Le storie superbe . SUPERBIA
Accidia
In 15 Maggio 2016 da Redazione Seven Blogdi Viviana Gabrini
– E così sei davvero deciso a non partire?
Davanti alla sua domanda diretta e senza possibilità di equivoci, non ebbi il coraggio o forse la forza di rispondere e mi limitai ad abbassare la testa. Quando la rialzai, feci in tempo a vederla scivolare fuori dalla stanza. Mi parve che stesse piangendo. Sospirai e ricaddi sulla poltrona; i lembi dell’accappatoio si sollevarono per un attimo ai lati delle ginocchia, come buffe ali. Ancora 8 ore e la base spaziale H969-GBR sarebbe stata colpita da un asteroide e resa pulviscolo: per questo motivo la base, operativa dal 2098 e abitata da 749.024 terrestri, era stata evacuata e tutti i suoi residenti trasferiti nella sicura base K685-VNL.
Il governo aveva condotto l’operazione con rapidità ed efficienza, e tutti gli abitanti della base spaziale in pericolo erano stati tradotti al sicuro. Tutti tranne uno: io.
Malgrado le insistenze di amici e colleghi, che erano arrivati perfino alle minacce per convincermi, non ero riuscito a trovare la forza, la voglia, il motivo per decidermi ad alzare il culo, raccattare le mie cose e mettermi in salvo. A tutti quelli che con ansiogena insistenza mi chiedevano il motivo della mia scelta, rispondevo bofonchiando scuse sconnesse e confuse.
Come spiegare che la mia decisione non era frutto di una scelta ma piuttosto di una non-scelta? La stessa non-scelta che dodici anni prima mi avevano portato a vivere sulla base orbitante.
“Ma sì – mi ero detto all’inizio – magari rimango qualche mese e poi decido”. I mesi si erano susseguiti affastellandosi gli uni agli altri fino a diventare anni. Anni spesi in un lavoro monotono e seriale che non amavo particolarmente, attorniato da colleghi che solo in parte riuscivo a trovare gradevoli. A volte, mi pareva di subirli.
Anche la donna che se ne era appena andata dal mio appartamento, anche lei, spesso, mi sembrava di subirla. In fondo era stata lei a scegliermi, quattro anni prima, durante una festa aziendale.
Non avevo mai capito che cosa l’avesse spinta verso quell’orso spelacchiato e sonnecchiante che ero, ma avevo accettato la sua presenza più per incapacità a dire di no che per reale interesse.
Mi alzai e andai verso il frigorifero: quattro lattine di birra e una confezione di salsicce sottovuoto mi fissavano tristemente dal fondo. Aprii una birra, la scolai in un fiato e mi ributtai sulla poltrona. Accesi lo schermo, mi collegai al canale che trasmetteva i suoni della natura terrestre e mi appisolai.
Quando mi svegliai, avevo la bocca impastata e un disgustoso rivoletto di saliva che mi impiastricciava la barba.
“Cristo – pensai – sta per arrivare la fine del mondo e io mi faccio trovare addormentato”. Controllai l’ora. Mancavano solo 15 minuti all’impatto.
Gli impianti energetici della base erano stati spenti ed ero al buio. Tornai al frigorifero, presi birra e salsicce e iniziai il mio ultimo pasto. Ero stranamente tranquillo.
La serata era tiepida e spostai una seggiola sul balcone: potevo vedere a occhio nudo la base K685-VNL dove tutti erano stati messi in salvo e fui certo che in quel momento migliaia di occhi fossero fissi su di me. Brandii una salsiccia e l’agitai in aria: “alla salute!” borbottai. Poi mi attaccai alla birra.
3-2-1…
Con mia grande sorpresa, mi accorsi che non stava accadendo nulla. Poi vidi chiaramente la base K685-VNL diventare un puntino sempre più grosso: un enorme punto luminoso prima giallo e poi rosso che si dissolveva lentamente nell’atmosfera.
Le statistiche, ci avevano spiegato, davano una sola possibilità su 494.581.394 che i calcoli di previsione dell’impatto fossero errati. Una su 494.581.394.
Aprii l’ultima birra e pensai che l’indomani avrei dovuto procurarmi qualcosa da mangiare.
L’immagine di copertina è di William Blake e si intitola Il grande drago rosso e la donna vestita di sole.
Viviana Gabrini è scrittrice. Recita e fotografa per passione, e le piace fare la blogger. Ha pubblicato il libro I fili di Arianna per Primula Editore.
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