Ma mi faccia il piacere!

E come lo racconti uno come Totò? Con i pensieri che arrivano man mano e le dita digitano sulla tastiera. Sono 50 anni che ci ha lasciato, non ho fatto in tempo a vederlo dal vivo, fosse in una sala cinematografica, in TV o a teatro. Per Antonio de Curtis il successo fu straordinario sul pubblico, mentre la critica non fu benevola, i suoi film erano di “cassetta” e quindi considerati leggeri e così finì con l’osannarlo una volta morto, come capita spesso ai grandi. La sua comicità, giocata sulla mimica facciale e fisica, imitata e caratterizzante non solo per la sua Napoli, era giocata sui doppi sensi, spesso pure spinti, soprattutto se riportato agli anni in cui ha vissuto; alcune battute erano molto taglienti e indirizzate ai costumi di un’Italia che poi, in fondo, il vizio privato e la pubblica virtù lo ha ben radicato ancora oggi. Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfiro-genito Gagliardi de Curtis di Bisanzio ha rappresentato anche lo specchio di una società, soprattutto di chi apparteneva alla parte più svantaggiata e suo malgrado protagonista di quell’Arte di arrangiarsi. Scorrendo la sua filmografia riporto qualche pensiero scoprendo che, tutto sommato, poco è cambiato.

Che dire del pesce che si costantemente si sposta nel momento in cui Isa Barzizza è nuda nella vasca da bagno e impedisce di essere guardata da Totò travestito da Hostess in Fifa e arena, parodia di Sangue e arena con il sex symbol di quegli anni, Tyrone Power:

Deve essere un pesce democristiano

 Come, sempre nello stesso film, una battuta molto abusata e che oggi sarebbe pure giudicata populista

A proposito di politica, non si potrebbe mangiare qualcosina?

 La politica è stato un cavallo di battaglia nella sua produzione cinematografica, e torna in mente l’ossessivo

Vota Antonio, vota Antonio

che ne Gli onorevoli arriva a pronunciare persino alla finestra con il famoso megafono improvvisato. E come non ridere della repentina fulminante risposta al

Vota Antonio La Trippa, agli italiani piace la trippa

Sì, ar sugo

Qualcuno, a turno si è impossessato del dialogo pre elettorale, quello del

Do ut Des, io do tre voti a te e tu dai tre appalti a me

in Rete si legge che Totò oggi sarebbe grillino, come se in realtà stesse interpretando un copione (Gino Cervi è famoso per essere stato un Sindaco comunista ed era nella vita di idee liberali) e come se questi problemi non fossero con tutta probabilità riscontrabili nella Roma antica e molto forti pure nel 1963, quando il film venne girato.

L’ironia verso la politica nata da un incontro reale è pure con l’Onorevole Trombetta in Totò a colori

… Io sono l’Onorevole Trombetta…

Eh, chi è che non lo conosce quel Trombone di suo padre! Bravo!

All’origine di questa scena, come ha raccontato al Corriere del mezzogiorno Liliana de Curtis l’11 maggio 2013 a Natascia Festa, ci fu l’incontro in vagone letto tra il padre e Giulio Andreotti con un gioco di parole fra loro, quando l’attore, nel lamentarsi di essere il più tartassato d’Italia con Andreotti, si sentì rispondere “Decurti!” e lui rispose “No! De Curtis!”.

In Totò di notte si evidenzia la fame, quella dell’artista, anzi degli artisti, visto che al suo fianco c’è il grande torinese Erminio Macario. Al ristorante si vedono costretti a ordinare al cameriere non ciò che piace ma ciò che costa meno, con il dito che scorre a destra del menù e la scelta, triste e simbolica, cade sul consommé

Lungo

così, ahimè, si può consumare insieme.

Quanto si parla di tasse, della voracità di chi è esattore e di quanto vi sia la tendenza a evadere appena possibile la tematica è di stretta attualità. Prendo I tartassati, dove recita al fianco di un altro mostro sacro: Aldo Fabrizi, il Maresciallo Fabio Topponi, incorruttibile e dallo stipendio con cui si fatica a mantenere la propria famiglia. Topponi non cede alle lusinghe del Totò-Cavalier Torquato Pezzella pure mal consigliato dal ragioniere Ettore Curto, un giovane Louis De Funès. Pezzella ci proverà con le simpatie politiche:

Quando c’era lui…

e con una specie di serenata, con la canzone napoletana

Tuppe-tuppe, mariscià!

E pure andando a caccia con lui, per trovare nella passione venatoria un punto di contatto per ammorbidire la situazione. Alla fine diventeranno consuoceri alla ricerca di un modo chi per arricchirsi e chi per recuperare gli arrettrati da pagare: il Totocalcio, affidando quindi alla fortuna il proprio destino, metodo illusorio e si spera non patologico.

