Segnali

Capisci che stai invecchiando quando, prima di sederti, tiri su il pantalone perché non sopporti che ti stringa sulle ginocchia [I segnale].

Ti dà fastidio tutto, in realtà: chi parla a voce alta[II], chi mastica la gomma facendo quel rumore ripugnante con la bocca[III], chi butta la più piccola carta a terra[IV]. Vorresti eliminare tutti i maleducati dalla faccia della terra[V] e, quando un ragazzetto ti chiama Signore, lo strozzeresti con le tue mani[VI].

Perché il miracolo della vita umana è questo: la mente non ha l’auto-percezione dell’invecchiamento. Sarà un difetto di fabbrica oppure un colpo di genio, ma il nostro cervello pensa sempre di avere quindici anni. Ignoriamo i segnali che il nostro corpo ci manda, non perché siamo troppo orgogliosi per accettarli ma perché non siamo stati programmati per percepirli, la nostra età biologica non coincide con quella anagrafica.

Quando il tuo medico inizia a prescriverti farmaci da prendere tutti i giorni[VII] pensi che sia arrivato il momento di cambiarlo: «ormai si è fatto anziano», ti sforzi di pensare per astrarti da quella scena pietosa. Quando nella metro devi chiedere a chi ti sta di fronte di tenerti il libro perché il braccio non è abbastanza lungo[VIII]: «è il libro che è stato stampato male. Maledetti cinesi. Hanno usato caratteri troppo piccoli», è l’airbag anti-invecchiamento che t’impedisce di comprare gli occhiali per la presbiopia. Quando sul divano hai sempre più bisogno del plaid sulle gambe[IX]: «è colpa del cambiamento climatico», è l’SOS che ti arriva dal fanciullino che vive dentro di te. Quando bevi mezzo bicchiere di alcol la sera e ci vogliono tre giorni per smaltirlo[X]: «maledetti cinesi. Sempre loro. Falsificano tutto», è la scusa che inventa il tuo subconscio. Quando i tuoi capelli iniziano a cadere[XI]: la colpa è del disastro di Chernobyl, «che ne sai tu delle piogge acide», esclami al giovane apprendista che ti fa lo shampoo dal barbiere. Se usi sempre più spesso i proverbi [XII], attribuisci la colpa alla tv spazzatura. È la moda del momento che fa schifo[XIII], non sei tu che odi “la vita bassa”, “il cavallo lungo” o “la gamba cortissima da allagamento in corso”.

«Perché non lascia il posto ai giovani?» mi chiede l’anziano che nella funicolare, siede di fronte a me.

«Come, scusi?» rispondo confuso, sono ancora sotto choc perché una ragazzina dell’età di mio figlio mi ha lasciato sedere al suo posto[XIV].

«Maurizio Costanzo» dice la vecchietta al mio fianco.

«Sei una mummia. Ci vorrebbero i sottotitoli quando parli e ancora non ti arrendi?» mi chiede il vecchio.

«Scusate, ero perso nei miei pensieri» cerco di giustificarmi. Stavo pensando ai controllori che ormai non vogliono più vedere il mio abbonamento[XV]. Si fidano di me perché sono vecchio?

«L’ha visto ieri sera Maurizio Costanzo?» incalza la vecchia.

«No, mi dispiace» e vorrei aggiungere: «non sono così vecchio», ma sto zitto.

«Secondo lei, non è arrivato il momento di andare in pensione?» mi chiede l’uomo che dovrebbe avere, circa, settanta anni.

«Ha tre matrimoni sulle spalle» s’intromette la sua coetanea. Chissà se anche lei ha problemi a tagliarsi le unghie dei piedi[XVI], io devo fare uno sforzo enorme.

«Allora, secondo lei, perché ha sulle spalle tre mogli, lo dobbiamo sopportare fino a che muore?» insiste l’uomo. Chissà se anche lui usa la mia scusa per giustificare tutte quei solchi che ha sulla faccia: «Sono rughe di espressione. Le ho sempre avute»[XVII]. Vorrei chiedergli se a cinquant’anni anche lui ha speso parecchi soldi in creme e trattamenti vari.

«Secondo me Costanzo è bravo. Ha fatto la storia della radio e della tv italiana» dico a voce alta, cercando il consenso dell’intero vagone.

«Ecco appunto, è in tv dai tempi dei dinosauri. Adesso basta, però. Quando uno è troppo vecchio, dovrebbe starsene a casa» risponde prontamente l’uomo.

«Penso la stessa cosa di te» vorrei dirgli per replicare al suo cinismo irrazionale ma lascio stare. Non è colpa sua: il suo cervello continua a mandargli un’immagine distorta di sé. Il giubbotto di salvataggio sinaptico dentro la sua testa non gli fa comprendere che Maurizio Costanzo ha solo qualche anno in più a lui. Sono sicuro che quando entra nel circolo anziani saluta tutti con un «Buongiorno ragazzi»! Non è demenza senile cronica la sua, è puro istinto di sopravvivenza.

«Non sei più un teenager» vorrei urlargli ma si potrebbe offendere ed io sono giovane e ho rispetto per le persone anziane.



Gianluca Papadia

Gianluca Papadia

A quarant’anni ha sostituito il poster ai piedi del suo letto: al posto di Che Guevara ora c’è Don Matteo.

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