Superbatelle regali

Il racconto secondo classificato di Ricettacolo – La Superbia
di Flavio Tamiro

Un giorno, nelle alte montagne del Trentino,
un pino cembro si era reso conto di essersi eccessivamente appesantito a cagione dei troppi semi contenuti nei suoi strobili. Il fenomeno gli appariva strobiliante e lo insuperbiva in quanto dimostrava la sua fecondità e l’ottima condizione fisica.
Tuttavia quel peso era faticoso da portare e i rami si sarebbero potuti spezzare col vento o nel corso di un temporale.
Decise di spedirli per posta a un suo amico di Parma, un tipo assai sportivo, appassionato di calcio.
L’aveva conosciuto durante un’escursione nel bosco e gli aveva già fatto dono di numerosi funghi di montagna.
I pinoli sono peraltro ricchi di calcio e proteine.
Nel pacco inserì dei funghi freschi che erano cresciuti sotto il suo tronco, celati dal muschio.
L’amico di Parma si chiamava Pino e faceva il domestico presso la villa del Marchese Scalogno, lavorando anche in cucina come cuoco. Era un Pino Domestico.
Pino Domestico, quando era impegnato a cucinare, soleva allenarsi nel palleggio con una cipolla o con uno scalogno,
che faceva rimbalzare sul piede in modo destro, tanto per tenersi in forma.
Nel tempo libero partecipava a gare di Freestyle.
In effetti, essendo un pino era dotato di aghi e l’agonismo gli risultava familiare.
Mentre palleggiava però, le elle della cipolla si erano tagliate e avevano iniziato a piangere.
Pino le aveva disinfettate con del vino bianco, tolto dal frigorifero, ovviamente un Pinot.
Suo cugino Giò era un abile tessitore, esperto nella lavorazione del lino, in particolare della “tela batista”,
colla quale realizzava pizzi e merletti di ottima fattura.
Era un tessitore superbo ma anche un vero golosone,
appassionato dell’olio d’oliva al punto di berselo a piccoli sorsi(ne beveva un fi-lino).
Nelle pause infarciva dei panini unti d’olio d’oliva con pomodori secchi, un uovo sodo, prosciutto di Parma e altro ancora, divorandoseli in pochi pantagruelici bocconi.
Giò era molto legato a Pino, si poteva dire fosse il suo
Giò- p- Pino.
Pino non era un tipo molto religioso ma una sera, a bordo della sua Tipo, mentre rientrava a casa dal lavoro, fu abbagliato dai fari di un’autovettura che marciava in senso contrario e quasi finì contro un abete.
Per un Pino rimanere inabetito è un vero dramma e la cosa lo sconvolse tantissimo.
Improvvisamente sentì i morsi della fame e venne preso da una crisi mastica.
Corse a piedi fino alla Basilica della Steccata, vedendone due invece che una.
L’abbaglio e la fame gliela facevano sembrare Bi-steccata.
Entrò in chiesa e si genuflesse su una panca di pino(non era sua però) ed iniziò a pregare fervidamente.
Dopo un Padre Mosto, due Fave Maria e un Crudo
ebbe una visione gastronomica di grande portata.
Gli si pararono innanzi San Vassoio e San Pietro Apestolo,
sospesi a mezz’aria nella navata centrale.
San Vassoio andò via subito poiché trasportava la Sacra Carota; profumava intensamente in quanto lo aspettavano a-Roma.
San Pietro Apestolo era coronato da un’aura di pinoli benedetti, col capo cinto di foglie di basilico, sicuramente raccolte nel giardino della basilica.
Nella mano destra stringeva un pestello d’oro.
Pino, in estasi mastica, si ritrovò attorniato da una decina di putti di pollo e una quindicina di pom-amorini, in adorazione.
San Pietro spiegò a Pino che Dio voleva lui imparasse una ricetta superba, servita nei ristoranti dell’area metropollitana del paradiso.
Pino rispose a San Pietro che era tutto orecchiette e si sarebbe appuntato ogni minimo particolare.
Pietro gli chiese:”Cosa fa tuo cugino Giò coi lini?”
Pino, su suggerimento segreto di un putto di pollo esordì :”
FaGiòlini!
Bravissimo! Replicò Pietro. Fattene dare da lui 300 grammi circa e mettili in una vaschetta.
