Al dottor P.

Un cappello, quel lasso d’ombra
mia compagna rimpannucciata non so
dove guardi eppure sento l’alone di un affetto.
Un romanzo con le falde, tutte pagine bianche
ma mosse da onde straordinarie.
Esito a sfogliarlo ho soggezione del bisbiglio
del silenzio che si affaccia, un fruscio di lenzuola
il fumo di caffè, l’odore di Marsiglia che emana grazioso l’accessorio.
Sarò per metà morto e l’incoscienza fatica a trapassare
o è stato lui – il dottore – ad innestarmi un certo occhio
da alienarmi da slanci e intemperanze.
Privo di specchi in quiete d’estasi
anche la mia consorte ha un’innocenza nuova.
Né sobbalza la mente, la scienza incerta mi fa libero.
La sfioro la nomino. L’abbraccio, mia devota.

Nota:

Poesia ispirata a L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, saggio neurologico di Oliver Sacks, prima edizione originale New York e Londra 1985 (The Man Who Mistook His Wife For a Hat), prima edizione italiana 1986, Biblioteca Adelphi.

Devo aver avuto un’aria esterrefatta. Il dottor P. invece pareva soddisfatto delle sue risposte e accennava un sorriso. Poi, evidentemente convinto che la visita fosse finita, si guardò intorno alla ricerca del cappello. Allungò la mano e afferrò la testa di sua moglie, cercò di sollevarla, di calzarla in capo. Aveva scambiato la moglie per un cappello! La donna reagì come se fosse abituata a cose del genere.

Il dottor P. era uno dei pazienti del neurologo Oliver Wolf Sacks, che, oltre a essere medico, è stato chimico, accademico e scrittore. Il suo rapporto con il mondo della malattia, da lui ampiamente esplorato, è stato tanto coinvolgente da portarlo a cercare degli squarci di luce nel telaio incantato del cervello dove quest’ultimo si presenta irrimediabilmente avulso dalla normalità, in perdite, eccessi o “trasporti”. Sacks ha voluto cogliere l’aspetto romanzesco nelle voragini invisibili di pazienti che avevano smarrito un pezzo di vita, persone un tempo anche abilissime che a un certo punto della vita avevano iniziato ad abitare un mondo remoto e sconosciuto, con dolore o incoscienza, apparente nonchalance o smarrimento. Dall’esperienza professionale, ha riportato nei suoi scritti, tanto acclamati dai lettori, storie reali quasi sotto forma di fiaba, riscattando la sofferenza con notevole capacità di identificazione.

Rita Stanzione

Rita Stanzione

In versi, prova a dare sbocco al pensiero sospeso. O anche il contrario. Su tutto, cerca la poesia per superare il senso del razionale.

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