“Il tempo è un pozzo nero. E la magia che abbiamo in mano noi musicisti è quella di stare nel tempo, di dilatare il tempo, di rubare il tempo. La musica, tra le tante cose belle che offre, ha la caratteristica di essere non un prodotto commerciale, ma tempo condiviso. E quindi in questo senso il tempo come noi lo intendiamo non esiste più”

Ezio Bosso

Divieto di Non Assembramento. Simon & Garfunkel in Central Park nel 1981

Stare nel tempo, dilatare il tempo, rubare il tempo, tempo condiviso. Il concetto tempo applicato alla musica, alla musica tutta, e a tutti quei concerti-evento che hanno segnato la storia della musica internazionale a dispetto dei gusti personali, della popolarità degli artisti, della critica spesso feroce. Concerti che hanno un’aura di immortalità per aver toccato o record di affluenza, nell’ordine di centinaia di migliaia di presenze, oppure per aver raggiunto un’intensità espressiva unica che è propria di certe performance live, o ancora per il particolare periodo storico in cui si sono svolti, o per il luogo simbolo, o per aver radunato sul palco tanti e tali artisti da farne un momento unico e irripetibile. Ne sono esempi i festival di Monterey, di Woodstock, dell’Isola di Wight; il concerto dei Rolling Stones ad Hyde Park nel 1969, quello di Bob Marley a Kingston nel 1978, di Patti Smith a Firenze nel 1979, il Live Aid del 1985, l’addio musicale di Freddie Mercury a Wembley nel 1986, l’evento The Wall dei Pink Floyd a Berlino nel 1990 e molti altri ancora, tra i quali lo storico concerto del duo Simon & Garfunkel ricomposto per l’occasione, dopo undici anni di carriere da solisti, su un palco in Central Park per una notte di fine estate del 1981. Una notte di bella musica per New York e non solo.

New York 1981. L’America non è più quella degli anni ‘60 e il passaggio dagli anni ‘70 alla decina successiva ha segnato cambiamenti ovunque, sia sul piano sociale che culturale e politico. Gennaio di quell’anno registra il cambio della presidenza da Jimmy Carter a Ronald Reagan mentre la città sembra stagnare in stand-by, ripiegata su se stessa in un immobilismo economico con radici ormai profonde e non facilmente estirpabili. Un po’ ovunque ci si muove in cerca di soluzioni efficaci per ridurre un torpore che sembra asfissiare strade e persone.

Spetta a Gordon Davis, sovrintendente per la custodia e la promozione delle aree verdi metropolitane newyorkesi, l’idea geniale di rilanciare Central Park, il polmone verde della Grande Mela, attraverso una serie di concerti-evento all’aperto, gratuiti, capaci di richiamare un grande numero di pubblico e, contemporaneamente, per riqualificare l’area, di poter sfruttare il relativo indotto, sia commerciale. – derivato dal merchandising appositamente prodotto –    che quello mediatico – derivante dai diritti per la trasmissione dell’evento in tv e la successiva immissione sul mercato della riproduzione in cassetta VHS, prima e in DVD, dopo.

Nell’iniziativa si cerca di coinvolgere Ron Delsener,  per cinquant’anni il più grande organizzatore di concerti a New York e curatore di spicco di carriere dai nomi illustri come Bob Dylan, Frank Zappa, Rod Stewart, che, immediatamente, individua nell’ex leggendario duo Simon & Garfunkel i personaggi perfetti per avviare la prima di una serie di serate di grande attrattiva.

Paul e Art personaggi perfetti, quasi su misura, non solo perché dalla loro separazione definitiva nel 1970 non si erano quasi più rivisti ma anche per le loro radici cittadine e, soprattutto, per quelle loro ballate in cui risuonavano immagini e atmosfere newyorchesi indelebili.

Al promoter fu sufficiente una telefonata per convincere Paul Simon e Art Garfunkel a ritrovarsi insieme, di nuovo ancora duo, dopo che le loro strade, per divergenze caratteriali, si erano divise undici anni prima, all’apice del successo, per intraprendere ognuno un nuovo percorso in ruolo di solista. I due, nonostante la lunga separazione e i vecchi attriti, lavorarono al progetto per tre settimane, scegliendo brani, ordinandoli in una scaletta di venti canzoni, le più  rappresentative di una carriera sfavillante, ricreando la magia degli anni d’oro, quegli anni brevi ma intensi, i favolosi anni ‘60/‘70 quando il duo era il simbolo della musica a stelle e strisce più dello stesso Bob Dylan, quando ancora rappresentavano i sogni e le aspirazioni di un’intera generazione. Ron Delsener aveva visto giusto.

New York. Great Lawn di Central Park, 19 settembre 1981, ore 18:30 circa. Si contò una folla immensa, un’affluenza record costituita da 55mila presenze, tra ex ragazzi di allora e nuovi giovani, ognuno con la propria carica emotiva che si sprigionò tutta in quell’applauso, quasi un boato, dopo una brevissima presentazione: “Ladies and Gentlemen… Simon… and… Garfunkel” per accogliere l’ingresso dei due artisti, più maturi, ormai quarantenni, ed il semplice accenno di Mrs. Robinson in una versione talmente energica da rievocare anche le emozioni che erano scaturite dalla visione del film The Graduate, Il Laureato, con un Dustin Hoffman agli albori e una prorompente Anne Bancroft.