Adesso ti ricordi di quelle elle che si sono tagliate e tu hai medicato col vino?
Certamente! Eloquì Pino.
Sono diventate tagliat-elle e te ne serviranno 425 grammi.
Filtra 200 ml di Pinot e depositalo in un bicchiere, mentre i pinoli donati dal Pino Cembro li conserverai in una ciotola.
Ne bastano 150 grammi.
La cipolla ce l’hai già ma lavala, che l’avrai sicuramente sporcata col piede, tu e il tuo benedetto vizio di palleggiare in cucina…
Dio ti ha illuminato con un abbaglio. Lascia stare gli Abba, che sono tornati in Svezia nella loro stanza d’albergo, e dall’aglio taglia tre spicchi,che triterai Abba-stanza.
I funghi falli a fettine e tienili al fresco.
Ora recita una preghiera pensando al bue, all’asinello e ai Re-Mangi dentro la capanna.
Togli la Ca, targa di Cagliari e non di Parma e della capanna rimarrà la panna.
Te ne bastano 380 ml, massimo 400.
Rientrando alle cucine della villa vi troverai Re Verdu, un sovrano altero e superbo come pochi.
È un re vegetariano che dovrai ridurre in brodo anche se lui si opporrà colpendoti con dei porri.
Ti consiglio di leggere come facesse il sultano Ben A-dad
a ridurre in brodo i suoi nemici in battaglia.
È suo il celebre detto “Il dado è estratto!”
Non essere superbo, non fare la Star, o te ne pentolerai.
Fai come ti dico!
S’odo bene la voce del Signore tu ora sei un uomo nuovo, ma l’uomo non si cuoce e a te basta n’uovo s’odo.
Ti servirà nella fase finale della ricetta.
Il basilico te lo fornisco io, il parmigiano sei tu e i pomodori secchi e l’olio d’oliva li prenderai da tuo cugino.
Ascolta le modalità di preparazione del piatto che chiameremo Superbatelle Regali.
I pinoli e i funghi te li hanno di fatto regalati.
Anche se il lino non dovesse pentirsi metti i pinoli in un pento-lino e falli indorare lievemente, senza abbrustolirli.
Le superbatelle vanno bollite nell’acqua con qualche goccia d’olio, scolate ancora al dente e conservate al caldo.
I fagiolini tagliati a strisce sottili e messi da parte.
In un tegame scalderai nell’olio l’aglio e la cipolla per alcuni minuti, a fuoco medio, indi inserirai i funghi e girerai il tutto con un mestolo.
Al preparato aggiungerai la panna(il bue e l’asino lasciali perdere), il vino(se non se lo sono scolato i Re-Mangi, ma non dovrebbero perché avevano oro, incenso e birra) e il brodo di Re Verdu(verdure).
Fai bollire per 12-15 minuti a fuoco moderato e verso la fine abbassa il fuoco.
I fagiolini, i pomodori, i pinoli e il basilico, dovranno essere posti nel preparato con un pizzico di sale.
Le superbatelle si servono su piatti caldi (amicizia funga).
il sughetto superbissimo che hai fatto cuocere va versato sulle superbatelle già poste nei piatti, belle fumanti.
L’uovo sodo si può grattugiare sopra e si possono aggiungere delle fettine di Crudo di Parma e parmigiano in scaglie fini(questa opzione è riservata ai golosi più superbi).
Attenzione! Re Verdu è davvero superbo e avrebbe potuto rifiutarsi di farsi ridurre in brodo.
Egli è un ammasso di “superbia voglio”, la quale cresce appunto solo nel giardino del re.
Puoi porvi rimedio mettendo davanti a Re Verdu delle targhe automobilistiche di Bologna di dimensioni super.
Lui si roderà. Togli il prefisso super e lascia solo Bo.
Al Bo congiungi la radice Rod, dal verbo(è il verbo divino)
rodere. Ne otterrai il brodo! B-ROD_O.
Eppoi una persona soup-erba si presta bene a fare un brodo vegetale ibrido, un po’ inglese un po’ italiano.
Addio Pino, in paradiso le trenette sono pronte e io sono l’Apestolo, manco a farlo appostola.
Alla prossima puttata e stasera alla tv mi guardo il superb-all…

 

Debora Borgognoni

Debora Borgognoni

Non si è ancora del tutto abituata a ossigeno e forza di gravità, ma non demorde. Morbosamente polemica, reagisce male agli sgrammaticati.

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