ACCIDIA . Monológos
Tu sei la televisione
In 31 Agosto 2026 da Fabio MuzzioQuinto potere è uno dei capolavori del cinema. In realtà il titolo originale è Network, che in italiano sarebbe stato poco comprensibile, perché i Network come modalità di diffusione dei programmi all’epoca non erano ancora presenti, sarebbero arrivati con l’esplosione dell’emittenza privata, e non avrebbe quindi permesso l’effetto memoria di un altro capolavoro: Quarto potere di Orson Wells, anche qui tradotto in maniera simbolica da Citizen Kane in originale.
Lasciata da parte questa premessa, non mi addentro nelle considerazioni del Villaggio Globale di Marshall McLuhan ma il film, a tratti anche esasperato di Sidney Lumet, punta proprio a mostrare gli effetti devastanti di una certa tv; siamo nel 1976 e questo dovrebbe indurre una riflessione sulla ciclicità dei pericoli dei media, oggi proiettati prevalentemente sui Social media.
Quinto potere, dieci candidature e cinque Oscar® (impressionante la cinquina dei candidati) racconta quanto sia diventata cinica la televisione, fino all’omicidio in diretta, a partire dai propri dirigenti e come attraverso i programmi si condizionino gli spettatori e quindi l’opinione pubblica. Il tutto vive attraverso la visione di due generazioni e in particolare attraverso la storia di due personaggi, che poi sono i protagonisti del monologo.
Quinto potere credo sia un film ampiamente conosciuto e che debba rientrare nella categoria “l’ho visto” da parte non solo dei cinefili incalliti. A onor del vero, senza scomodare la paleotelevisione pedagogica e la neotelevisione commerciale per riprendere Umberto Eco, la televisione negli Stati Uniti è sempre stata improntata a un aspetto commerciale rispetto alla nostra, che ha sostanzialmente vissuto sul monopolio statale fino alla fine degli anni Settanta, quando la nostra offerta è diventata sempre più simile a quella oltreoceano importandone format e ampi cataloghi di produzioni e divenendo, anno dopo anno, sempre più esasperata nei contenuti: magistrale in questo senso Cattiva di Samuele Bersani.
Howard Beale, Peter Finch, che annuncia di volersi suicidare in diretta, e Max Schumacher, William Holden, il Direttore del palinsesto, rappresentano la tv dei contenuti non spettacolari, della cronaca attinente alla realtà, quella che non ha bisogno di chiromanti o video di rapine commissionati per fare audience, al contrario di Diana Christensen, Faye Dunaway, e Frank Hackett, Robert Duvall, i rampanti che puntano tutto su cinismo e ciò che fa ascolto soprattutto con contenuti bassi, perché attirano inserzionisti e quindi utili per soddisfare il consiglio di amministrazione. E proprio il fatto che Beale diventi un predicatore che parla alla pancia del pubblico lo fa rinascere in un nuova stagione televisiva dopo l’iniziale taglio per ascolti scarsi.
Arriviamo al monologo: Max si innamora di Diane, ricambiato ma non fino in fondo, e distrugge il proprio matrimonio. Il suo amore è non solo classificabile come la sbandata del cinquantenne per la donna più giovane ma anche metafora di due mondi diversi, nei quali la saggezza di chi vede il mondo, il proprio mondo cambiare, cerca di fermarlo dovendosi poi arrendere all’evidenza. Quando Max, al termine dell’ultimo litigio, prende la propria valigia assistiamo anche a un amaro passaggio di consegne mediatico.
Max si siede e parte da una considerazione sulla storia che i due hanno vissuto per arrivare agli effetti della televisione che si sta imponendo: le due situazioni non sono più accettabili da chi ha portato avanti un’altra stagione di media:
È troppo tardi: in te non è rimasto nulla con cui io possa vivere.
Tu sei uno degli umanoidi di Howard e se resto con te verrò distrutto: come Howard Beale è stato distrutto… come Lorin Hobbs è stata distrutta, come tutto quello che tu e l’istituzione della televisione toccate… viene distrutto
Max formula un’accusa su chi decide ora i palinsesti ed è indistinguibile da cosa propone al pubblico:
Tu sei la televisione incarnata Diana, indifferente alla sofferenza, insensibile alla gioia.
Forse il senso di tutto Quinto potere e la forte accusa al media televisivo è questa:
Tutta la vita si riduce a un cumulo informe di banalità:… guerre, morti, delitti sono uguali per voi, come bottiglie di birra e il quotidiano svolgimento della vita è solo un’orribile commedia. Tu frantumi anche le sensazioni di tempo e spazio in una frazione di secondo e lunghezza di segmenti.
Due personalità, due visioni, due modi di essere, cos’era e cos’è adesso:
Sei la pazzia Diana, pazzia furiosa e tutto quello che tocchi muore con te: ma non io.
Non finché potrò provare piacere, sofferenza e amore.
E si arriva alla chiusura, come se l’addio fosse un contenuto trasmesso al pubblico:
Ed ecco il lieto fine: marito ribelle si ravvede e torna dalla moglie, con la quale ha stabilito un lungo e duraturo amore. Donna giovane e senza cuore abbandonata alla sua antica solitudine.
La trasmissione è finita e il mondo televisivo è già proiettato al nuovo contenuto: ciò che è stato diventa qualcosa di superato ed entrato nel dimenticatoio. Max esce dalla porta, esce di scena e si conclude un’era.
La musica aumenta trionfalmente… pubblicità finale. Ed ecco alcune scene dei film della prossima settimana.
Ecco il monologo di Max, che nella versione italiana si avvale della magnifica voce di Massimo Foschi.
Troppo tardi
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