Specchio delle mie brame

Lo specchio è stato sempre un oggetto che ha suscitato interesse e fascino in me. Ricordo ancora i “giochi” davanti allo specchio della camera dei miei davanti al quale mi piaceva sperimentare le tante espressioni mimico- facciali. Lo specchio ci induce ad analizzare le innumerevoli sfaccettature del nostro essere, a prenderne innanzitutto visione e poi ad accettarle acquisendo nuove consapevolezze. A volte l’immagine che vediamo riflessa in esso non ci piace e sfuggiamo ad essa.

Specchiarsi” significa “mettere alla Luce”, rendere visibile una realtà che spesso non traspare o viene negata. Lo specchio può essere compagno o nemico. Lo specchio può provocare in noi avversione o farci elevare mura difensive perché rappresenta il mezzo attraverso il quale l'”invisibile” si tramuta in ciò che è “visibile”, “tangibile”. Attraverso lo specchio varchiamo la soglia per intraprendere il cammino della riflessione, della conoscenza di noi stessi.

In materia di relazioni interpersonali, mi piace pensare che l’Altro, la persona con la quale interagiamo, ci faccia da “specchio”. Attraverso lo sguardo dell’Altro puntato su di noi riusciamo ad esplorare al meglio il nostro mondo personale in cui “conscio” e “inconscio” si mescolano senza limiti spronandoci ad esplorare qualcosa di inedito che può incuterci interesse o addirittura paura.

Appena nasciamo ci è data la possibilità di fare la prima esperienza di rispecchiamento. Ogni neonato utilizza lo sguardo della propria madre come uno specchio. In esso rintraccia elementi, informazioni e aspetti del mondo che lo aspetta. Attraverso questo rispecchiamento si impara a connettersi con l’Altro, a percepire stati d’animo, emozioni e sensazioni. Il rispecchiamento tra neonato e mamma è un’esperienza unica e indescrivibile. E’ segnata da una sorta di imprinting dai contorni magici e va vissuto pienamente. Se viene meno causa emozioni negative come angoscia, tristezza e depressione.

Dalla nostra nascita in poi, nel corso della nostra esistenza. incontriamo “grandi” e “piccoli” specchi. I “grandi specchi” sono quelle persone nelle quali rintracciamo parti di noi stessi, del nostro essere, del nostro vissuto. Diventano guide della nostra esistenza, punti di riferimento quando ci smarriamo, quando il buio non ci consente di distinguere ciò che è “giusto” per noi da ciò che è “sbagliato”. I “grandi specchi” lasciano tracce indelebili del loro esistere nella nostra anima.

 I “piccoli specchi” sono invece quelli nei quali non riusciamo a ritrovarci completamente. Nei confronti di essi proviamo distacco o addirittura avversione. Nonostante siano fonte di emozioni negative e stati d’animo dai quali vorremmo sottrarci sono utili per la nostra esistenza. Ci consentono di sviluppare il nostro sistema di giudizio e le convinzioni sulle persone e il mondo che ci circondano. Ma che siano “grandi” o “piccoli” specchi ci trasformano, ci fanno evolvere nel nostro percorso umano proiettato verso l’autorealizzazione e miglioramento.

 

Mary Empatika

Mary Empatika

Ribelle e sognatrice, in giro per il mondo scruta ciò che è non visibile con la sua valigia di sogni e un taccuino viola.

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