I biscotti della dispensa di Hamm

 

Perché la gola è anche un po’ assurdità

Hamm è un vecchio ricco che ha un maggiordomo. Chiamiamolo servitore. Un servitore che lo ha in pugno, ma nel senso meno malizioso del termine. Lo ha in pugno perché Hamm non saprebbe che fare senza di lui. Gli chiede: «Perché non mi ammazzi?», e quello risponde: «Non conosco la combinazione della dispensa».
In uno scenario che si potrebbe definire non realistico, o post-atomico, quattro personaggi -- Hamm il vecchio ricco; Clov, il servitore; Nagg e Nell, madre e padre di Hamm -- continuano imperterriti a fare le stesse cose, a ricalcare senza fantasia e senza abilità le mosse di una partita a scacchi dove Hamm è il Re e Clov l’ultimo pedone rimasto. E i biscotti? Vengono nominati più volte, come unico alimento gratificante, cosicché a Nagg, il vecchissimo padre di Hamm senza gambe che vive all’interno di un bidone della spazzatura (pure la madre, Nell, nel bidone accanto), quando chiede la sua pappa, viene offerto con disprezzo un biscotto e mezzo. “Hamm: «Fuori di qui è la morte. (Pausa). Va bene, vat-tene. (Clov esce. Pausa). E intanto si va avanti». Nagg: «La mia pappa!» Hamm: «Maledetto progenitore!» Nagg: «La mia pappa!» Hamm: «Ah, la vecchiaia moderna! Mangiare, mangia­re, non pensano ad altro. (Dà un colpo di fischietto. Entra Clov. Si ferma accanto alla poltrona) Strano! Non volevi lasciarmi?» Clov: «Oh, non ancora, non ancora» Nagg: «La mia pappa!» Hamm: «Dagli la sua pappa» Clov: «Non c’è più pappa» Hamm (a Nagg)«Non c’è più pappa. Non avrai mai più della pappa» Nagg: «Voglio la mia pappa!» Hamm: «Dagli un biscotto. (Clov esce). Maledetto for­nicatore! Come vanno i tuoi moncherini?» Nagg: «Lascia perdere i miei moncherini» Clov (entra con un biscotto in mano): «Eccomi di ritor­no, con il biscotto» (Mette il biscotto in mano a Nagg, che lo prende, lo palpa, lo annusa) Nagg (lamentoso): «Che cos’è?» Clov: «È il biscotto classico» Nagg: (come sopra) «È duro! Non posso!» Hamm: «Chiudilo!»
Al vecchio Nagg offriamo la ricetta di un biscotto nutriente e leggero allo stesso tempo, e un po’ meno “duro”. Ci prendiamo la licenza di essere buonisti e anche un po’ assurdi. Ci siamo liberamente ispirati a quel capolavoro di Samuel Beckett intitolato Finale di partita.

Ingredienti:

  • 350 g di Farina bianca
  • 150 g di Farina di farro
  • 100 g di Zucchero semolato
  • 200 ml di Latte
  • 1 fialetta di aroma alla Vaniglia
  • 1 cucchiaino di Rhum
  • ½ bustina di Lievito per dolci
  • 1 colata di Miele

Procedimento:

Prima di Finale di partita -- Londra, 3 aprile del 1957.

Impasta gli ingredienti -- farina bianca e farina di farro, entrambe setacciate, zucchero semolato, latte unito a filo, fialetta di vaniglia, rhum, lievito e una colata di miele -- fino a ottenere un composto morbido e omogeneo: ti sarà utile il robot da cucina o l’impastatrice.

Su un ripiano infarinato stendi con il matterello, anch’esso infarinato, una sfoglia alta circa 4/5 mm. Ricavane dei rettangoli o dei cerchi o altre forme di fantasia con l’aiuto di formine.  Ora fodera una teglia con carta da forno, su cui dovrai disporre i biscotti, avendo cura di distanziarli tra loro e bucherellali qua e là con una forchetta.

Inforna i biscotti in forno già caldo a 180° C per circa 20 minuti, quindi sforna e lascia raffreddare prima di servirli.

Messaggio di Samuel Beckett… 

«Hamm è il re in questa partita a scacchi persa fin dall’inizio. Nel finale fa delle mosse senza senso che soltanto un cattivo giocatore farebbe. Un bravo giocatore avrebbe già rinunciato da tempo. Sta soltanto cercando di rinviare la fine inevitabile». (discorso allo Schiller Theater di Berlino)

Un piccolo estratto dell’opera teatrale -- Compagnia teatro instabile, Regia di Livia Carli e Gianni Oliveri con Livia Carli, Paola Carli, Gianni Oliveri, Sergio Raimondo
FINALE DI PARTITA di S. Beckett - Compagnia Teatro Instabile -

 

 

Debora Borgognoni

Debora Borgognoni

Non si è ancora del tutto abituata a ossigeno e forza di gravità, ma non demorde. Morbosamente polemica, reagisce male agli sgrammaticati.

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