Cronache da Sottilia 4 – Un argomento delicato: la politica

– Mon Capitain, come stai?

– Solo, smettila, o ti caccio e ti mando ai necrologi.

– Sì, cacciami, poi a chi rifili questi reportage?

– Allora, scoperto qualcosa?

– Poco o nulla, ci sto lavorando. Ho appena parlato con un vecchio del posto. Ti sento male… ti mando qualcosa appena posso. Ciao!

«Echeppall…».

Stacco la comunicazione, lascio la macchina dov’è, tanto non infastidisce nessuno e vado verso il bar. Quattro signori stanno giocando a carte, urlano e imprecano per un “carico” al momento sbagliato e trangugiano a grandi sorsi vino bianco sfuso. La tenda di plastica a strisce fa tanto locale che non mettono a posto da quando l’hanno aperto in qualche era geologica precedente ma un caffè diventa qualcosa di irrinunciabile. Vado verso il bancone, dove la barista, troppo truccata e dai modi sbrigativi, mi chiede cosa voglio. – Un caffè, grazie. Si gira di scatto, sussurra tra sé – un caffè… – sbatte il filtro come se stesse togliendo la polvere dal tappeto con un battipanni, due levette di macinato e in pochi secondi la tazzina fumante è pronta.

– Posso sedermi fuori?

– Se ci tiene tanto…

Le chiedo una bottiglietta di acqua frizzante e mi indica il frigorifero. Deduco che devo fare da solo. La prendo e recupero la tazzina. Mentre mi avvio verso il tavolino mi intima: – Sono due euro e cinquanta, grazie!

Torno indietro di quei tre passi che avevo fatto, appoggio tazzina e bottiglietta, estraggo le monete, le lascio sul bancone e rimango a fissarla.

– Che, vuole altro? – E me lo dice allungandosi di qualche centimetro verso di me. – No, no, a posto così – Esco.

Sono sempre stato affascinato dalle partite a carte tra anziani: spesso si conoscono da sempre, sono amici da quando sono nati, si giurano le peggiori cose quando perdono ma rimangono lì per dei pomeriggi. E se uno tarda cinque minuti sono già preoccupati, perché in fondo se uno dovesse morire finirebbe quella piccola parentesi di mondo con cui passano il loro tempo tra giri di briscola e ricordi. E poi stanno il più possibile fuori, così commentano le auto che passano, le nuvole che arrivano con i – forse pioverà – e le ragazze in bicicletta che possono far intravedere un pezzo di coscia. E giù di ricordi e paragoni tra fienili e camporelle dove i nomi delle protagoniste hanno spesso un sapore antico, oramai caduto in disuso, e abitano quattro case più in là e sono le nonne di quelle le cui parti di coscia sono state intraviste prima.

Intanto, vicino a una fioriera a pochi metri da me ci sono due che parlano fitto fitto: qui si è votato da poco e ha vinto una donna, una certa Normandina. La davano per favorita ma ha vinto con poco scarto su Brescianelli che pare essere stato sostenuto da un gruppetto di anzianotte tutte casa, chiesa e un tempo fienili e camporelle; qualcuna, mi sa, abita quattro case più in là. Anzianotte linguacciute di casa in casa ma con agguerriti profili Social dove continuano critiche e illazioni interrotte da conserve, fiori, nipotini sorridenti, immagini sacre e foto di profilo che risalgono a venti chili fa o trenta anni prima.

«E poi parlano di anziani che non sanno usare la tecnologia», borbotto.

La linea è sempre lenta, accidenti, ma tra la pagina di una lista e l’altra, i battibecchi, gli insulti e qualche articolo, comincio a farmi un’idea.

Mentre l’acqua fresca rigorosamente frizzante mi regala un momento gradevole, a canna ovviamente, perché non ho osato chiedere un bicchiere, cerco di intuire di cosa si stia parlando: pare che vi sia stato un recente scandalo, un bancomat posizionato dove non doveva essere messo e questo ha creato subbuglio, litigi persino in famiglia con minacce di mogli ai mariti e viceversa. Insomma qualcuno è andato a fare la spesa da solo per due giorni e si è zuccherato il caffè. Ho capito pure che uno dei due ha votato la Normandina, l’altro non è andato a votare. Avere un udito raffinato aiuta.

Che stia iniziando qualche opportunità di indagine? Ci deve essere altro. Il mio fiuto non mi tradisce, compreso sentire una folata di odore di spazzatura che arriva da un cassonetto. Gioco con il tappo azzurro della bottiglietta.

Mi manca la Provenza e mi sono già rotto le balle.

 

 

 

Fine quarta puntata.

 

La prima puntata la trovate qui

La seconda puntata la trovate qui

La terza puntata la trovate qui

La quinta  puntata la trovate qui

 

Fabio Muzzio

Fabio Muzzio

Comunica per passione o per deformazione, professionista in fermento e dj ormai mancato. Ironicamente umanista, mediamente fatalista.

Leave a Comment

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.