

Dall’anno in cui stai nel pianoro
sei stato svuotato da ogni poro.

Nessuno t’evoca nell’amicizia
sotto la tua lapide patrizia.

Debora Borgognoni

Debora Borgognoni

Non si è ancora del tutto abituata a ossigeno e forza di gravità, ma non demorde. Morbosamente polemica, reagisce male agli sgrammaticati.

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