Scarpe nuove

Non ho mai capito perché gli uomini non sanno mai cosa regalare alla propria donna. Si arrovellano inutilmente il cervello per cercare il regalo più originale, quello più romantico, quello che duri tutta la vita, mentre l’unica cosa che fa veramente felice una donna è un paio di scarpe nuove.

Non vogliono diamanti ma sandali. Non desiderano un mazzo di rose rosse ma l’ultimo modello di decolleté Prada. Al posto di un abbonamento a teatro preferiscono dei buoni spesa da spendere in un outlet. Non cercano un weekend romantico a Venezia ma un paesino dove ci sia un mercatino che vende scarpe a prezzi convenienti. Non sognano la stanza dei giochi della fortunata trilogia di E. L. James ma una stanza, senza finestre, con le pareti piene di scaffali. Perché il vero problema di questa mania compulsiva è: dove le conservi 100 paia di scarpe in un appartamento di 100 metri quadri?

Il millepiedi che ho sposato ha trasformato il nostro appartamento nel deposito smistamento merci di Zalando: abbiamo scatole di scarpe sotto i letti, sopra gli armadi, nel ripostiglio, nei bagni, nella lavanderia e in tutti i soppalchi. Al grido di «Un paio di scarpe così mi servivano proprio» è capace di portarsi a casa una  novità al giorno e, nonostante io abbia rinunciato a conservare i miei libri, i miei vinili e i miei cd, lo spazio, ovviamente, non è mai abbastanza. Anche perché la regola logistica del first in first out – ovvero la scarpa più vecchia lascia il posto alla più nuova – vale solo per le mie scarpe. Del resto come potrebbe invecchiare una scarpa che hai comprato e messo una sola volta?

La donna non abbina la scarpa al vestito, come vorrebbe farci credere, ma all’evento al quale deve partecipare. Lei sceglie in base alla location dando molta importanza al tipo di percorso sul quale si muoverà. E soprattutto lei sceglie in base alle altre partecipanti. Perché, parliamoci chiaro, nessun uomo noterà quale scarpa indossa la più bella della festa. La donna sfoggerà il suo nuovissimo paio di scarpe solo per fare invidia alle altre invitate.

È fondamentalmente questo che ha riempito le nostre case di scatole di scarpe.

Per gestirle tutte, ho dovuto creare un catalogo multimediale sul nostro PC di casa. Per ogni paio di scarpe c’è una foto, il colore e la tipologia del modello: Ballerine, Basse, Sandali, Sneakers, Sportive, Stivaletti, Stivali, Stringate, Tacco. Per ogni modello c’è pure il tipo di vestito da abbinare e l’accessorio più adatto.

Mia moglie consulta il catalogo combinando i vari filtri e, alla fine, il programma le mostra la locazione esatta, dove è conservato il paio di scarpe scelto.

«Stanza da letto, Stazione 1, Fila 3, Scaffale 11, Ripiano 6, Posizione 7» risponde il programma con la mia voce registrata e sul monitor compare una mappa della casa con una luce lampeggiante che mette in evidenza l’area in cui cercare le scarpe selezionate.

Ho creato anche una versione mobile del software che mia moglie consulta facilmente dallo smartphone o dal tablet. In questo modo ho dato la possibilità a mia moglie di sfruttare al massimo ogni anfratto del nostro appartamento.

Col passare degli anni ho individuato le scarpe che non erano mai selezionate. I grafici che ho mostrato a mia moglie, però, non l’hanno convinta a liberarsi dei modelli low-moving (che si muovono poco nel nostro deposito), così, per combattere lo spirito di conservazione mostruoso delle donne, ho dovuto trovare una soluzione.

Non è per cattiveria che ho cominciato a buttare le scarpe inutilizzate, ma solo perché mi serviva un po’ di spazio anche per le mie cose. Ho potuto, per esempio, conservare i miei vecchi album delle figurine Panini nella scatola di un paio di stivali rossi che mia moglie non metteva mai. La mia collezione di modellini d’auto Burago l’ho divisa in quattro scatole di scarpe che stavano ammuffendo. I fumetti che conservo gelosamente da quando avevo otto anni si conservano meglio nelle scatole – dove non prendono polvere – che sulla libreria.

