U virùs

Teresina non si era mai chiesta che cosa fosse un virus. L’influenza veniva e andava via, certamente indesiderata e abbastanza inopportuna. Ma che ci vuoi fare, è male di stagione – pensava – prima viene e prima passa.

Viveva nella sua casetta, in un piccolo paese di Puglia, tra quei vicoli che sono ancora imbiancati a calce, dove la vicina si chiama commara. Il telegiornale lo vedeva ogni tanto, anziana e sola, preferiva i quiz oppure quei bei salotti con le belle conduttrici e molti ospiti. Il televisore a quello serve, a conoscere i fatti degli altri, e in quelle trasmissioni di fatti ne sentiva tanti: quello che si era lasciato e che la moglie non lo voleva più, anche se era pentito; i figli che scappavano di casa; quell’altro che aveva perso il lavoro…

Una cosa strana al programma del pomeriggio però, l’aveva sentita: in Cina avevano l’ambluenz, u Corona virùs. Ma quanto mi dispiace – si diceva tra sé e sé – però esagerati a chiudere negozi e tutto per u virùs. La Cina poi, grande assai.

Teresina, tutti i giorni, usciva per comprare il pane e qualche fesseria che mancava in casa. A volte per strada incontrava Lucietta, la commara, e si fermava a fare due chiacchiere con lei. Quel giorno Lucietta stava senza sorriso e iniziò a dire del nipote che stava a Milano, e che lì tenevano paura du Corona virùs, e sì, c’era un caso a Milano. Poi, sempre la commara le aveva spiegato che questo virùs non è come agli altri, e no! È pericoloso assai, ma assai veramente, porta la polmonite e si prende i vecchi come a noi. Proprio così le aveva detto.

Teresina si era spaventata e voleva fare le domande, ma non le venivano le parole, così se ne tornò a casa con tutti quei pensieri nella testa. Dopo un po’ che aveva pensato, e che quasi quasi le fumava la testa, aveva concluso che certo il virùs della Cina mica poteva essere come quello nostro, per forza doveva essere micidiale.

E alla televisione non facevano più le trasmissioni belle e stavano sempre a parlare du virùs e Teresina cominciò seguire attenta attenta. E sì, era sola e se s’ammalava chi la doveva aiutare a lei?

Che brutta cosa! a Milano avevano chiuso certi paesi… zona rossa. Passavano i pacchi in mezzo alla strada e facevano la fila, come alla guerra, davanti ai negozi. Lei era bambina, ma come si può dimenticare la guerra, specie la fame, quella non la puoi dimenticare.

Però nella zona sua tutto era normale, chissà forse u virùs non ci voleva venire; meglio così e si mise tranquilla.

Da qualche giorno, nelle ore più calde, i bambini stavano a giocare per la strada, e come mai? Non andavano alla scuola?

E fu sempre Lucietta, la commara, che le disse che u virùs aveva preso strada e che per fermarlo avevano chiuso le scuole anche nella bassa Italia.

Oh! Madonna Santa! E mo!

E mo la paura era assai, ma assai proprio. E chi doveva spiegare a lei tutte quelle cose della televisione, sapeva una cosa sola: lavatevi le mani e lavatevi le mani. E lei le mani se le lavava ogni momento… erano fatte rosse rosse e pure un po’ spaccate che ci metteva la crema ogni minuto, ma poi le lavava un’altra volta e facevano di nuovo rosse.

Una sera venne a bussare alla porta la commara. Teresina la fece accomodare, ma quella quasi quasi non si voleva sedere, era scura scura in faccia e subito iniziò a dire:

Commà, sono venuta perché stai sola e qualcuno queste cose te le deve spiegare. Mo è come alla guerra e noi siamo come all’alta Italia, tutta zona rossa. Alla televisione è uscito il presidente, che ci ha detto che da mo conta. Pure a Bari sta u virùs e hanno fatto la legge che si sta a casa tutti quanti, non si va manco alla messa. Solo la spesa puoi fare e se stai malata devi telefonare, che dal medico non ci puoi andare.

Teresina si fece bianca bianca perché teneva paura, e poi chiese all’amica sua come poteva fare che stava sola sola.

Ora stai bene – le rispose la commara – e per star bene ancora ti devi chiudere in casa e uscire solo per la spesa e se incontri qualcuno solo il saluto da lontano puoi fare. Mi raccomando, ti devi lavare bene bene le mani.

Io le mani me le lavo – rispose Teresina.

E fai il giusto! – le disse Lucietta, che poi aggiunse – Stammi bene Teresì che io qua non ci posso venire più, che ci possiamo passare u virùs e siamo vecchie tutte e due.

Si salutarono da lontano, con la faccia triste triste e la paura addosso.

E mo, aspettiamo che passi u virùs, pensò Teresina, e si sedette alla poltrona a guardare la televisione.

Aveva proprio ragione Teresina, al tempo del Corona virus non si può far altro che aspettare.

Caterina Levato

Caterina Levato

Emotivamente razionale, curiosa per principio, sognatrice per scelta. Ama vagabondare tra le parole raccogliendo gocce di poesia.

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