Tesori magri

Le grucce vuote e lisa la carezza
in realtà dita colme di tesori
magri che ballano sulla mia testa.
Il polso steso, un sogno immobile
di vetro e dai vialetti
l’erba cresciuta, e se guardare basta
il tutto è qui ma non si va
più in là di un cerchio scomodo
e macchie di bellezza crepitanti.
In questo abbaglio del mancare
il buio ti mangerà mia ombrosa
e non avrai più gambe,
nei quadri di Chagall la luna è sola
i fili non raffigurati
e il derma che si libera di te.
Se un crescendo non fosse,
cos’altro?

Nota:

La “fiaba felice” che possiamo vedere in un cielo di Chagall, più che un’ispirazione, è un’aspirazione a liberarsi dell’atmosfera greve che intacca lo strato appena sotto quello conscio, dove la veglia comincia a cedere a un oblio che imprigiona e rende insano il sonno, lo interrompe, gli sussurra di non iniziare mai o non finire mai. Gli fa intravedere tesori attesi per il prossimo futuro e poi li trasforma in buio. La felice eterea libertà  del dipinto è l’opposto al senso dei “tesori magri”, quelli che, già così scarni, per di più sfumano. L’opposto si vorrebbe catturare, perciò lo si fa comparire.

L’opera di copertina è un dipinto di © Marc Chagall, Le cinque candele, 1953-56

 

Rita Stanzione

Rita Stanzione

In versi, prova a dare sbocco al pensiero sospeso. O anche il contrario. Su tutto, cerca la poesia per superare il senso del razionale.

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