Quando ho avuto quest’idea, la prima cosa che ho fatto è stata eliminare le foto delle scarpe rottamate dall’archivio digitale. Non l’avessi mai fatto. Come il più pignolo dei collezionisti, mia moglie sfoglia il catalogo anche solo per il piacere di farlo e al primo “taglio” corre da me disperata.

«Ci deve essere un problema, non ci sono più i sandali alla schiava che comprammo insieme otto anni fa a Roma. Ti ricordi? Faceva un caldo tremendo e mangiammo in quel ristorantino al ghetto. Tu prendesti i carciofi alla giudea con i quali ti sporcasti la giacca. Quella macchia non si è più tolta…».

Come avevo potuto essere così superficiale? Mia moglie di ogni paio di scarpe che possiede, non solo ricorda il negozio, il prezzo, che faccia avesse il commesso ma tutto il minimo dettaglio del giorno dell’acquisto, che per lei è sempre un evento memorabile.

«Lo sistemo subito» le dissi e recuperai in fretta e furia tutti i modelli che avevo cancellato dall’archivio.

Quella notte non dormii: se mia moglie avesse voluto indossare i suoi amati stivali rossi di quando aveva sedici anni, avrebbe scoperto dove avevo nascosto i miei album delle figurine.

La mattina dopo fu lei stessa a suggerirmi la soluzione.

«Secondo te, quale delle due sta meglio sotto questa maglietta?» mi chiese mostrandomi due gonne che per me erano in sostanza uguali.

«Quella più lunga» le risposi distrattamente perché avevo avuto una folgorazione.

Quando il software che avevo creato proponeva più di un modello, mia moglie chiedeva sempre il mio parere.

Quella mattina mi finsi malato e non andai in ufficio. Passai tutta la giornata a fare le modifiche al catalogo.

Abbinai a ogni paio “rottamato” un altro “più recente” che potesse andare bene lo stesso, e modificai il software in modo che la ricerca mostrasse sempre i due modelli abbinati.

Modificai le foto dei modelli “scomparsi” in modo da renderli riconoscibili. Scelsi una piccola sfocatura nell’angolo in alto a destra.

Con questa nuova tecnica ho potuto svuotare quasi il quaranta per cento delle scatole che adesso contengono tutte le mie nuove collezioni.

Devo avere solo una piccola accortezza: prima di buttare un articolo devo essere sicuro di avere in archivio un paio equivalente.

«Amore, mi aiuti a scegliere?» mi grida mia moglie dallo studio.

Oggi è sabato e sta scegliendo un paio di scarpe da mettere stasera, sotto il vestito nuovo che ha comprato ieri. La raggiungo nello studio e noto che il vestito è appeso su una stampella dietro di lei. Sul monitor ci sono due foto. Due sandali neri, quello con il tacco 12 ha un angolo sfocato.

Fingo di concentrarmi sulle foto mentre penso alle audiocassette del corso “L’inglese per tutti” che ho recuperato da casa di mia madre. Sono tutte in quella scatola di scarpe con un tacco troppo per essere indossato da una comune mortale.

«Secondo me, sotto questo vestito nuovo ci stanno meglio questi» dico indicando la foto con l’angolo sfocato.

Lei mi guarda con la solita gratitudine: anche stasera l’ho aiutata in una scelta molto difficile.

Poco importa se io possiedo solo un paio di scarpe per l’inverno, uno molto simile per l’estate, un paio classico per le cerimonie e un paio d’infradito.

Il mio parere le ha fugato ogni dubbio.

«Amore, scelgo le altre. Sono più comode ma grazie lo stesso» mi urla contenta e le mie audiocassette degli anni ’80, ancora perfettamente funzionanti, sono salve anche questa volta.

 



Gianluca Papadia

Gianluca Papadia

A quarant’anni ha sostituito il poster ai piedi del suo letto: al posto di Che Guevara ora c’è Don Matteo.

1 commento

  • Antione Alvarado
    15 Nov 2018 a 20:18

    Absolutely with you it agree. It is good idea. It is ready to support you.

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