Cronache da Sottilia 3 – Il primo incontro

In attesa che mi approvino l’iscrizione al gruppo di “Sei di Sottilia se” mi conviene fare un giro di ispezione. Tanto la connessione è moscia. Scendo dalla mia berlina, la chiudo mentre transita un signore anziano in bicicletta: pantaloncino, canottiera estiva con abbronzatura incorporata, andatura lenta, bici più vecchia di lui, tipica postura che prevede pancia che tocca il manubrio, gli immancabili zoccoli ai piedi e pedalata con il tallone, altrimenti il ginocchio tocca l’ombelico.

Si ferma, mi guarda con aria un po’ sospettosa, tanto qui sanno tutto di tutti, si conoscono dal primo all’ultimo: fiutano un forestiero a chilometri di distanza, tanto che i cani da tartufo sembrano pazienti con il raffreddore in una sala d’aspetto del veterinario. E non solo, l’individuo che non appartiene alla comunità, lo passano allo scanner peggio che in aeroporto: se hai un impianto con vite al titanio sanno che mastichi con cautela.

– Si è perso? – mi dice con un accento tipicamente dialettale con l’aria di uno che sta facendo una domanda ovvia e sta controllando la mia camicia di lino bianca, i pantaloni azzurro chiaro e il mocassino in pelle scamosciata blu.

– No, no – rispondo io, – transitavo da queste parti ed ero curioso di vedere il paese.

– Sicuro? – mi risponde come se fosse una madre che sa della caramella presa di nascosto e che l’hai nascosta sotto la lingua manco fosse un antidolorifico per il mal di testa.

– Sì, sono sicuro.

– Cerca qualcuno?

– No, nessuno, mi chiedevo se c’è un hotel per dormire e un ristorante per mangiare qualcosa.

– Perché, non ha una casa dove andare?

– Ma no, sono stanco e preferivo riposare.

– Mah… comunque qui non c’è nulla, solo un bar e l’emporio del commercio oscuro.

– Del commercio che?

– Oscuroooo, oscuroooo, è sordo?

– No, no, non sono sordo, mi ero distratto. – Ci mancava solo di passare per stupido.

– Se vuol dormire deve andare a Bruttotriste, sa dov’è?

– Sì, sì, ci sono transitato.

Mentre osservo la sua postura che lo porta a reggere il proprio peso e quello della bicicletta con il solo piede a terra, aggiungo: – Ma al di là della strada c’è un altro paese?

– Sì, San Cenino, ma non sono come noi.

– In che senso?

– In tutti i sensi, ma lei capisce quando parlo?

Questo deve essere un cugino del mio Direttore, non c’è altra spiegazione.

– Comunque io mi chiamo Solo.

– Io no!

Mi guarda, rimette il tallone sul pedale e se ne va piano piano con l’andatura da biscia ubriaca.

Io guardo in alto e maledico il giorno in cui ho deciso di fare il giornalista, e pensare che mamma mi voleva impiegato in banca…

 

 

Fine terza puntata

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Redazione

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