Appunti Erotici . LUSSURIA
Tra Ménilmontant e Belleville
In 8 Agosto 2026 da La ComtesseEntra nel locale, con lo stivaletto fuori moda per il resto del mondo, ma non qui, à Paris, dove quel ballo non è solo tradizione, è vita, è ancora battito cardiaco.
Indossa la gonna larga, appena sopra le caviglie, nera con un pizzo in fondo, e il corsetto stretto stretto. Deve sentirsi un po’ soffocare, chissà se per il corsetto o se per l’emozione, perché il suo medaglione balla al ritmo di un can can.
Tra il quartiere Ménilmontant e Belleville c’è un ristorante dove si cantano le canzoni di Edith Piaf. Le canta lei. È accompagnata da una concertina suonata da un certo Michel, anzianotto e dal nasone sempre rosso, che risalta per la camicia a quadratini a maniche corte e la canotta della salute in bella vista.
Ma lei abbaglia. Michel scompare nell’angusto spazio di legni verniciati contro i tarli, di tavoli attaccati alle poltroncine, che devi spostare, rischiando di far cadere il vino già caldo, per uscire a sgranchirti le gambe. Scompare tutto, a dire il vero, e i fogli con macchie di olio e di salsa con scritte le canzoni; e le immagini alle pareti di un tizio smilzo abbracciato a personaggi che la Ville certo conoscerà, ma il pubblico probabilmente no; e lo chef bengalese che si affaccia di tanto in tanto alla finestrella dove consegna le portate troppo condite; e la gente che chiede un’ora di notorietà per cantare il proprio Paese.
Perché quella erre che si arrotola come un trillo uvulare intenso è immaginifica e prepotente, ti catapulta sui bordi di una strada buia, fredda, lì, nel vecchio pantano di una città fatta di stradine e barricate, in quell’angolo di terra in cui i café erano i luoghi dove riscaldarsi, asciugarsi, ubriacarsi, o sfuggire ai debitori. Non c’era mai troppo amore, non c’era mai troppa voglia di vivere. Perché io non so se qualcuno di voi se ne sia mai accorto, ma la Ville, ma ville superbe, ma ville extraordinaire, non è per i cuori felici, non è per chi cerca pace, o serenità. C’est une ville qui t’arrache quelques lambeaux de toi-même, qui recrache ta chair sans te demander la permission et sans te dire si l’a appréciée. Mais tout ce qu’elle fait, même le crime le plus sauvage, prend un aspect doux et éphémère.
Quella ero io, in un’altra vita, quando Parigi aveva da offrirmi solo stivaletti da can can, chignon, fogli unti e giravolte ebbre di rabbia, con Michel alla piccola fisarmonica, lo sguardo sul mio seno e al medaglione d’oro sul cuore. Ero io prima della Comtesse, tra Ménilmontant e Belleville.
La foto di copertina è di © Debora Borgognoni
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