Tutte le donne della nostra memoria

«Élise Victoire Amélie de Médagonne, contessa de Bérger: ma chi sei? Un nome così lungo per nascondere un’identità così sottile», sussurra.

«Madame, scusate, non ho capito». La voce di Caroline si mischia alla nebbia. Anche la sua voce ha il velo.

«Niente, Caroline» E tu chi sei, Caroline? E tu cosa sai di me? Non sai che ti ho sognata, non sai che anche tu sei diventata una mia percezione, che ti ho usata per avere coraggio. Come faccio con tutti in fondo.

La sua identità non è facile da descrivere. È una donna-sogno, una percezione, un’illusione. In quell’epoca agli sgoccioli, in una Francia che chiede cambiamento, in una città che non sapeva ancora di bohème e di romanticismo, forse è esistita davvero una donna di nome Élise Victoire Amélie de Médagonne, contessa de Bérger. Forse ha solcato quelle strade antiche, ha visto quei tramonti sulla Senna, ha camminato su quei giardini perfetti, ha ascoltato quella lingua elegante. Forse ha pensato di essere fuori posto, o forse non si è mai posta la domanda. E forse non l’ha fatto per non doversi dare una risposta.

Ma Élise – questa – non è reale. E non lo è per due volte. Perché nasce tra le pagine di un romanzo e perché vive nei sogni di un’altra donna. Lei la immagina, la sente, la racconta. E noi la accettiamo, la crediamo paradossalmente la più vera, sullo sfondo della Storia che l’ha voluta così, l’ha creata prodotto dell’epoca delle tentazioni, la “ribelle conformista” del suo stesso tempo.

Erotica, passionale, selvaggia. Ma anche altezzosa, cattiva, intransigente. Perché una contessa ha un ruolo, che poi può permettersi di non accettare.

Élise gli si avvicina molto lentamente. «Dimmi, Pierre. Ho saputo che possiedi un’arte nascosta. Sono in tante ad averla provata. E ora tocca a me».

«Co…come, Madame?».

«Non dirmi che erano tutte invenzioni? E perché ora balbetti?».

[…]

Pierre si avvicina. Bacia Élise sul collo e porta la sua mano al pene. Si abbassa, le alza la gonna e comincia a baciarle le cosce. Élise lo scansa con una ginocchiata.

Quando cade a terra, Pierre la guarda con un’aria sbigottita. Élise si abbassa su di lui e lo schiaffeggia con disdegno a mano nuda. Infila di nuovo il guanto e si rialza, piano, con un ghigno sul volto. Sistema la gonna e il gilet, raddrizza il cappello, prende il fazzoletto di seta con le sue iniziali ricamate e si pulisce la bocca delicatamente.

Élise è la somma delle donne, tutte quelle della nostra memoria, tutte quelle che vivono e fremono, che provano e cercano. Quelle che viaggiano all’interno di loro stesse e trovano troppe pagine bianche da scrivere, troppe macchioline da amare.

Cosa ci faccio qui? Cosa ci fai, Élise de Bérger? Sei ancora tu, la contessa Élise Victoire Amélie de Bérger, sei la stessa che ieri ha confessato a suo marito di essere felice, di amarlo, di trovarlo eccitante? Sei la stessa che ha perdonato sua sorella per le botte ricevute, la stessa che ha guardato in faccia la verità e ha tolto i filtri a uno a uno a quelle bugie, perché il dolore a volte è nel non dire. A volte. O forse è nel dire troppo. E allora chi sei? Chi vive in questo corpo non più tanto giovane? In questa pelle che ha conosciuto troppo poco il piacere, pur vivendo nell’epoca delle tentazioni? Cosa hai trovato nel deserto? Una nuova vista, un nuovo orizzonte? Un nuovo motivo? Hai davvero trovato amore?  

Possiamo solo cercare anche in noi lo spazio infinito di quel deserto, sentirci un po’ anche noi quella donna irreale di nome Élise e vivere il suo gioco senza fine, il suo sogno perpetuo.


 Il libro…

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  • Titolo: Tu non spegnere le luci
  • Autore: Debora Borgognoni
  • Editore: Temperino Rosso Edizioni, 2016

 

 

 

 

 

La Comtesse

La Comtesse

Che è una diva lo sa lei, che è cinica e sottile lo sanno gli altri. Non ha nome ma una stanza di tacchi a spillo. Mystère noir e sang bleu.

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