Tutti la vogliono, nessuno la piglia

CHICK LIT DEGLI ANNI ’10

Tutti la vogliono, nessuno la piglia è un romanzo di Claudia Semperboni edito dalla casa editrice La strada per Babilonia, collana Narrativa rosa, nel dicembre 2017. Un tempo lo avremmo chiamato romanzo Chick Lit: ve la ricordate questa definizione? Fu coniata negli anni Novanta e contò numerosi bestseller – tra cui Il diavolo veste Prada, come dimenticarlo! – ed era rivolto a un target di donne, single e in carriera. Chick, pollastrella, significa infatti “ragazza” nello slang statunitense, e Lit naturalmente è l’abbreviazione di letteratura: dunque, letteratura per ragazze con in mano il proprio futuro, con una strada ben chiara davanti, eterne giovani donne emancipate, sicure di sé, toste.

Il romanzo di Semperboni rispecchia in pieno le caratteristiche della Chick Lit. La protagonista, Simona, è una quarantenne, ma attenzione!, non penserete mica a una attempata tutta cucina, pulizie e uncinetto. Di quarantenni così non se ne vede più nemmeno l’ombra, e in questo romanzo sono addirittura più giovani e belle di quello che poi in realtà vediamo quando ci guardiamo allo specchio (sì, sono una quasi quarantenne, e non mi sento in splendida forma come Simona: non tutti i giorni, almeno).

Oddio, mi sembra di essere tornata indietro di venticinque anni. Sono a casa di Dony, a fare i compiti e a parlare per decidere cosa fare, soprattutto a consigliare l’eterna indecisa della mia amica. E sì, ho sempre trascorso interi pomeriggi ad ascoltare le sue paranoie, su tutto e tutti, sui ragazzi, sugli abiti da scegliere, sulle interrogazioni. Mi ha sempre presa come punto di riferimento della sua esistenza. Ciò mi rende felice, perché mi conferma che per qualcuno io sia importante e fondamentale. (Pag. 51)

Dony è l’amica che si sta per sposare, l’ultima della lista delle single. L’attesa del fatidico giorno è il sottofondo per tutto il romanzo su cui si poggiano le vicende di Simona, incalzata da Donatella che la vorrebbe vedere felice con un uomo. Nasce una vera e propria lista di ex di Simona, da cui ha inizio una divertente ricerca su Facebook, ricca di commenti spesso perfidi, e di delusioni non proprio inaspettate.

Certe cose possono diventare pericolose, con l’avvento dei social network tanti rapporti sono scoppiati perché, pur restando invisibili, si è creato un modo di intromettersi [sic. ndR] nella vita altrui, di curiosare e di mettersi in mostra, ma è sempre stato per questo motivo che non ne ho abusato. Ora sono fregata e non riuscirò ad uscirne finché questa stupida storia della lista non finirà. (Pag. 64)

I personaggi di Simona e Donatella sono coerenti con l’epoca in cui viviamo. Ci può scioccare, in un primo momento, sapere di una quarantenne, sposina e insicura persino sul passo che sta per compiere, che vive ancora con la madre e dorme nella “cameretta”, che gioca a fare l’adolescente con l’amica apparentemente (e solo apparentemente) più seriosa e rigida. Sì, forse è un po’ tirata per i capelli, possiamo ammettere che l’autrice abbia inscenato una commedia al limite del verosimile, stereotipandone i contenuti e i profili psicologici per apparecchiarci una realtà del “quello che può accedere se non prendiamo coscienza della nostra maturità”. Ci è di lezione, e ne prendiamo atto.

Strada facendo accendo una sigaretta mentre la mia amica continua a dire che non vede l’ora di andare a letto anche se non ha voglia di tornare a casa sua: ci sarà sua madre ad aspettarla come quando rientrava dalla discoteca a vent’anni. Certi vizi non si perdono mai. Le propongo allora di dormire da me, non ho ancora terminato la frase che lei prende il cellulare e avvisa i genitori. Sembra non aspettasse altro. (Pag. 59)

Ma è, appunto, solo sul limite. E con questo intendo dire che non lo supera, che rimane entro i confini della verosimiglianza. Non abbiamo difficoltà a immaginare una quarantenne supercurata, che è riuscita ad acquisire anche una buona posizione professionale, che ha alle spalle molti fallimenti sentimentali perché non si è accontentata o perché ha sempre guardato a se stessa come a una donna forte e decisa. Non ci sembra poi così stonato lo stagista ventenne che funge da potenziale toy boy, professionale sul lavoro e ragazzino nella vita privata.

«Bella zio. Ciao, come butta?», dice mentre si trastulla il cavallo dei pantaloni. Oddio, non lo avevo mai sentito parlare al di fuori dell’ambito lavorativo e questo suo atteggiamento mi lascia interdetta.[…] Ok, basta mi cadono le braccia e non solo. La sua deve essere una metamorfosi momentanea, forse si è lasciato trasportare dal momento, forse è davvero bravo a baciare e tutto il resto, ma in fondo ha vent’anni, accidenti. (Pag. 77)

Non è così strano pensare a un ventaglio variegato di ex: da quello invecchiato male, a quello sposato con figli; dall’eterno Peter Pan (sarà un caso che anche qui si chiama Peter?) al divorziato infelice che vive nei ricordi. E al centro ci siamo noi, ragazze della generazione di Beverly Hills 90210, ancora un po’ in bilico tra il passato che ci sembra lontanissimo e il futuro che allora credevamo eterno, non del tutto certe se l’indipendenza faccia per noi, ancorate malamente all’ultima coda di un maschilismo che ci raccontava di una principessa salvata dal bacio del principe. Lo neghiamo ma intimamente abbiamo un laccio legato alla fiaba.

Tutti la vogliono, nessuno la piglia è proprio una moderna declinazione di quella fiaba. Il lieto fine? C’è e ci parla di questa dicotomia. Ma lo lasciamo scoprire a voi.

 

Debora Borgognoni

Debora Borgognoni

Non si è ancora del tutto abituata a ossigeno e forza di gravità, ma non demorde. Morbosamente polemica, reagisce male agli sgrammaticati.

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