La politica e la dittatura: Vittorio De Sica che dopo l’8 settembre si sveste dei panni di Maresciallo e indossa quelli finti da prete e Totò che da ladro ne assume il ruolo per evitare l’arresto. La rabbia, lo sberleffo verso il nazismo e il fascismo si traducono ne I due marescialli con la sequela liberatoria di pernacchie che diventa un vero trattato sull’argomento dopo il discorso del Tenente Kesller, sostenuto dall’ottuso gerarca fascista prono all’alleato che non sa andare oltre al

Senz’altro!

Ma non esiste solo il grande potere, quello che porta alla rovina intere nazioni e devasta i continenti, c’è quello più sottile, vigliacco e frustrato di tutti i giorni del Caporale. In Siamo uomini o Caporali un perfetto Paolo Stoppa incarna il prototipo dell’individuo che umilia, tiranneggia ed esercita il potere sull’uomo che deve subire tale trattamento

a qualunque ceto a essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi e pensano tutti alla stessa maniera

L’inutilità della guerra, due eserciti e personalità a confronto e il terzo incomodo: I due Colonnelli sono Totò e Walter Pidgeon, che si contendono un paesino e lo conquistano a turno. Le due personalità, italiana e inglese, si confrontano e si contendono pure la bella del paese. L’incomodo, invece, è il tedesco

Memorabile è il botta e risposta con il Maggiore Kruger dell’esercito del terzo Reich che vuole radere al suolo il paesello

Badate Colonnello, io ho carta bianca!

E ci si pulisca il culo!

L’ovazione del suo reggimento suona come liberatoria dal giogo dell’invasore, sia esso amico, nemico, ex amico o ex nemico.

Ne cito un’altra, quando il Colonnello Di Maggio deve essere fucilato per ordine tedesco dai propri soldati: questi si rifiutano e, ovviamente, dovranno ricevere lo stesso trattamento

Ci fucilano tutti, va bene? … un Colonnello in più o in meno… a Roma è pieno di Colonnelli.

Quel “Colonnelli” ha il doppio senso di ben altro che un grado militare ma è geniale quella successiva

Maggiore, per me basta una pallottola, per loro, due, perché sono cretini.

L’inutilità della guerra e l’inutilità del sacrificio ma il valore dell’eroismo e della fedeltà al proprio comandante.

A scorrere 97 pellicole si possono trovare spunti e momenti di altissimo cinema e si rischia di essere riduttivi. Certo che quando in Totò, Peppino e la Malafemmena, Antonio Caponi detta e Peppino Caponi scrive…

Questanno, una parola sola, questanno c’è stato una grande moria delle vacche, come voi ben sapete. Punto, due punti! Massì, fai vedere che abbondiamo, abondantis in abondantum.

Il vizio di fregare il turista trova in Totòtruffa il punto più alto: la pellicola, che riprende diverse modalità di raggiro, trova nella vendita della fontana di Trevi a un certo Caciocavallo, con la complicità del Ragionier Scamorza, un Nino Taranto con un insolito accento toscano, il momento forse più esilarante.

Mi torna in mente invece sulle note de La cucaracha

La filagrana, la filagrana, tatatatata, olè

che ne La banda degli onesti vede Totò, Peppino de Filippo e Giacomo Furia impegnati a falsificare le vecchie 10.000£, con la dimostrazione che per essere fuorilegge ci vuole la stoffa e non solo il bisogno.

Oppure i meravigliosi movimenti attorno alla tavola con tanto di spaghetti infilati in tasca di Miseria nobiltà, ritratto della fame vera, dei vicoli di Napoli ma anche di una dignità che si cerca di avere.

Ninetto Davoli e Totò, Uccellacci e uccellini, Pier Paolo Pasolini, 1966

Mi sono dilungato troppo ma non posso dimenticare Totò e Anna Magnani in Risate di gioia di Mario Monicelli, un confronto intenso tra due attori straordinari, oppure l’ultima interpretazione in Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini con un Totò forse più vincolato dal copione ma che fece scoprire a chi non lo aveva capito l’enorme talento.

Ho sempre pensato che gli attori comici nascondano una tristezza di fondo e una sensibilità più spiccata. Chi mi ha trasmesso la passione per cinema mi diceva “Se sai far ridere, sai anche far piangere”. Se leggete la biografia di Antonio de Curtis vi sono alcuni episodi dolorosi che lo hanno segnato, come può capitare a ognuno di noi. La sua grandezza da tempo non è più messa in discussione e grazie a lui e a suoi film che hanno attraversato buon parte del Novecento ci siamo spesso rivisti sul magico grande schermo. Ho tralasciato le canzoni, le apparizioni tv e i caroselli. Chiudo con una poesia, che è un insegnamento troppo spesso dimenticato, un vero dono di un intramontabile.

 

"la livella" Principe Antonio De Curtis (in arte TOTO')


Fabio Muzzio

Fabio Muzzio

Comunica per passione o per deformazione, professionista in fermento e dj ormai mancato. Ironicamente umanista, mediamente fatalista.

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