Tu ed io

Mi sono svegliata con il desiderio di stare con te, alle nove sarò in biblioteca e ti aspetterò, ti prego non fare tardi.

La primavera inizia a farsi sentire, dal pullman ho osservato i primi mandorli in fiore, incredibili macchie bianche tra gli ulivi. Tra poco sarà in fiore anche il ciliegio e vedrò il fulgore del suo rosa stagliarsi contro la terra nuda.

In città c’è traffico e temo di far tardi al nostro appuntamento.

Ci sono, mi sono seduta allo stesso tavolo di sempre, ho aperto i libri. Marta e Lucia si sono sedute con me, la cosa mi rattrista, so che non verrai, la loro presenza ti è molesta.

Ecco, ti ho visto apparire e scomparire dietro lo scaffale B, un lampo e poi… nulla.

Perché stanno sempre con me, non sanno che tu non le sopporti?

La lezione delle undici è stata noiosa, mi mancavano le tue battute silenziose, forse non stai bene o forse sono le mie amiche che vuoi evitare, è la loro influenza negativa che ti allontana da me?

Ho detto loro che andavo in bagno, invece sono corsa al caffè dell’angolo, quello piccolo piccolo, qui mi hai raggiunta.

Hai preso la mia mano tra le tue, ci siamo raccontati la nostra giornata, ora sono felice. Le nostre teste vicine nell’alito delle parole leggere. Lo so, ci guardano, io ti parlo sommessamente, tu annuisci e loro hanno facce stupite. Qualcuno sorride, ma non di gioia, di compassione. Perché?

Ma sanno cosa è l’amore? Sanno che è fatto di bisbigli e di carezze?

Mi hai detto vado. Mi hai dato un bacio, sei sparito così come eri apparso. Poi ho capito, sono arrivate le streghe. Sì, le streghe, lascia che le chiami così, hanno il potere di portarti via da me, è una magia maligna la loro, inizio ad odiarle, ad odiarle sul serio.

Si sono sedute al nostro tavolino e mi hanno riempito la testa delle loro chiacchiere, hanno bevuto il tuo caffè, quello che avevo ordinato per te e che tu non avevi toccato.

La giornata è scivolata via, ti ho intravisto ancora, mi sono arresa alla loro invadenza e ho aspettato la mia solitudine che ormai mi è amica, perché mi conduce da te.

Vorrei che tu potessi tornare a casa! Ho capito che non vuoi più venirci perché c’è mamma, purtroppo anche lei sta diventando cattiva, la sua presenza ti allontana, ma io sarò forte e farò di tutto perché lei e le due streghe ti accettino.

C’è l’ho fatta, la mia volontà ha vinto, sei seduto accanto a me, stiamo cenando insieme, mamma e papà sono perplessi, non volevano aggiungere il posto per te, ma un ospite deve mangiare con noi, così si sono convinti.

Noi conversiamo e loro ci guardano. Ho ripetuto loro che sei il bravo ragazzo di sempre, che non sei cambiato, che studi e che presto troverai un buon lavoro, che sarai il compagno della mia vita. Mamma è inorridita, papà, attonito, continua a mangiare con gli occhi nel piatto. Solo Enrico se la ride sotto in baffi, come se, tu ed io, ci comportassimo in modo ridicolo.

Continuo a non capire, eri bene accolto da loro, nonostante i tuoi piercing e gli svariati tatuaggi, sono sempre stati convinti che si può giudica una persona da un ciuffo blu. Anche i miei capelli cambiano colore con il mio umore, da un po’ li ho tinti di viola, non voglio cambiare, è il colore che ti è sempre piaciuto.

Ma cosa è accaduto? Ricordo le cene, qui da me, le risate dei miei genitori, mio fratello che ne combinava di tutti i colori, felice di poter scherzare con te?

Sarà forse perché abbiamo avuto quell’incidente, sarà perché tu avevi bevuto e non hai visto lo stop?

È stato terribile, ero in macchina al tuo fianco, ricordo il fragore dell’urto e la tua testa riversa sul volante. Ora è tutto passato, anzi quella esperienza ci ha fatto crescere, ci ha resi più vicini, più uniti.

Ti devo raccontare un segreto, fingo di non capire, ma io so perché si comportano così, io so perché sono cambiati: sono convinti che tu sia morto ed io sia pazza… ma non è vero… i pazzi sono loro…

 

Caterina Levato

Caterina Levato

Emotivamente razionale, curiosa per principio, sognatrice per scelta. Ama vagabondare tra le parole raccogliendo gocce di poesia.

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