Happy BDays . IRA
William Seward Burroughs II per conto di Jack Kerouac
In 5 Febbraio 2021 da Debora Borgognoni
William S. Burroughs, Graziano Origa
Ci vorrebbe una notte intera a raccontare del vecchio Bull Lee; per ora, diciamo soltanto che era un maestro, e si può affermare che aveva tutti i diritti di insegnare perché aveva passato tutta la sua vita a imparare; e le cose ch’egli imparava erano quelle che lui considerava e chiamava “i fatti della vita”, ch’egli apprendeva non solo per necessità ma per volontà propria. A suo tempo aveva trascinato il suo lungo corpo magro in giro per tutti gli Stati Uniti e per la maggior parte dell’Europa e dell’Africa settentrionale, solo per vedere quel che succedeva; aveva sposato, in Jugoslavia, una contessa russa bianca per farla scappare dai nazisti dopo il 1930; esistono fotografie sue con la banda internazionale della cocaina di quell’epoca: individui dai capelli ribelli, che si appoggiavano l’uno all’altro; ci sono altre fotografie sue con un cappello di Panama, mentre ispeziona le strade di Algiers; non vide mai più la contessa russa bianca. A Chicago faceva il sicario, a New York il barista, a Newark l’ufficiale giudiziario. A Parigi sedeva ai tavolini dei caffè, a guardare passare le malinconiche facce dei francesi. Ad Atene guardava dal suo ouzo quello che lui definiva il più brutto popolo del mondo. Ad Istanbul si faceva strada in mezzo ai capannelli degli oppiomani e di rivenditori di tappeti, in cerca di avvenimenti. Negli alberghi inglesi leggeva Spengler e il Marchese de Sade. A Chigaco progettò di rapinare un bagno turco, tardò due minuti di troppo per fare una bevuta, e si ritrovò con due dollari e gli toccò scappare di corsa. Tutte queste cose le faceva esclusivamente a scopo d’esperienza. Adesso lo studio decisivo era sul vizio degli stupefacenti. Ora stava a New Orleans e sgusciava furtivo lungo le strade insieme con certi tipi loschi e frequentava i bar che servivano da luoghi d’incontro.
C’è una strana storia sul suo periodo all’Università che mette in luce qualche altro punto su di lui: un pomeriggio aveva amici a un ricevimento nelle sue stanze ben arredate quando improvvisamente il suo furetto domestico si liberò e morse a una caviglia un elegante pederasta che portava mutandoni lunghi e tutti se la batterono dalla porta, strillando. Il vecchio Bull saltò su e afferrò il fucile e disse: “Ha sentito di nuovo l’odore di quel vecchio topo” e sparando fece nella parete un buco così grosso che potevano passarci cinquanta topi. Sul muro stava appeso un quadro raffigurante una brutta vecchia casa di Cape Cod. I suoi amici dicevano: “Perché tieni appesa lassù quella brutta roba?” e Bull rispondeva: “Mi piace perché è brutta”. Tutta la sua vita era impostata su questa linea. Una volta bussai alla sua porta nelle catapecchie della 60ma strada a New York e lui l’aprì con una bombetta in testa, un panciotto con niente sotto, e lunghi pantaloni a righe da cerimonia, aveva una pentola in mano, semi di papavero nella pentola, e stava tentando di pestare i semi per poterne fare delle sigarette. Faceva anche esperimenti bollendo sciroppo per la tosse alla codeina fino a ridurlo in una poltiglia nerastra: questo non gli riuscì troppo bene. Trascorreva lunghe ore con un libro di Shakespeare – il “Bardo Immortale” lo chiamava – sulle ginocchia. A New Orleans aveva cominciato a passare lunghe ore con i codici Maya sulle ginocchia e, quantunque non smettesse di parlare, il libro stava aperto di continuo. Una volta dissi: “Che ci succederà quando moriamo?”, e lui rispose: “Quando muori sei solo morto, e basta”. In camera sua aveva una serie di catene che affermava di usare con i suoi psicanalisti; facevano esperimenti con la narcoanalisi e avevano scoperto che il vecchio Bull aveva sette personalità distinte, e ciascuna diventava sempre peggiore man mano che si andava avanti, finché egli diventava un pazzo furioso e bisognava legarlo con le catene. La personalità più eccelsa era un Lord inglese, la più bassa il pazzo. A metà strada era un vecchio negro che stava in fila, ad aspettare con tutti gli altri, e diceva: “Alcuni sono dei bastardi, altri no, così vanno le cose”.
Bull aveva una vena sentimentale per l’America dei vecchi tempi, specialmente quella del 1910, quando si poteva ottenere la morfina in farmacia e senza ricetta e i cinesi fumavano l’oppio stando alla finestra la sera e la nazione era selvaggia, e sbraitante e libera, con abbondanza e ogni genere di libertà per ognuno. Quello che odiava di più era la burocrazia di Washington; al secondo posto venivano i liberali; poi i poliziotti. Passava tutto il suo tempo a parlare e a insegnare agli altri. Jane gli sedeva ai piedi; così facevo io; così faceva Dean; e altrettanto aveva fatto Carlo Marx. Avevamo tutti imparato da lui.
(Sulla strada, Jack Kerouac, pagg. 145-147. Ed. originale: On the Road, 1957. Ed. nostra: Mondadori, 1999, traduttrice: Magda de Cristofaro)
Nota: Old Bull Lee è William S. Burroughs; Dean è Neal Cassady; Carlo Marx è Allen Ginsberg. William Seward Burroughs II nasce a Saint Louis il 5 febbraio 1914 (muore il 2 agosto 1997).
Citazioni:
«Siamo in una zona di correnti sessuali elettriche. Di colpo abbiamo formicolii nello scroto e poi cominciano immagini di quello che stiamo per fare come dire che si guarda un’immagine di sé mentre lo si fa e si casca dritti nello schermo con una stretta deliziosa» (The Wild Boys: A Book of the Dead, 1971)
«Noi sappiamo che una passione divorante può produrre sintomi fisici. Febbre, perdita di appetito, anche reazioni allergiche, e poche sindromi sono più ossessive e potenzialmente autodistruttive dell’amore» (Cities of the Red Night, 1981)
«La droga è una strada a senso unico. Divieto di invertire la marcia. Non puoi più tornare indietro» (Naked Lunch, 1959)
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