Simon & Garfunkel - Mrs. Robinson (from The Concert in Central Park)

C’è tutto in quel concerto. A cominciare dal palco volutamente scarno ed essenziale, quasi la riproduzione di un tetto di fabbrica, così da assaporare la musica senza distrazione raccogliendo solo brividi per l’intensità di esecuzione tra armonie vocali e melodie ancora oggi affascinanti. Una struttura semplice in uno scenario ideale ad accogliere la musica quasi fiabesca di Paul ed Art insieme agli straordinari musicisti che li accompagnarono: Steve Gadd e Grady Tate (batteria e percussioni), David Brown e Pete Carr (chitarre), Anthony Jackson (basso), Richard Tee (tastiere), Rob Mounsay (sintetizzatori) e la sezione fiati composta da John Gatchell, John Eckert (trombe), Dave Tofani e Gerry Niewood (sassofoni), senza i quali il concerto non potrebbe essere ancora ricordato, dopo quarant’anni, in tutta la sua magnificenza.

Simon & Garfunkel, Central Park, fonte YouTube

Paul e Art, facce pulite, coetanei, cresciuti nello stesso quartiere, con gli stessi sogni e ambizioni, amici e compagni di scuola, insieme nelle prime recite scolastiche, con i provini nelle camerette, gli inchini, sognando un pubblico e un sorriso a favore di stampa. Insieme e così diversi nell’America del Dopoguerra, delle radio e del boom economico.  La prima scrittura, ancora adolescenti, per un disco singolo che ebbe un discreto successo. Più avanti il primo album, Wednesday Morning, 3 A.M. che si rivelò un flop, pur contenendo una fase embrionale di quello che, più tardi, sarebbe diventato un brano caratterizzante da solo un’epoca: The Sound of Silencee che darà  il nome al loro secondo album.

Gli attriti iniziali e la separazione, gli studi universitari. Paul che compone, viaggia, raccoglie contaminazioni musicali esibendosi in piccoli locali e scrivendo testi nelle stazioni ferroviarie. Art che affina ulteriormente la voce che già era considerata angelica. Si ritrovano, rimescolano parole, note e tonalità, rimescolano personalità tra la poca avvenenza di Simon da una parte e dall’altra Garfunkel, alto, biondo e che piace alle ragazze. Tanto polemico, graffiante, perfezionista, un vero talento compositivo il primo, quanto fragile e poco incisivo il secondo. Ricompongono il duo, lanciano un nuovo album, un terzo, un quarto, un quinto, Bridge over Troubled Water, il più grandioso, la vetta del successo, premiato con 6 Grammy Awards, 25 milioni di dischi venduti, ancora oggi nella posizione numero 51 nella lista dei 500 migliori album secondo la rivista Rolling Stone e Brit Awards nel 1978 come “miglior album internazionale degli ultimi 25 anni”.

Gli attriti non si placano tra un lasciarsi e un riprendersi, tra tournée mondiali estenuanti, tra uno che compone testi e musica e un altro che ci mette la voce ma che è già attratto e distratto dalla potenzialità del cinema e da un suo possibile ruolo in esso. L’album segna il loro indiscutibile trionfo ma le strade si dividono se non per ricongiungimenti futuri sporadici. Sul piano caratteriale una mediazione non sarà più possibile.

Simon troverà una nuova dimensione ed eccellenza con il cantautorato intellettuale e con la passione per le diverse culture sonore diventando un pioniere della World Music più illuminata. Anche Garfunkel, dopo l’esperienza cinematografica, si dedicherà di nuovo alla canzone seguendo un filone sicuro come il pop melodico con album anche raffinati e pieni di autori di classe, senza tonfi o scossoni particolari e un po’ snobbato dalla critica che conta.

Simon & Garfunkel, Central Park, fonte YouTube

Al di là di come siano andate le loro vite personali da un certo punto in poi,  quella sera, in quel concerto, c’è tutto: ci sono le scosse evocative e nostalgiche dei fan reduci dagli anni d’oro  e la magia di un tutt’uno armonico e di comunione tra pubblico e artisti come solo certi eventi sanno regalare; c’è l’addio storico al vecchio modo di fare live e premonizione di quello nuovo, più improntato su uno stampo umanitario ed ecologista che prende  inizio proprio dagli anni ‘80. Ci sono i brani storici dove affiorano i sentimenti del ricordo, le riflessioni sull’amicizia, la dolcezza espressiva, le metafore sulla incomunicabilità, i sogni e gli incubi, le asperità, le ferite, le scelte imposte dal passare implacabile del tempo, la metropoli in crisi, la ricerca dell’essenza, non sempre trovata, del proprio Paese, la voglia di fuggire, la fine dei sogni e dell’innocenza.

Brani dai titoli impegnativi, tasselli imperdibili, ascoltati, quasi vissuti e consumati come pochi altri bestseller: Mrs. Robinson, Homeward Bound, A Heart in New York, Bridge over Troubled Water, 50 Ways to Leave Your Lover, The Boxer, Old Friends, The 59th Street Bridge Song.

C’è tutto in quel concerto. C’è anche la sera che inesorabilmente cala e nell’aria risuona l’incipit splendido dell’ultimo brano, The Sound of Silence, in chiave intimistica come all’origine, 4:13 minuti di pura poesia che iniziano con Hello darkness, my old friend / Salve oscurità, mia vecchia amica.

Finisce così tra la folla commossa un periodo, dal 1957 al 1970, dall’adolescenza alla consapevolezza di giovani uomini trentenni che per un periodo hanno incrociato i loro destini e le loro abilità formando un duo formidabile, un mito sulle cui armonie vocali lasciar correre liberamente sensazioni fantastiche e che hanno lasciato album, adesso un po’ impolverati, ma che sanno ancora risplendere di luce propria.

Un duo, un periodo di musica corale, semplicemente loro, Simon & Garfunkel.

 

Attilia Patri DP

Attilia Patri DP

Tagliente e raffinata, attenta e minuziosa, tra l'ironico e il cinico bazzica tra le notizie di attualità rilasciando commenti qua e là

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