Non aver paura. È solo uno spettacolo



Entri in una sala di teatro avvolta nel fumo. Ad accoglierti ci sono uomini con maschere antigas che ti si parano davanti, o alle spalle. Alcuni estraggono una piccola torcia e te la puntano addosso, altri si accucciano e ti si appoggiano sulla spalla. Una voce ti dice di non lasciare il tuo posto per nessun motivo. E le immagini di morte scorrono sullo schermo. Quando non sai più se è realtà o finzione, un uomo, illuminato unicamente da uno spot, ti dice che stai per essere la cavia di un esperimento sulla paura.

E lo spettacolo comincia.

Non aver paura. È solo uno spettacolo è una commedia horror – di Eduardo Aldan; adattata da Franco Ferrini; diretta da Enzo Masci, che ha curato la regia di questa versione dello spettacolo, e Ricard Reguant, che si è occupato della regia della prima versione; produzione La Bilancia – realizzata partendo da un format già di grande successo in Spagna, Messico e Portogallo, che si basa su due aspetti fondamentali: l’interattività con il pubblico, e la gestione della paura.

A condurre gli spettatori nei meandri delle proprie fobie è la voce calda di Gianni Garko, attore nato a Zara che negli anni Sessanta diede vita al personaggio di Sartana, protagonista di vari spaghetti-western.

Il teatro ha sempre uno scopo formativo, introspettivo: e questo scopo ben si concilia alla forma ludica, anche per un pubblico adulto. Ma le risate, o la paura, sono vettori di una riflessione che si delinea man mano. Così anche qui, pur nello spazio horror della commedia inscenata, Garko ci sottopone quesiti non proprio banali, e anzi, di difficile risposta. Cosa significa “paura”? Quanto viene disumanizzata oggi la morte, quanto diventa scontata per noi, che viviamo nell’epoca “senza trauma”, mutuando una definizione di Daniele Giglioli?

Tentano di rispondere tre attori. Claudia Genolini – conosciuta al pubblico internauta e successivamente al piccolo schermo per la serie tv di fantascienza Freaks! – qui è una babysitter per caso: svogliata e stupita dalla facilità con cui ha ottenuto il lavoro, incarna i piccoli vizi della società attuale, compresa l’ingenuità nella fiducia verso il prossimo, resa possibile dalla costante connessione con l’esterno. E se invece ti trovi senza smartphone e senza chiavi?

Edoardo Frullini mette in scena l’agiofobia – la paura dei santi e delle immagini sacre – in una location anni Quaranta. Siamo in un vecchio albergo che nasconde strani fenomeni notturni. Quanto servirà all’uomo affidarsi ai rituali religiosi se poi gli stessi rituali prevedono come contraltare il diavolo  e l’inferno?

Emiliano Ottaviani – che voce, ragazzi!, e ci credo bene: è anche un bravissimo cantautore – è un vigilante notturno. L’uomo-che-non-ha-paura-di-nulla per eccellenza, ma che suo malgrado si trova a fare i conti con la fobia verso i pagliacci – la coulrofobia – può arrivare a un’isteria morbosa e a compiere atti estremamente irrazionali, se messo sotto pressione da qualcosa che non può controllare.

Il fil rouge è una sorta di mise en abyme che non ci fa sentire così tanto al sicuro: le tre storie sono legate a quelle del teatro stesso in cui sediamo, e mentre il gomitolo viene districato pian piano, Garko scioglie la vera domanda e ci svela che il segreto è proprio non aver paura.

Il perché scopritelo voi al Teatro Cinema Martinitt, in Via Pitteri 58, Milano, fino al 3 giugno 2018, il giovedì e il venerdì alle ore 21, il sabato alle ore 17.30 e alle 21, la domenica alle ore 18.

InfoTeatro Martinitt, un teatro entusiasta, che crede davvero nei nuovi talenti di casa nostra. Via R. Pitter, 58, Milano; info@teatromartinitt.it; tel. 02 36580010 – Biglietteria: lunedì 17.30-20, martedì-sabato 10-20, domenica 14-20. Ingresso: 22 euro, ridotto 16 euro.

Le immagini di scena sono gentilmente offerte dall’ufficio stampa di Teatro Cinema Martinitt.

 

Debora Borgognoni

Debora Borgognoni

Non si è ancora del tutto abituata a ossigeno e forza di gravità, ma non demorde. Morbosamente polemica, reagisce male agli sgrammaticati.

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