Una carrucola in angolo d’orto

Una carrucola in angolo d’orto

cigola d’ombra. La ruggine sembra

memoria postuma di sole, membra

battute al tendere d’un tempo torto.

Conserva il pozzo d’acqua sorta intatte

stille che s’alimentano di luna

e l’odore di muschio che t’aduna

la notte avanza dal muro di latte.

La lingua di basilico e di menta

dura s’è fatta dolce, lastricato

lo sterro, il ferro dell’aratro stenta

dietro l’asfalto, ottone lucidato

che brilla senza fuoco e ti rammenta

nostalgiche scintille di passato.

Diego Bello, Presicce, 23 luglio ‘19

Sonetto ABBA CDDC EFE FEF

NOTA

Osservando un’antica carrucola in un orto si immagina il suo pianto, come un cigolio d’ombra, per essere stata dimenticata, accantonata, abbandonata in un angolo. L’unica sua funzione è quella estetica, l’unico suo prodotto la ruggine, che come un’opera d’arte ingloba nel suo disegno un’eredità di sole, un intreccio di memoria e di tempo, di giornate piene di vita. Ha acquisito un senso estetico solo dopo che ha perso la propria funzionalità pratica. Anche se potrebbe ancora vivere, perché il pozzo d’acqua sorgiva continua a riempirsi di stille alimentate dalla luna, potrebbe continuare ad elargire purezza e odore di muschio, che cresce dove c’è l’acqua, per allietare magiche notti d’estate.

Tutto questo accade anche a molti dei paesi del sud, dove finalmente è chiara la necessità e l’opportunità di valorizzare ciò che li caratterizza. Le strade sterrate sono state lastricate, quindi rese più piacevoli a vedersi e a percorrerle; l’aratro e tutti i vecchi strumenti per coltivare la terra non sono più utilizzati per quello che servono (stentano dietro l’asfalto) e sono ormai relegati a compiere solo una funzione estetica e storica: non sono più sporchi di terra, ma lucidati a specchio e custoditi dentro una teca museale bene illuminata. E in tutto questo brillare sembra non esserci più fuoco, sembra paradossalmente si sia subita una perdita d’identità, proprio nel momento di massima valorizzazione. Questa contraddizione fa sgorgare una struggente nostalgia per il passato che non può più tornare.

 

La foto è stata scattata in un giardino di Presicce nella sera di apertura delle case.

 

Diego Bello

Diego Bello

Nato a Brindisi nel 1960, appassionato di poesia, nel 1996 pubblica la sua prima raccolta, con il titolo Necessita volare.

1 commento

  • Giovanni Odino
    Giovanni Odino
    26 Novembre 2019 a 12:02

    Diego Bello ha una marcia poetica sopra la media. Molto bella.

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